Intervista a Vincent Riotta – Parte 2/3
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Adesso, sempre per addentrarci nell’animo di Vincent, le sue origini, le radici quindi sicule, poi la fede, l’amore, la famiglia, il prossimo. Una riflessione per ciascuno di questi valori?
La famiglia è il centro; sono cresciuto con quella tradizione di famiglia siciliana, dove bastava uno sguardo, come tutte le famiglie che sono unite, sia italiane, sia portoghesi, sia di qualsiasi nazione. Anche in Inghilterra sono molto unite queste famiglie. Sono cresciuto con questo livello di intensità, di complicità. Questo è bellissimo; per esempio con mio fratello, tutt’ora, che ha sei anni più di me, non ho mai avuto bisogno di dire più di due parole; lui capisce subito.
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La fede: è credente?
Sì, sono credente. Perché mia mamma, mi ricordo, di domenica mattina mi svegliava alle sei, fino all’età di 16-17 anni, con la storia di Sant’Antonio… . Sono stato anche chirichetto in una chiesa in Inghilterra finché è finita male. Dovevo andare in bagno e il prete me lo impedì; ero piccolino…da lì mi sono vergognato totalmente. Recentemente ho trovato Santa Rita, devo dire, grazie alla mia attuale compagna, di Catania, che mi ha parlato di Santa Rita da Cascia.
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La Santa delle cause impossibili.
Impossibili, infatti; certe volte io mi chiedo come la gente non possa credere! Realmente sono successe delle cose che non si credeva fosse possibile potessero succedere. Ci sono delle cose in questo mondo, come ha detto Shakespeare, che noi non possiamo immaginare. La fede è debole come concetto. Quando la gente parla di fede, se sei credente va bene, ma la maggior parte delle persone che non sono credenti, quando sentono la parola fede, sono sicuro che considerano chi dice di averla quasi fossero dei poverini, perché non è possibile provarlo. Però per me è proprio lì che i credenti e non credenti devono andare a cercare, proprio nel fatto che se non ci sono prove, ma succedono delle cose inspiegabili, allora vuol dire che c’è qualche cosa che è più grande. E’ trascendente.
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Vero. Non è tutto nell’immanente ma molto nel trascendente e concordo che chi comincerà poi a prestare un pò più di attenzione a questo aspetto, forse il mondo migliorerà anche per tante cose. Quindi la famiglia, la fede; abbiamo detto delle origini, naturalmente l’amore. Come va l’amore?
L’amore è stato bellissimo negli ultimi 5-6 anni, ripeto con questa mia fidanzata catanese. Abbiamo trovato a tarda età una sintonia veramente bellissima e sono molto fortunato. Prima di questo nuovo amore c’era la mamma di mia figlia Emma con la quale siamo stati insieme 18 anni; abbiamo fatto tutti e due la cosa giusta ovvero darci la libertà reciproca di seguire la nostra vita. Però tutto bene, è un bel rapporto ancora. Poi parlando di amore in generale oggi giorno mi preoccupo più per mia figlia perché c’è tanta superficialità e tutti si ha tanta paura di essere fregati dal prossimo. Sia le donne sia i maschi sono tutti impauriti, non si fidano minimamente gli uni degli altri e agiscono d’impulso: “devono fregare prima che siano fregati”.
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Sono tempi difficili. Siccome lei è di origini italiane ci spostiamo sull’Italia e sull’attualità; secondo lei com’è considerata l’Italia all’estero? Come siamo visti oggi noi italiani?
Posso dire come è cambiato negli ultimi 45 anni? Posso? Sì? Di più, 50 anni.
– Ridiamo, brevemente, sinteticamente.
No, no, tranquilla vado da un periodo all’altro. Quando avevo 16 anni, 50 anni fa, io studiavo a scuola in Inghilterra e studiando lì la storia, la storia qual’era? Che mio nonno (gli italiani in genere) era un codardo; questo ci insegnavano. Perché? Perché avevamo perso la guerra, l’Italia aveva perso. Nonostante i fatti, cioè che era vero che l’italia aveva perso la guerra, io anche se sono nato e cresciuto in Inghilterra, ovviamente mi sentivo umiliato per il mio sangue italiano, per mio nonno per tutti gli italiani che erano sempre la mia famiglia, la Patria d’origine. Io non volevo sentire dire che gli italiani erano codardi. Però era questo che mi insegnavano in Inghilterra. Allora l’italia era vista così.
