Dal deserto al giardino
Il sepolcro vuoto fonda la nostra fede. Credere in Cristo risorto significa credere che la vita e l’amore hanno l’ultima parola, e questo trasforma il nostro modo di vivere e di amare.
Abbiamo iniziato il cammino quaresimale, nella prima domenica, in un deserto. Lo concludiamo in un giardino, nel quale – stando al racconto di Giovanni – Gesù viene deposto in un sepolcro nuovo. Qui Maria di Magdala lo va a cercare e, non trovandolo, corre da Pietro e dal Discepolo amato ad annunciare un’assenza. Eppure, in quel sepolcro vuoto, il Discepolo che Gesù amava saprà vedere altro: «Vide e credette».
Il verbo “vedere” caratterizza tutti e tre i personaggi del racconto. Nel greco di Giovanni risuona però con tre modalità diverse. Per Maria c’è il verbo blépo, che esprime il vedere più immediato, quello degli occhi corporei. Il vedere di Pietro è theoréo: un osservare attento, che si interroga e cerca il senso. Per il Discepolo amato, quando entra nel sepolcro, il verbo diventa oráo: il suo è il vedere della fede, che non si arresta all’apparenza superficiale, ma penetra il senso profondo dei segni che osserva. Celebrare la Pasqua chiede anche a noi di tenere insieme i due verbi: credere e vedere. Non si tratta solo di credere, ma, credendo, di diventare capaci di vedere i segni del Risorto nella storia. Allora il deserto tornerà ad essere un giardino!
d. Luca Fallica, Abate di Montecassino
La Pasqua e la domenica
Mentre celebriamo in questo giorno di Pasqua il vertice dell’anno liturgico, è bello ricordare come ogni domenica sia, nella sua essenza più profonda, una “piccola Pasqua”. Non è solo un giorno di riposo o un residuo di un passato che fu cristiano, ma il cuore pulsante del tempo. È il memoriale settimanale del sacrificio e della risurrezione di Cristo, il fondamento della nostra fede. Senza la risurrezione, come afferma san Paolo, vana sarebbe la nostra fede.
La domenica è il perenne ricordo che il Signore ha spezzato le catene della morte, ha vinto il peccato e ha inaugurato un nuovo inizio per l’umanità.
Partecipare all’Eucaristia domenicale non è un semplice obbligo, ma il modo per entrare attivamente in questo mistero. Nell’assemblea riunita, nell’ascolto della Parola e nella frazione del Pane, noi diventiamo contemporanei dell’evento pasquale. La Messa è il luogo dove il tempo umano e il tempo di Dio si incontrano, dove la vittoria di Cristo diviene presente e operante nella nostra vita oggi. In questo senso va ricordato che per il cristiano la domenica non è semplicemente un giorno del weekend, perché se è vero che segna la chiusura di una settimana, che santifica e redime, è anzitutto l’inizio della settimana. Ogni nuova settimana, che si apre alla luce di Cristo risorto, è quindi per il cristiano l’offerta costante di una possibilità di conversione, di gioia e di pace.
Tra i molti autori cattolici che hanno saputo cogliere la bellezza di questo giorno, il francese Georges Bernanos ci ha lasciato pagine indimenticabili sul senso del sacro nella vita ordinaria. In Diario di un curato di campagna, la celebrazione eucaristica diventa il centro vitale del paese, il luogo dove le miserie e le gioie umane si intrecciano con il divino. Il suo giovane parroco trova proprio nella santa Messa, specialmente nella domenica, la fonte della sua forza e la ragione della sua speranza contro ogni disperazione.
È proprio così: è nell’Eucaristia, che si celebra ogni domenica, che la comunità tiene viva la fiamma della fede.
Lasciamoci quindi conquistare dalla gioia e dalla luce di questo giorno di festa per essere testimoni gioiosi della risurrezione, portando nel mondo la luce che abbiamo incontrato nell’assemblea liturgica. Buona Pasqua, oggi e ogni domenica!
don Pietro Roberto Minali, ssp

