Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati
Il vero discepolo è chi sa gestire non solo i beni terreni, ma soprattutto le cose di Dio.
Siamo chiamati a usare i doni ricevuti per il bene comune, per costruire un mondo più fraterno e giusto.
Oggi è la Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.
La Parola, oggi, è un appello forte a non lasciare che il denaro, la finanza e ogni forma di arricchimento personale abbiano il sopravvento sull’attenzione ai poveri. Il profeta Amos chiede un netto rifiuto di ogni atteggiamento o parola che calpesti il povero e opprima gli umili (I Lettura). Le raccomandazioni dell’apostolo Paolo a Timoteo sono un richiamo a non escludere nessuno dal nostro cuore (II Lettura). La parola “tutti” torna come un ritornello.
Bisogna pregare «per tutti gli uomini»; perché Dio «vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità»; lo vuole a tal punto da darci il suo Figlio che «ha dato sé stesso in riscatto per tutti». Il Vangelo è un invito alla scaltrezza. È scaltro colui che capisce che i tempi sono brevi e bisogna essere solleciti nell’agire. E il Vangelo ci dice come: con la cura verso chi si trova in qualsiasi forma di povertà. Se avessimo la scaltrezza di chi lavora nella finanza oggi! Non solo per il nostro benessere, ma per adoperarci per chi soffre. Saranno, infatti, i poveri che avremo amato i nostri veri amici e saranno loro ad accoglierci in cielo.
fr. Antoine-Emmanuel, Frat. Monast. de Jérusalem – Vézelay FR
Amministrare la giustizia praticando la misericordia
La Chiesa ha preso coscienza da tempo del fatto che alcuni ambiti dell’impegno umano sono più affini alla missione di Gesù rispetto ad altri. Così, per esempio, il mondo della sanità, teso alla cura e alla guarigione, e quello della formazione, finalizzato alla realizzazione delle potenzialità che Dio ha concesso a ciascuno per il bene di tutti.
Tra questi ambiti rientra pienamente anche quello della giustizia. I protagonisti in questo campo, poi, sono tra i più vari: abbiamo coloro che, a vario titolo, sono chiamati ad amministrare e a far ottenere giustizia, come giudici e avvocati, abbiamo settori dell’amministrazione dello Stato che ne supportano l’azione, come le forze dell’ordine, ma abbiamo anche coloro che “chiedono” giustizia, e ai quali, in nome di Dio, questa giustizia dev’essere resa: sono, per esempio, gli imputati nei processi penali, le vittime dei reati, le vittime di presunti torti o, ancora, chi cerca protezione da uno Stato a volte troppo invadente. E non dobbiamo dimenticare i carcerati ai quali, colpevoli o no, dev’essere sempre garantito un trattamento degno di una società che si reputa civile e giusta. Il Giubileo degli Operatori di Giustizia ci ricorda che la giustizia sta alla base della società civile e della pacifica convivenza tra i popoli: per questo è campo privilegiato d’azione per la testimonianza cristiana. Papa Francesco, nella Bolla d’Indizione del Giubileo 2025, Spes non confundit (n. 25), ricordava come la giustizia caratterizzerà l’esistenza in quei “cieli nuovi e terra nuova” che saranno inaugurati alla fine dei tempi (2Pt 3,13). Ne consegue che ognuno deve praticare la giustizia fin d’ora; lo esige la nostra somiglianza con Dio. “Dare a ciascuno il suo”, come a volte si dice, è una cosa che va sempre temperata dalla misericordia, il cui modello di riferimento è Cristo, che nell’ora della passione e della croce ci rivela la vera natura dell’amore di Dio per noi. Sulla croce la giustizia di Dio si manifesta nella sua misericordia. In Cristo crocifisso siamo stati amati e perdonati mentre, ci ricorda l’apostolo Paolo, «eravamo ancora peccatori» (Rm 5,6).
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