Intervista a Vincent Riotta – Parte 3/3
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Secondo lei allora, artisti si nasce o si diventa?
Mah, si può essere tutte e due, credo. Dipende. Se non ce l’hai dentro, che si può dire? Qua parliamo della definizione dell’artista. Dobbiamo chiedere che cos’è. È una domanda veramente complessa, perché si tratta di una persona che riesce a tirare fuori la parte creativa di sé, esprimendo la sua propria anima. Se uno riesce a fare quello, è perché la vita ti ha dato, diciamo, la possibilità di farlo, non con le opportunità, ma proprio da piccolo o da piccola; lo possiedi nel Dna e i genitori hanno supportato questa tua indole dandoti la possibilità di provare, senza “schiacciarla”. Perché spessissimo un maestro, un genitore, qualcuno, quando eravamo piccoli, possono averci “schiacciato”. Succede spessissimo…Sai cosa mi dà tanto piacere, Carmen? Quando aiuto i miei allievi; ad esempio a volte ho degli studenti che vengono a lezione e nelle scene da eseguire sono bloccati emotivamente, all’inizio; dopo un po’ di lezioni con me riescono a sbloccare quella cosa che li aveva “schiacciati”; mi viene da piangere solo a pensarci. Che onore poter fare questo eh! La responsabilità è enorme, ma quanto ti ripaga; quanto ti ripaga fare l’insegnante! Molto più che fare l’attore, molto di più…
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È una soddisfazione più grande, perché ci sono anche i giovani, certo.
Sì, ma spesso anche non giovanissimi… avevo un sessantenne che mi ha ringraziato tanto. Sì, vengono a fare questi master che faccio ogni tanto e vederli felici mi fa pensare: “dove sei stato tutti questi anni”…
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Quindi l’apprezzamento, la riconoscenza la rendono felice?
Adesso sembra chissà che cosa, però delle volte, sai, mi sorprendo. Questa è una cosa bellissima per me; mi da gioia.
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Fa onore, certo, assolutamente. Diciamo che quindi la creatività un attore deve averla di base. Che artisti si può anche nascere, ma si può anche diventare. Ma lei, se non avesse fatto l’attore, che per lei è proprio una vera passione quale alternativa avrebbe avuto nella vita?
Avrei avuto o avrei voluto?
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Entrambe.
Ok, avrei voluto essere un calciatore.
E poi l’allenatore, quando finiva la carriera dopo i 35 anni o 31. Come Pep Guardiola un grandissimo giocatore, si, però poi come allenatore è stato meraviglioso.
Penso sarei stato un bravo allenatore. E tutt’ora delle volte penso di farlo…trovare una squadra di giovani di 15, 16 anni e li faccio diventare campioni della zona. Vabbè, tutti sogni…Però devo dire che quello lo avrei voluto. Invece se non avessi fatto l’attore, quello che sarebbe successo, quello che forse avrei fatto era, non so la parola, non so come dirla in italiano, non voglio dire “cialtrone”, ma uno che convinceva le persone a fare delle cose, riusciva a vendere, un Salesman. È difficile immaginare cosa sarebbe stato se non avessi fatto l’attore. Ricordo comunque che a 18 anni non ho iniziato subito dopo che mi sono diplomato. Dovevo andare a Oxford a studiare lingue tedesco e francese. E non l’ho fatto perché ho preso un anno sabbatico dove ho lavorato, ho fatto il buyer, il compratore di vestiti maschili per 1.200 negozi dappertutto in Inghilterra. Avevo occhio per lo stile, per i vestiti.
Questa era una grande cosa. Dopo un anno ho avuto la macchina ed i miei, quando ho detto che lasciavo tutto per fare l’attore, mi presero per matto, perché avere un’auto in dotazione significava avere un guadagno sicuro, un futuro. In effetti ero portato per quel lavoro e mi presentavo bene, cravatta, barba tutti i giorni. A pensarci bene alla lunga sarebbe stato stressante.
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Abbiamo capito comunque che il suo destino era quello di fare l’attore e infatti è quello che ha fatto. Passiamo un attimino all’attualità perché purtroppo stiamo vivendo avvenimenti sociopolitici nazionali e internazionali in questi ultimi tempi veramente assurdi che stanno minando molte certezze a più livelli per tutti. Secondo lei l’Italia e l’Europa, ma in generale il mondo intero, quanto rischiano?
