Ecco l’Agnello di Dio
Giovanni Battista indica Gesù come “agnello di Dio”. Riconosciamolo anche noi, oggi, presente nell’Eucaristia; portiamolo al mondo con la nostra testimonianza. Oggi inizia la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).
Dopo il tempo del Natale, che ci ha presentato Gesù nella debolezza dell’infanzia, la Chiesa ci fa comprendere che colui che è venuto per noi è il nostro Redentore. Le parole di Isaia riconoscono al Messia la missione di portare la salvezza fino all’estremità della terra (I Lettura). Gesù è il Salvatore, “luce delle nazioni” e centro della storia che bisogna accogliere se non si vogliono cogliere gli amari e spiacevoli frutti del disordine, dell’infelicità e del dispiacere. Giovanni Battista lo addita ai suoi discepoli indicandolo come l’agnello di Dio, il vero agnello che con la sua morte realizzerà la redenzione per tutta l’umanità, e invita a seguirlo perché su di lui è sceso lo Spirito Santo (Vangelo) segno dal quale lo ha riconosciuto come mandato da Dio. È lui che toglie il peccato del mondo, è cioè colui che con la sua libertà si offre in sacrificio perché ogni uomo sia liberato dal peccato: la lontananza da Dio, l’autosufficienza e la cecità spirituale. Chi, con Cristo, vince il peccato trova grazia e pace nel Signore, e diventa santo per chiamata (II Lettura) per portare l’amore, la gioia e la giustizia al mondo e ai fratelli.
don Donato Allegretti
«Uno solo è il corpo, uno solo lo Spirito, una sola la speranza» (Ef 4,4)
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani quest’anno ha come tema l’unità del corpo di Cristo e si ispira al testo paolino di Efesini 4,4. L’unità, che non è uniformità ma comunione, pur nelle diversità, è voluta da Dio e in quanto tale è riflesso dell’amore trinitario e fondamento della missione della Chiesa. Il materiale preparato per l’animazione della Settimana è opera della Chiesa apostolica armena, in collaborazione con le Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Le preghiere attingono in buona parte a tradizioni millenarie, inclusi inni del IV secolo, evidenziando una fede viva e condivisa.
L’unità è centrale nelle Scritture: dall’invito all’amore (Lv 19,18), alla preghiera di Gesù (Gv 17,21), fino agli insegnamenti paolini sulla Chiesa come corpo di Cristo. Questa unità è possibile perché è lo Spirito Santo che unisce i credenti oltre i confini culturali, orientandoli alla speranza comune: la salvezza. La Chiesa armena, con la sua storia di martirio e con la sua liturgia, testimonia con la sua unità vissuta, pur nella prova, che l’unità è possibile, e invita tutti i cristiani a superare le divisioni. L’appello è a vivere questa unità come testimonianza concreta dell’amore di Cristo nel mondo.

