Francesca Innocenzi … Quando in famiglia si respira poesia
La poetessa marchigiana Francesca Innocenzi si racconta e ci svela l’amore per la poesia di suo padre Luciano.
“Ho avuto modo di leggere le poesie di mio padre per la prima volta a quindici anni, nel 1995, quando fu pubblicata la sua prima raccolta. Quel libro, intitolato Nel canto della civetta, mi piacque molto e lo tenni per anni sotto il comodino della mia cameretta. Il suo verso, frutto di un’accurata ricerca lessicale e formale, che non prescinde dalla musicalità, è stato per me un grande esempio. Ancora oggi la mia idea di poesia rimane questa”…
La poesia è capace di spargere semi che vedono fiorire giardini di parole a distanza di anni.
Canto del vuoto cavo è l’ultima silloge di sessanta liriche secondo lo schema dell’haiku e delle sue varianti (doppio haiku e tanka) che Francesca Innocenzi ha pubblicato di recente (Transeuropa, 2021).
La metrica fa da contenitore alle variegate realtà umane e ai vuoti che le attraversano: solitudini individuali e collettive, voragini agorafobiche, derive sociali, ma anche spazi interiori inesplorati e fertili. Così il vuoto diventa canto attraverso la trasversalità dei codici linguistici, a partire dalle lingue antiche, per scoprire pienezza di senso oltre ogni vincolo temporale.
Francesca Innocenzi è laureata in lettere classiche e dottore di ricerca in cultura di età tardoantica, ha ideato e dirige il Premio letterario Paesaggio interiore e attualmente insegna nella scuola secondaria di secondo grado.
Ha pubblicato numerose opere letterarie fra cui la raccolta di prose liriche Il viaggio dello scorpione (2005); la raccolta di racconti Un applauso per l’attore (2007); le sillogi poetiche Giocosamente il nulla (2007), Cerimonia del commiato (2012), Non chiedere parola (2019); il saggio Il daimon in Giamblico e la demonologia greco-romana (2011); il romanzo Sole di stagione (2018). Ha diretto collane di poesia e curato alcune pubblicazioni antologiche, tra cui Versi dal silenzio. La poesia dei Rom (2007); L’identità sommersa. Antologia di poeti Rom (2010); Il rifugio dell’aria. Poeti delle Marche (2010). È redattrice del trimestrale di poesia «Il Mangiaparole».
F.I. afferma che condividere in famiglia la passione per la poesia è una bella occasione di crescita, anche quando emergono alcune diversità caratteriali.
Molti si ritroveranno nelle sue parole: “Mio padre solitamente mi rende partecipe subito di ciò che scrive, mentre io tendo a tenerlo per me, così che lui lo legge solo se e quando viene dato alle stampe. Ciò conferma la mia convinzione che la scrittura è innanzitutto un canale per conoscersi meglio”.
Anche la lettura per Francesca Innocenzi è fondamentale, le sue parole ci esortano leggere buona poesia per nutrirsi e ritrovare armonia.
“Leggere aiuta a dare una forma a sensazioni ed emozioni volatili. Certamente se non leggessi sarebbe molto più difficile scrivere, in poesia come in prosa”.
La vera poesia per la poetessa jesina scaturisce da un felice incastro, che non succede spesso, tra la percezione, l’emozione e il pensiero. È un equilibrio arduo, spesso fulmineo, che quando sopraggiunge lo stai già perdendo. Per questo non è facile nemmeno per i grandi poeti mantenersi allo stesso livello dei loro capolavori. Premesso ciò, le fonti d’ispirazione possono essere infinite, dentro e fuori di noi.
da Canto del vuoto cavo
Di tanta fuga
una pietra rovente
tornata al nulla.
Fosti il caso
puro, sbalzo sommesso
di traiettoria