A fare cosa?
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Con le guerre, con quello che si sta paventando, guerra nucleare con i vari potenti che stanno ” sottilmente duellando” per spartirsi il mondo
Non abbiamo nessun potere credo. Penso che la Cina la Russia e l’America sono quelli che veramente comandano e che dicono tutto quello che deve succedere nel mondo e secondo me si mettono d’accordo tra di loro. Il resto del mondo segue.
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Il che è brutto anche solamente a pensarlo; solo tre grandi potenze possono decidere le sorti dell’intera umanità?
Non solo è brutto, è deprimente; la gente, mi rendo conto, non ci crede, come quando ci fu il Covid. Non volevamo credere che questo era possibile.
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Esatto.
È incredibile l’umanità! Come siamo capaci di fare glu struzzi!
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Sì, di fare autolesionismo proprio, di distruggerci automaticamente, senza pensarci.
Non vogliamo autodistruggere, vogliamo solo ignorarlo, è peggio. Per tutto quello che succede nel mondo siamo, non voglio dire impotenti, ma quasi perché toglie a tutti qualsiasi voglia di vivere. La gente che combatte c’è, ma li levano di mezzo. Se qualcuno prova a ribellarsi allo status quo, è vero, sparisce. La gente ha paura, nessuno dice niente, dice vabbè…
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Quindi c’è la rassegnazione, siamo un po’ tutti rassegnati perché comandano i potenti?
Dico purtroppo! Perché tante persone sono pronte a combattere, tante persone hanno il coraggio, la voglia per i propri figli di creare qualche cosa di diverso di quello che c’è, ma non ce lo permettono perché purtroppo il loro potere è totale.
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E gli intellettuali, gli artisti, cosa possono fare per convincere i potenti del mondo a rinunciare alle guerre e a promuovere la pace?
Gli Artisti… un attore, un regista…Noi abbiamo il potere di cambiare il mondo? Cosa posso dire? Ok. Faccio un esempio per spiegare il concetto: c’è uno che ha una pistola puntata alla testa; tu prendi un quadro di Leonardo da Vinci (artista impareggiabile) e fai vedere la Giaconda a quello che lo vuole ammazzare… cosa pensi? Che la “Giaconda” lo fermerà? No. Io non penso…Succederà solo se quello che ha la pistola ha una coscienza; ecco questo è quello che mi dà speranza, credere che siamo tutti umani, anche quelli che comandano. Lo spero, a meno non siano alieni. O robot. Diciamo che se sono umani, se hanno una coscienza, con quella pistola in mano che puntano a tutti noi, se vedono una lacrima, se stanno per sparare all’unica persona rimasta umana nel mondo, che è davvero umana, io spero che sia quella lacrima che ci salva. Che salva il mondo…
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Ah, ecco. Per molti purtroppo sembrerebbe non sia così.
Se sono umani, se non sono robot, se non sono alieni.
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Eh sì, questo bisognerebbe poi appurarlo.
Qua ci rattristiamo… meglio che cambiamo discorso.
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Vero. Però per sintesi, se le proponessero di scrivere lei una sceneggiatura su ciò che sta accadendo, quale sarebbe il fulcro del messaggio che vorrebbe arrivasse alla gente? A quanto ho capito è proprio quello che mi ha appena detto.
Siamo tutti umani.
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Esatto. Sì, siamo tutti umani! Concordo.
Questo non deve intendersi come una frase superficiale, “siamo tutti umani” tanto per dire… guardiamoci bene! Vuol dire che siamo una famiglia; quello che è interessante, mi rendo conto, ovunque sono andato nel mondo e chiunque ho incontrato diviene importante se riesci a instaurare fiducia reciproca. Far capire le tue intenzioni. Quando c’è una connessione forte, guardandosi negli occhi reciprocamente e sorprendentemente, ecco questo è bellissimo.
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Sì, certo.
Magari fosse sempre così.
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Magari. Adesso la classica domanda, come si vede Vincent Riotta nel futuro, visto le premesse del presente?Vedo un anziano che cura il suo orto.
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L’orticello, il classico orticello, ma in Sicilia o in Inghilterra?
