Elementa alla Certosa di Trisulti
Ceramiche di Riccardo Monachesi nella Certosa di Trisulti.
Un percorso di 26 installazioni composte da oltre 400 pezzi realizzati a partire dal 1990, alcuni pensati appositamente per dialogare con gli ambienti della Certosa, condensa la tematica di Riccardo Monachesi, nell’ambito del programma di arte contemporanea della Direzione Regionale Musei Lazio che gestisce il complesso monastico dal 2019.
La ceramica, mezzo espressivo peculiare di Monachesi, assume forme e significati, occupando spazi e suggerendo rimandi alla storia del luogo, anche in ambienti aperti per la prima volta al pubblico.

L’esposizione, a cura di Simona Ciofetta, si inserisce nel contesto dell’iniziativa della Direzione Regionale che promuove la relazione tra i suoi siti museali e l’artista, qui chiamato a interpretare lo spirito del luogo con opere che instaurano un rapporto diretto con la sede monumentale, la sua storia e la sua memoria, sia negli spazi architettonici interni quali la chiesa e l’antica farmacia, sia negli spazi esterni dei chiostri e dei giardini.
Una mostra diffusa, che invita alla visita della Certosa (Monumento Nazionale dal 1890), seguendo il fil rouge di contaminazione e valorizzazione, nella continua scoperta della bellezza mistica ed esoterica di un luogo dedicato alla preghiera e alla cura della salute, che entra in vibrazione con opere contemporanee in cui matericità e cromia veicolano una suggestione.
Dal latino “tres saltibus” (tre salti), il toponimo Trisulti indicava il castello Colonna che dominava i tre valichi verso l’Abruzzo, Roma e la fascia meridionale del Regno Pontificio. In un luogo di eremitaggio sui Monti Ernici, il benedettino San Domenico di Sora intorno all’anno Mille fondava il monastero di San Bartolomeo e la natura integra e selvaggia della Selva d’Ecio invitava i monaci a raccogliere le erbe medicinali del sottobosco. Nel 1204 Papa Innocenzo III donava il territorio intorno al monastero ai certosini che vi erigevano un cenobio.

Oltrepassato il portone d’ingresso della Certosa si è sopraffatti dall’eco lontana del silenzio dei monaci del chiostro che vivevano in solitudine staccati dalla comunità monastica.
Scendendo la cordonata, ecco a destra la peschiera in cui sono collocati gli Pneumi che evocano il respiro della natura, poi gli orti da cui penzolano decine di Conchiglie policrome tra le quali si incanala la voce del vento: esposte nell’ambasciata italiana a Santiago del Cile come forma devozionale di pellegrinaggio, tornano a Trisulti sulla via di San Benedetto.
A sinistra il giardino all’italiana con siepi di bosso sagomate con l’arte topiaria, un tempo orto botanico dei certosini, da cui si accede all’antica farmacia, con due giganteschi Semi colorati che introducono all’idea di prosperità. Lo scrigno delle meraviglie dell’antica farmacia con gli arredi settecenteschi di Giuseppe Kofler è espressione dell’attività prevalente nella Certosa, dove lo speziale riceveva il postulante informandosi sui sintomi che accusava, poi preparava il rimedio naturale con le essenze conservate in vasi di ceramica e scatole di faggio contrassegnate da etichette. La secolare tradizione erboristica si conclude nel 1947 quando i cistercensi di Casamari musealizzano la farmacia. Anche qui Monachesi pone due grandi Pneumi, scaturiti dalla suggestione vegetale delle radici delle mangrovie, elementi cavi realizzati con la tecnica a colombino in cui la creta cade sotto il proprio peso e la forma cristallizza il movimento.

Nella corte con la fontana settecentesca si fronteggiano la chiesa e il palazzo di Innocenzo III, che vi soggiornava per sottrarsi al caldo di Anagni, oggi Biblioteca Nazionale che conserva oltre 36.000 volumi e le ricette prodotte nel corso del tempo che, analizzate con i criteri della moderna farmacologia, risultano tuttora valide, soprattutto nelle malattie femminili.
Nella chiesa abbaziale l’iconostasi divide la navata in due parti. In quella presbiteriale con coro ligneo cinquecentesco, pregevoli leggii girevoli traforati fronteggiano gli stalli occupati da silenziose sculture che nel corso della fusione della ceramica hanno assunto spontaneamente una sghemba forma cubica. Sugli altari degli ambienti laterali altri maestosi Pneumi.
Una collezione di rossi papaveri e una serie di formelle che nella cromia si esprimono come ideogrammi componendo pensieri, immettono nel chiostro grande, sul cui muro le dimensioni auree delle formelle di una suggestiva Via Crucis sono un rimando alla classicità, in una forma espressiva astratta in cui il colore vira dall’azzurro al grigio. I Disassi, composizioni di formelle fuori asse in cui emerge la predilezione di Monachesi per il blu persiano, sono le Costellazioni, i dittici e i trittici, la firma dell’artista in alfabeto Morse, la sillabazione metrica di un verso poetico, che nell’insieme creano una sorta di bugnato parietale.

Nel refettorio, Monachesi colloca vasi che rimandano alle nature morte di Giorgio Morandi, nella sala capitolare una colonna trafitta da frecce è simbolo architettonico e stilizzazione del martirio di San Sebastiano, attorniata dalle Carte che ne recano le tracce quali altrettanti sudari. Nel chiostro piccolo che ospita il cimitero l’artista appone orme in oro e argento a ricordo dei tanti che lì sono passati. Nelle bianche celle dei monaci una ondeggiante composizione di ali rimanda alle ali del gruppo scultorei di Amore e Psiche di Canova, mentre una serie di cornici prive di specchi instaura una dialettica sobria con l’assenza di vanità nel luogo.
Le opere di Monachesi sono spesso composte da più pezzi, da cui il titolo Elementa, che l’autore stesso varia come componesse con caratteri tipografici una pagina stampata, in cui ogni elemento ha un significato proprio ma ne assume altri nelle composizioni multiple, come i Cubi o i Titoli.
La ricerca tecnica dell’uso della ceramica coniuga il processo creativo con la casualità derivante dall’essenza stessa della creta, cedevole e reattiva che assume forme e cromie spontanee, sintesi tra l’azione dell’uomo e la risposta della materia.
Il catalogo della mostra è edito dalla Direzione Regionale Musei Lazio e contiene le introduzioni di Elisabetta Scungio e di Ursula Piccone, il saggio critico di Simona Ciofetta e le schede di tutte le opere esposte, un dialogo tra curatrice e artista e gli apparati bio-bibliografici.
ELEMENTA di Riccardo Monachesi, Certosa di Trisulti, Collepardo (Frosinone), fino al 28 settembre 2024.
Orari: 10:00 – 13:30, 14:30 – 18:00. Ingresso gratuito.

