I Castelli Romani
I Castelli Romani luogo di villeggiatura di Principi e Papi tra laghi e colli
Nel territorio dei Colli Albani abbracciato dalla via Appia e dalla via dei Laghi, natura, storia, arte e buona tavola si fondono tra ville romane, palazzi medievali, rinascimentali e barocchi, residenze estive di principi e papi e fraschette dove gustare piatti tipici della cucina povera e la porchetta di Ariccia accompagnati dal vino bianco locale.
Sono i cosiddetti Castelli Romani, cittadine disseminate sui Colli Albani dell’antico Latium Vetus, meta storica delle gite ‘fuori porta’ degli abitanti della capitale in cerca di aria pulita e buona gastronomia.
Il toponimo deriva dalle fortificazioni feudali innalzate dalle famiglie Savelli, Annibaldi, Orsini, Colonna, sorte a ferro di cavallo sulle propaggini dell’antico Vulcano Laziale che, collassando, aveva dato origine a Monte Cavo e ai bacini lacustri di Nemi e Albano. I ritrovamenti archeologici lungo le antiche strade che collegano quest’area alla capitale, via Appia, via Tuscolana e via Anagnina testimoniano la presenza di ville e luoghi di sosta, divenuti castelli nel Medio Evo.

Da Roma, attraversando il Parco Regionale dell’Appia Antica, imboccando la panoramica Via dei Laghi si giunge a Marino, feudo dei Colonna, accolti dalla Fontana dei Mori fatta edificare in tufo nel 1632 dalla cittadinanza per commemorare la vittoria delle flotte cristiane di Marcantonio II Colonna nella battaglia di Lepanto del 1571 contro i Turchi, con la deportazione di schiavi. La sagra dell’uva, retaggio delle feste carnascialesche medievali e rinascimentali, la prima domenica di ottobre, vede sfilare carri allegorici tra i festoni di tralci che addobbano tutta la città fino al ‘miracolo pagano’ del vino che sgorga dalle cannelle della Fontana dei Mori, con cui accompagnare bucatini all’amatriciana o gnocchi alla romana, pollo coi peperoni, puntarelle con le alici e ciambelle al mosto.
Proseguendo, si costeggia lo specchio d’acqua su cui si riflette Nemi, il più piccolo comune dei Castelli Romani dominato da palazzo Ruspoli, incastonato nel bosco (nemus) sacro alla dea Diana. Nel Museo della Navi sono conservati i modelli delle due famose imbarcazioni provenienti dalla villa dell’imperatore Caligola, recuperate nelle acque del lago nel 1930 e bruciate dai nazisti. Rinomata località di coltivazione delle fragole di bosco, vi si svolge la sacra nella prima domenica di giugno. Da provare i saltimbocca o le lumache a San Giovanni, le verdure in cazzimperio e un gustosissimo cestino di profumate fragoline di bosco, vanto locale.

Con una piccola deviazione si raggiunge Lanuvio, il più antico del borghi castellani, sede del culto a Giunone Sospita (Salvatrice). Nelle segrete di Palazzo Colonna (casa natale di Marcantonio) è allestita fino a settembre la mostra internazionale, che documenta gli scavi di fine Ottocento di Lord Savile Lumley al Santuario di Giunone Sospita, dove sono esposti i reperti appartenenti al gruppo scultoreo di Licinio Murena finora diviso tra il Museo Civico Lanuvino, il Leeds City Museum e il British Museum. Nel 2012 in località Pantanacci tra Genzano e Lanuvio, gli scavi seguiti a un’indagine del Gruppo di Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, hanno permesso il recupero di oltre mille ex voto e vasellame databili tra il IV e il III-II sec. a.C. esposti in una sala nel borgo medievale di Lanuvio. Il sito era identificato da una stipe votiva collocata in un antro naturale nel bosco dell’ager lanuvinus.
Dirigendosi a ovest verso l’Appia ecco Ariccia, feudo dei Chigi, interamente ricostruita dal genio di Gian Lorenzo Bernini che progettò la Collegiata e il grandioso palazzo ducale edificato sul castello medievale dei Savelli. Il complesso è fronteggiato dalla chiesa di Santa Maria Assunta che si ispira al Pantheon. Prima stazione di posta sull’Appia, fu meta del Grand Tour, visitata da importanti artisti che alloggiavano nella Locanda Martorelli che si affaccia su Piazza di Corte, i cui affreschi del pittore polacco Taddeo Kuntze che illustrano la storia mitologica del paese costituiscono un manuale pittorico della storia mitologica aricina. Nelle tipiche fraschette, le coppiette di cavallo o maiale e la porchetta esigono un buon bicchiere di vino rosso Doc Castelli romani o Colli Albani, o Colli Lanuvini.

