Giocando si impara (e si riduce lo stress)
I numeri delle ricerche.
Si gioca per divertimento, ma anche per stare bene, per imparare cose nuove, per ridurre lo stress.
È quello che emerge da diverse ricerche, universitarie e non solo, condotte in giro per il mondo sul settore gaming e sul suo pubblico.
Il risultato, incredibile, è che quello che emerge è il profilo di un’attività altamente performante e utile, non solo semplicemente divertente.
Come si legge su Gamingreport.it, ad esempio, i videogame possono avere benefici sulla salute mentale dei giocatori.
Lo ha evidenziato la Nihon University di Tokyo che in un articolo pubblicato su Nature Human Behaviour ha analizzato i risultati di una ricerca condotta su quasi 100 mila persone.
Il risultato più sorprendente è quello legato al benessere mentale, soprattutto nell’era post Covid, che il gaming è in grado di attivare.
Pete Etchells, professore di comunicazione scientifica e psicologia all’università di Bath Spa, è entrato poi nello specifico sottolineando come la Nintendo Switch abbia risultati positivi soprattutto tra la popolazione femminile, mentre la Play Station 5 tra quella maschile.
Una tesi confermata anche da Mike Cook, docente di informatica al King’s College di Londra, che si è soffermato sulla questione anagrafica, sottolineando come i videogiochi abbiano benefici rilevanti non solo per i bambini ma anche per gli adulti.
Apprendimento e salute mentale ma anche benessere e riduzione dello stress.
Lo afferma un sondaggio condotto dalla TheEsa.com, la Entertainment Software Association, che ha coinvolto 13 mila videogiocatori in 12 paesi.
Nel nostro, risulta che 7 italiani su 10 ritengono che i videogiochi siano un efficace strumento per combattere lo stress, mentre il 58% dei partecipanti ha dichiarato che i videogiochi contribuiscono a ridurre l’ansia e infine il 45% ha sottolineato come possano alleviare la solitudine.
I dati della ricerca relativi all’Italia evidenziano anche che il 70% degli utenti considera il gaming stimolante per la mente, il 78% lo vede come un modo per connettere diverse persone e il 75% afferma che crea esperienze accessibili a chi ha abilità diverse. Risultati, questi, che mettono l’accento sul ruolo crescente dei videogiochi come strumento di benessere sociale e psicologico.
Un aspetto da non sottovalutare vista la grandezza dell’industria del gaming in Italia, un segmento che vanta 13 milioni di utenti e un giro d’affari miliardario.
Sempre nella ricerca di Esa si legge come il gioco aiuti ad affrontare le sfide di tutti i giorni e quasi la metà degli intervistati dice che giocare lo aiuta a sentirsi felici.
Giocare permette poi di rinforzare o di acquisire skills e attitudini: i videogame possono aiutare la creatività secondo il 69% degli utenti, possono agevolare il lavoro di squadra, stimolare la flessibilità e affinare le competenze linguistiche.
È per questo che i videogame vengono sempre di più utilizzati anche in ambito scolastico.
Il gioco è infatti un fondamentale strumento di apprendimento per i bambini, poiché stimola la motivazione e la perseveranza, favorendo il raggiungimento di obiettivi.
Molte scuole stanno sviluppando percorsi di gamification, dal momento che diverse ricerche hanno dimostrato l’efficacia dei videogiochi nell’apprendimento e nello sviluppo delle funzioni esecutive, integrando elementi ludici in contesti educativi per rendere l’apprendimento più coinvolgente.
Un fenomeno che non è solo tecnologico e di intrattenimento, ma che è veramente totale, vasto ed eterogeneo.
Il tutto sottoforma di gioco.

