Decine di italiani bloccati a Machu Picchu
di Massimiliano Ferrara
Il caos che in questi giorni sta sconvolgendo il Perù coinvolge anche gli italiani presenti.
Dopo il blocco, a causa delle proteste, del servizio ferroviari bloccati a Machu Picchu con centinaia di turisti stranieri.
Sono circa 800 i turisti bloccati nell’area di Machu Picchu, secondo dati forniti dalle autorità municipali, mentre proseguono le manifestazioni contro la destituzione e l’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo, che hanno provocato finora nove vittime in tutto il Paese.
Fonti diplomatiche italiane hanno detto all’ANSA di avere notizia di varie decine di cittadini italiani presenti nel Paese, e che si stimano tra 30 e 40 le persone che transitavano in questi giorni nella regione di Cusco e Machu Picchu e che sono rimaste bloccate nella zona. Tra questi anche quattro ragazze bloccate da martedì a Checacupe, nell’area di Cusco, considerata una delle zone più calde della protesta. A rendere il tutto ancora più complesso è la chiusura provvisoria dell’aeroporto internazionale di Cusco, per ordine delle autorità dati i disordini anche nelle vicinanze dello scalo.
Sul fronte politico e giudiziario, un plenum del Parlamento ha discusso sull’anticipo delle elezioni generali, mentre un tribunale per le indagini preliminari esaminerà una richiesta della Procura generale di mantenere l’ex presidente Pedro Castillo in custodia cautelare per 18 mesi.
José Williams, il presidente del Parlamento, ha annunciato la proroga del periodo legislativo fino al 28 febbraio per continuare a discutere la proposta di elezioni anticipate al 2023. “Uno strataggemma” per l’opposizione che teme che il vero motivo sia il mantenere il potere fino al 2024.
L’ex presidente Castillo ha chiesto da parte sua l’intervento della Commissione interamericana dei diritti dell’uomo (IACHR) e dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) contro l’ipotesi che un tribunale accetti nei suoi confronti la richiesta di custodia cautelare di 18 mesi. “Oggi tornano a minacciare la mia libertà con una richiesta di 18 mesi di custodia cautelare”: le dichiarazioni di Castillo, via Twitter, quindi l’appello “alla Commissione interamericana per i diritti umani di intercedere per i miei diritti e per quelli dei miei fratelli peruviani che chiedono giustizia”.