No. Da anziano preferisco nella mia casa di Riano, devo dire che sto benissimo, sai… Ho cominciato a fare quello che fa il re Carlo, che faceva, sicuramente non lo fa più, però non so forse lo fa ancora….di parlare con le loro piante. Io guardo il mio cachi, il mio loto… 22 anni fa sulla Nomentana c’era un furgone enorme tappezzato di fotografie di Lourdes in Francia, di Bernadette, e vendeva piccole piante di olivi, che lui affermava fossero proprio della zona. Ho preso una piccola piantina e l’ho piantata nel giardino. È diventata quattro metri in altezza negli ultimi vent’anni e fa olive enormi. Lo avevo detto a mia figlia che sarebbe cresciuta tanto da lambire il balcone e così è stato. Queste cose mi danno tanto piacere, come camminare, viaggiare, ritornare a Londra, rivedere tutti i turisti che adorano la cultura londinese. Bellissimo vedere persone che camminano per le strade, pure a Roma, gioventù, vecchiaia, è bellissimo tutto. Specie quando tutti capiamo che non bisogna odiarci. Questo vorrei fare in futuro; aiutare le persone se posso, anche solo nel dare un’opinione. Poi mi manderanno in quel posto sicuramente….vabbè.
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Vincent, qual è la domanda che nessuno l’ha mai fatto e che avrebbe voluto le fosse rivolta?
Oddio, la domanda che mai nessuno mi ha fatto?
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Esatto, se le viene in mente qualcosa
Sai se rimane una domanda, è una domanda che è nascosta anche a me stesso perché credo che ho rivelato tutto quello che mi è servito rivelare; e non è tutta la verità di ciò che mi riguarda; quella me la tengo per me. Per tutto il resto è abbastanza chiaro, detto molto, sempre.
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Quindi diciamo che le hanno fatto sempre tutte le domande che potevano farle, quindi non ha una domanda diciamo nascosta.
Questa domanda è stata quella che mi ha fregato, questa domanda. Se ci fosse una domanda, capito?
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Ho capito, quindi gliel’ho appena fatta io e giustamente ha risposto; perfetto. A chi pensa di voler dire un semplice grazie adesso, Vincent?
I miei. La famiglia. I miei, specificamente tutti e due (madre e padre) per i sacrifici che hanno fatto. Sai era molto difficile negli anni 50 lasciare la Sicilia, l’entroterra della Sicilia, in montagna e andare a Londra. Non è la stessa cosa della difficoltà che hanno avuto i siciliani, gli italiani in generale, che sono andati in America; non è la stessa cosa perché in Inghilterra c’era una cultura secolare, già stabilita, la cultura inglese e della Regina, di tutti gli stati sociali, di tutta la cultura degli anni 60. Puoi immaginare mia mamma? Spesso penso quanto è stato difficile per la mia mamma che è arrivata a Londra praticamente come se avesse il “burca”, partendo dalla Sicilia di quegli anni dove quasi ogni giorno moriva qualcuno ogni due minuti; era sempre vestita di nero e io ho questi ricordi da piccolo; loro vestiti di nero anche abitando in Inghilterra e spesso gli uomini si ritrovavano a lavorare accanto alle ragazze con le minigonne. Stiamo parlando del rischio di essere infedeli…Eppure i miei genitori sono andati avanti uniti, provando a proteggere i loro figli e tutta la comunità sia in Italia e sia in Inghilterra, ci hanno provato con grandissimi sacrifici. Mi ricordo che quando divenni più grande guadagnando due soldini pensavo a loro, a rimborsarli; dicevo a mamma: <<comprati qualche cosa, andate a fare un viaggio>> Ma lei rispondeva: <<ma io che li voglio? Servono più a te. Siamo contenti cosi.
Io voglio solo che stai bene tu e che fai tutto>>. Loro volevano solo la famiglia. Grandissimi sacrifici; il grazie quindi va alla mia famiglia. Era la loro cultura radicata nei valori che avevano, ovviamente; ma queste sono cose che si stanno perdendo.
Purtroppo sì è vero. Benissimo Vincent, grazie davvero, grazie. Questa poi tra l’altro è una bellissima risposta ovvero il suo grazie proprio per le origini, per i sacrifici familiari. Molto bello Vincent. Grazie un’interessante Intervista, molto vera.
Grazie a te Carmen.