Facendo un balzo di 50 anni in avanti, devo dire che tramite Berlusconi, qualcosa è migliorato anche se lui appariva anche un po’ buffo; si, l’italiano in generale creativo, ma poco affidabile. Io non sono di nessun partito, non voglio parlare direttamente di politica, posso dire solo il mio punto di vista su com’è vista adesso dall’estero la Meloni. La Meloni ha fatto qualcosa di più intelligente secondo loro. Più integrità. Ecco, un’altra cosa che all’estero viene piu facile dire è che siamo un pò cacciarone, si dice così?
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“Caciaroni“.
Quindi, in sintedi, io sono cresciuto con queste cose e per me non è vero niente, perché ovviamente sappiamo quello che l’italia ha fatto nel mondo. Queste cose mi hanno dato sempre tanto fastidio; però ora devo dire che, (non solo per la Meloni), le cose sono migliori; ovviamente perché passano gli anni e la gente è meno ignorante ovunque sul nostro conto, sia in Inghilterra, in America e ovunque; capiscono tutti che c’è una cultura veramente molto più profonda della superficialità con la quale gli italiani sono stati dipinti. Come avviene da sempre anche per noi quando pensiamo agli inglesi; li vediamo solo con l’ombrello perché lì piove sempre. Ma non è così.
La fortuna è che adesso con i social media vediamo con i nostri occhi quello che avviene veramente nel mondo.

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Esatto, e in questo la tecnologia aiuta molto; anche i social, i media, tutti questi interscambi immediati su quello che succede dappertutto in tempo reale, sicuramente ha favorito anche la comprensione delle popolazioni un po’ sparse ovunque.
Sì, sì, ma con cautela perché è un’arma a doppio taglio…c’è pure il fatto che tutta la cultura americana sta invadendo il mondo dappertutto, e questa non è una cosa fantastica; mia figlia che è nata e cresciuta in Italia ed è andata successivamente in Inghilterra si ritrova a conoscere più la cultura americana che quella italiana o inglese. Ora sta prendendo più consapevolezza perché è più grande e discerne. Però è un esempio del danno che possono fare i social media.
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Il cinema italiano, la tv, il teatro, gli eventi, la radio, il web: quali differenze sostanziali si possono notare tra le produzioni italiane ed estere?
Anche qui è sempre una cosa culturale; per esempio recentemente ho fatto in Inghilterra il doppiaggio in inglese di un paio di film che avevano acquistato da un produttore italiano e inizialmente lo avevano tradotto in inglese tramite persone che non hanno né il mestiere né la padronanza della lingua inglese; mi hanno chiesto di creare un dialogo, un feeling più internazionale girandolo in inglese; l’ho fatto e devo constatare ciò che sempre pensato, e saputo ovvero che il mondo anglo-sassone è molto più “scarso” con le emozioni, molto più restretto, molto meno espansivo; quello che per esempio per l’italiano in un film o in una serie tv è normale perché siamo abituati ad essere più espressivi, meno trattenuti nelle nostre emozioni, per il mondo anglo-sassano è diverso. Da qualche anno sta cambiando grazie alle piattaforme, tipo Netflix, dove possiamo vedere tutti che si tenta di essere più armonizzati. Devo purtroppo però constatare che si sta perdendo un pochino la bellezza della cultura italiana; perché anche gli italiani si stanno omologando agli altri e provano ad imitare le piattaforme americane; è un peccato perché nell’italianità c’è qualche cosa di coraggioso nell’esprimere le emozioni… anche se delle volte andiamo oltre.
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Se lei dovesse lavorare adesso in un film chi sceglierebbe, avendone la possibilità, come attore e attrice?
Elio Germano lo trovo meraviglioso.
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Quindi un attore italiano, Elio Germano, e se fosse invece non italiano?
