Essere sale, essere luce
Il discepolo è luce e sale. Vivendo con coerenza e carità nella quotidianità si è segno credibile di fede che illumina e sostiene gli altri.
L’ umiltà è il filo conduttore delle letture. Isaia ricorda che solo chi cammina umilmente davanti a Dio conoscerà le sue benedizioni. Il Vangelo invita i discepoli ad essere sale, luce e lampada. Il sale non ha sapore di per sé ma, sciogliendosi nel cibo, ne esalta il gusto. La luce non illumina sé stessa, ma fa luce su persone e cose: non si fa vedere, ma “fa vedere”. Dunque, il sale dà sapore e gusto alle pietanze, la luce illumina e la lampada diffonde la luce. Molti vivono una vita senza senso e senza prospettive alte e belle. Cercano il “sale” in esperienze e persone che li svuotano ancora di più. Essere sale significa dare sapore e senso alla vita trovando in Gesù la meta e il fine.
Essere luce e lampada significa brillare della luce di Dio e illuminare gli altri testimoniando la bellezza e la forza che vengono dal Signore. Essere sale e luce è un obbligo per chi vuol essere discepolo: il sale che perde sapore viene gettato e calpestato; la lampada non va nascosta, ma posta in alto affinché illumini attorno a sé. Anche san Paolo parla di umiltà perché giunge a Corinto armato solo del Cristo crocifisso, certo che la potenza di Dio si manifesta nella sua debolezza.
don Antonio Sozzo
Comunicare con la “lettera” fa parte delle relazioni umane. Come le lettere di oggi – sia quelle scritte a mano (ormai sempre meno) sia quelle via e-mail – che si presentano con una forma ormai consolidata (destinatario, motivo dello scritto, formule di saluto), anche le lettere di Paolo rispecchiano questa medesima struttura. Egli però apporta alcune modifiche, dando risalto a due particolari sezioni: quella dottrinale, che mostra il contenuto della fede cristiana e quella esortativa, che orienta il comportamento dei destinatari di questi suoi scritti.
Queste sono le lettere dell’apostolo Paolo (tra parentesi l’anno attribuito della loro composizione): Lettera ai Romani (57), Prima lettera ai Corinzi (53/54), Seconda lettera ai Corinzi (55/56), Lettera ai Galati (50/55), Lettera agli Efesini (60), Lettera ai Filippesi (54/55), Lettera ai Colossesi (60), Prima lettera ai Tessalonicesi (50: è il primo scritto del cristianesimo), Seconda lettera ai Tessalonicesi (51/52), Prima lettera a Timoteo (65/66), Seconda lettera a Timoteo (67), Lettera a Tito (66), Lettera a Filemone (54/55). La Lettera agli Ebrei (scritta prima dell’anno 70) non è ritenuta di Paolo. Pur essendo degli scritti occasionali, che rispondono a situazioni concrete in cui si trovano i destinatari o le loro comunità (difficoltà, crisi, divisioni, scandali), Paolo le arricchisce tracciando le linee portanti della fede cristiana, che avranno ampio sviluppo nella vita della Chiesa e nella riflessione teologica.
Le lettere di Paolo raggiungono oggi anche le nostre comunità cristiane, alle prese con crisi, divisioni e chiusure reciproche. Quando nelle letture della messa si legge un brano tratto da queste lettere sentiamo ancora l’eco della vita di queste comunità che ne sono state le destinatarie, come pure delle loro difficoltà e della loro fede. Ma sperimentiamo anche l’attualità della predicazione di Paolo e l’efficacia della sua comunicazione.
don Primo Gironi, ssp, biblista