Il tour riparte verso Albano Laziale, l’antica Alba Longa, la cui struttura viaria conserva lo schema dei Castra Albana, accampamento fortificato risalente a Settimio Severo destinato ai legionari reduci della guerra contro i Parti. Interessanti i resti archeologici di epoca romana.
Proseguiamo per Castel Gandolfo, uno dei borghi più belli d’Italia e residenza estiva dei papi nel Palazzo Apostolico commissionato a Maderno da papa Urbano VIII Barberini, con l’ingresso sulla piazza ornata dalla fontana del Bernini, sullo sfondo del lago di Albano, originato dall’unione di due crateri vulcanici. Sulla via principale merita una visita La Musa Mosaici, laboratorio di mosaico artistico dove la tradizione è valorizzata dalla creatività in prodotti di arredamento o di arte sacra realizzati con marmi, travertini, graniti e paste vitree. Numerose le trattorie dove mangiare piatti tipici quali spaghetti cacio e pepe o la carbonara, abbacchio alla cacciatora o costarelle alla brace, fagioli con l’osso di prosciutto e una fetta di pampepato o pangiallo.
Il terreno vulcanico e drenato dei Castelli oltre che regalare sapidi vini, è particolarmente favorevole anche alla coltivazione dell’ulivo.
Come scoprire i Castelli Romani con un approccio commisurato ai propri ritmi, che si differenzi dai movimenti dei viaggi di gruppo?
Rispondono a queste esigenze i tour “Castelli Romani Let’s Go!” con la formula hop-on hop-off, ormai nota nelle grandi città ma mai applicata finora ad un distretto territoriale turistico. Curata dal tour operator Don’t Stop Me, di Marco Benazzi, e promosso dalla DMO Castelli Romani di cui il tour operator è partner, si sta dimostrando un valido mezzo per collegare tra loro alcune tra le località più note del territorio.

Il tour dei Castelli Romani dall’itinerario personalizzabile, e certificato ad impatto zero attraverso programmi di compensazione, parte da Piazzale Appio (fermata Metro San Giovanni) e permette ai visitatori di personalizzare la loro esperienza di visita attraverso fermate a richiesta secondo tappe prestabilite, per visitare le principali attrazioni della destinazione: borghi medievali, palazzi nobiliari, percorsi sotterranei e catacombe, laghi vulcanici e percorsi naturalistici, fruire della ricca enogastronomia nelle cantine vinicole, trattorie e ristoranti o street food. Il tour promuove anche attività di artigianato locale e le numerose sagre organizzate dai comuni per vivere un’esperienza veramente autentica e radicata nel tempo.
Dopo ogni fermata, il mezzo prosegue e torna dopo circa 2 ore per passare alla fermata successiva; durante queste soste i visitatori possono personalizzare la loro tappa (della durata di 2 ore circa ognuna) con visite, attività ed esperienze esclusive. Due gli itinerari attuali.
Partenza sabato con fermate a Frascati, Grottaferrata, Marino, Castel Gandolfo e Castel Gandolfo lago.
Partenza domenica fa sosta ad Albano Laziale, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Nemi e Castel Gandolfo.

La DMO (Destination Management Organization) Castelli Romani è un’associazione pubblico-privata che opera per la promozione turistica dei Castelli Romani. La parte pubblica è rappresentata dal Consorzio SCR (Sistema Castelli Romani, formato dai 17 Comuni del territorio), mentre fanno parte dei partner privati gli operatori della filiera turistica che sostengono il progetto.
https://www.letsgotour.it/tourdeicastelliromani
Porchetta di Ariccia e Coppiette di cavallo o maiale
La porchetta di Ariccia è un prodotto Igp
Femmina giovane di suino, disossata, aromatizzata con sale, pepe nero, rosmarino e aglio, legata, infilata nello spiedo e cotta in forno (fino a 8 ore), irrorata con lo strutto formatosi nella leccarda, per rendere la cotenna ambrata e croccante ed evitare che la carne si secchi.
La porchetta viene servita come antipasto, o venduta tra due fette di pane casareccio di Genzano o di Lariano dai venditori ambulanti.
Nel tempio di Giove Laziale su Monte Cavo venivano offerti maiali in sacrificio e sull’Appia Antica sono state rinvenute statue votive nell’atto di offrire un maialino a Cerere.
Le coppiette stuzzicavano la sete degli avventori delle osterie, incrementando il consumo delle “fojette” (caraffa da mezzo litro di vino sfuso, secondo l’editto papale di Sisto V del 1588).
Strisce di carne magra, condite con sale, semi di finocchio e peperoncino, legate a coppia e cotte in forno, stagionate, essiccate e affumicate.