Joaquin Phoenix.Jennifer Lawrence, bravissima. Mamma mia… ce ne sono tantissimi….
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Meryl Streep?
Sì, certo, Meryl Streep, in un attimo. Ma è un elenco infinito perché c’è n’è talmente tanti e tante…
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Monica Bellucci?
Monica fa quello che fa nel suo modo migliore. Devo dire che in certe cose che ha fatto mi ha sorpreso per bravura. Non mi ha sorpreso perchè è solo bella, ma perché è un artista. Però diciamo che prima di lei ci sarebbero altre che mi sorprendono di più. Quando le vedi e ti viene da dire “mamma mia che profondità, che intelligenza, che sensibilità, che coraggio”.
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Ma ai livelli per esempio di una Sophia Loren, secondo lei in Italia ce ne sono? Chi potrebbe essere una prossima Sophia Loren?
No, Sophia Loren era un prodotto dei suoi tempi, di quell’epoca. Io ci ho lavorato in un film con Daniel Day-Lewis, Nine con Penelope Cruz, un bel film. Non fantastico, ma bello. Ripeto, ci sono attrici e attori che sono bravissimi. Però in questo momento se mi chiedi proprio di darti un elenco non riuscirei perché sono tanti, tantissimi. Ci sono tante persone che non sono brave ma ce ne sono tanti che lo sono.
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E quindi il talento e il merito in questo campo soprattutto, quanto servono per affermarsi seriamente? Secondo Vincent?
Beh, totalmente. Per affermarsi seriamente, come dice lei, io penso che ci vuole quello, soprattutto. E poi ci vuole quella serietà, professionalità di lavorare sodo. Perché mi rendo conto con il passare degli anni, che quelli che arrivano sono coloro che hanno il talento prima di tutto. Poi hanno disciplina vera nel lavoro, di prepararsi e concentrarsi al massimo, sempre, in ogni ruolo.
E poi ci vuole quella botta di fortuna. Quindi sono tre elementi. Perché io nella mia carriera di 44 anni ho visto tante persone che hanno avuto le prime due e non la terza.
La fortuna. La fortuna viene nell’opportunità di mostrarsi davanti a un regista o a un produttore o con un attore che ti cambia la vita. E quella è la botta di fortuna.
Poi sai, per un film, per una serie, avere successo, visto che ce ne sono migliaia che si girano contemporaneamente, non è facile; alcuni non vanno da nessuna parte. Quindi ci vogliono tutte le stelle nel cielo. Nella mia carriera nonostante la grande attività forse sono due le interpretazioni che mi sono riconosciute dal pubblico, che si ricordano…Perché un film, dopo che l’hai fatto finisce e spesso nessuno si ricorda più. Non subito certo, ma dopo un po’ di anni. Per me ripeto in 44 anni, sono due:
Sotto il sole della Toscana e Il Capo dei Capi. Il primo era stato girato in America ed è arrivato ai primi posti, numero uno, tutti l’hanno visto. In Italia solo perché sembrava “spaghetti e mandolino” non l’hanno voluto vedere…pensa un pò! Però è sbagliato perché era un film carino. E poi Il Capo dei Capi perché ha avuto un successo enorme ispirato alla storia su Riina e “Cosa nostra”. Tutti mi ricordano principalmente per questi due film.
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Lei pensa? A mio avviso non è così, ha tanti ammiratori; bisogna vedere chi ci si trova di fronte. Magari non tutti sono grandi cinefili appassionati di cinema; c’è chi la segue e sa tutto quello che lei ha fatto ed è apprezzato molto. Concordo che alcuni titoloni sono più facili rispetto ad altri. Alcuni ruoli si ricordano di più rispetto ad altri. Però nella sua lunga carriera ce n’è di roba, ce n’è tanto.
Sì, ce ne sono tanti però la gente non lo sa. Ogni attore di lunga carriera ha tanti titoli e interpretazioni. Ogni attore ce l’ha. Però la gente ricorda i più noti. Ci sono certi attori divenuti famosissimi anche solo con una trentina o ventina di films.Parliamo ad esempio di Al Pacino o di Robert De Niro. Stiamo parlando di una trentina di film ciascuno sufficienti a farli ricordare, il ché è meraviglioso. Però la maggior parte degli attori, medi come me, solo 5-6 film rispetto ad una carriera intera, li fanno ricordare; quei films dove si viene riconosciuti dal pubblico.
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Capito Vincent; dalle sue risposte noto questa cosa. Lei non riconosce di essere effettivamente invece noto e molto apprezzato. Non so se è umiltà, se lo dice proprio per umiltà, oppure se è lei che pensa di non essere così tanto noto e conosciuto. Non è così, Vincent. Lei lo è.
La ringrazio tantissimo. Veramente, con tutto il cuore, perché sento che lei è molto sincera quando lo dice. Assolutamente. Grazie. Il fatto è che tanti attori e attrici sono presi a volte dalla “sindrome dell’impostore” me incluso. Si hanno dubbi. Sì, è la natura dell’artista. Se pensi ai grandi artisti, non mi voglio confrontare con nessuno naturalmente, ma quando uno pensa a Vincent Van Gogh…si sentiva addosso frustrazione perché nessuno l’apprezzava. Ma cos’è questa cosa? Da dove viene? Io credo che quando stiamo provando a rappresentare l’umanità in qualsiasi forma musica, arte, recitazione quello che è, quello che succede è che siamo talmente complessi come umani che quando uno riesce ad avvicinarsi, ad esprimere questa parte dell’umanità in uno spettacolo davanti o per un pubblico si dovrebbe solo dire: <<ci sono riuscito! Sono riuscito a fare qualche cosa>>. Spessissimo non è così. Quindi ti viene quel dubbio: <<ma come è possibile? come hai pensato che non avresti potuto arrivare a farlo? -E poi ogni tanto invece pensi proprio l’opposto- Pensi: ma lì non mi posso proprio guardare! Che ho fatto!>>
È improvviso. Viene il dubbio; io ti giuro su Dio, Carmen. Ti giuro su Dio.
Quando io ho visto Il Capo dei Capi oppure Sotto il sole della Toscana ho avuto queste reazioni. La prima del film Sotto il sole della Toscana me l’hanno fatto vedere privatamente, in un piccolo cinema di Los Angeles, la regista e il produttore. E io ero pervaso dal dubbio, che mi faceva tanto male, perché pensavo di non essere stato all’altezza; sono andato dalla regista
con le lacrime agli occhi per dirle che mi dispiaceva; perché lei ci teneva così tanto. Invece mi rispose:<< Ma che stai dicendo! È perfetto>>. Quasi non ci credevo che parlasse sul serio. Sai quando ho creduto che forse non era male? Quando poi siamo andati alla prima a Hollywood; il red carpet alla fine del film, quando abbiamo sfilato insieme tutti gli attori, i colleghi del film…sai tutta Hollywood presente con tutti i giornalisti… Alla fine del film, quando si vede ogni personaggio, appena avevano presentato il mio tutti si sono alzati a battere le mani. Io ho detto, “oh mamma mia, come potevo avere avuto un dubbio così sbagliato”? E la stessa cosa nel film Il Capo dei Capi dove io interpreto il pentito Buscetta. Quando ho visto il primo episodio mi sono detto, “che cavolo stai facendo”? Mamma mia, volevo sparire… Ma gli altri mi dicevano, “no ma che dici? Va benissimo”. E poi la reazione delle persone…tutti entusiasti; di nuovo avevo sbagliato con i dubbi. Quindi o sbagli perché pensi che hai fatto chissà che cosa, o sbagli perché pensi che sia l’opposto; questo crea grandi incertezze. Gli artisti, secondo me, tutti gli Artisti soffrono di questa “sindrome dell’impostore”.
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Capito. Comunque, a questo punto penso che la definizione che si è data all’inizio noto che è verissimo Vincent; quando ha detto che l’aggettivo che la definisce è “complesso” -ridiamo- Comunque è bello, sta venendo fuori, Vincent, sta venendo fuori la sua umanità, la sua arte, la sua passione, le sue aspettative…
Dopo 44 anni…Grazie. Mi fa piacere.

