Io sono la risurrezione e la vita
Cristo vince la morte: ci chiede di confidare in lui, anche nelle ore più buie, perché nessun dolore è senza speranza per chi ha fede.
L’inclinazione al male ci provoca, ma lo Spirito di Dio ci abita (II Lettura). Istinti, passioni, tendenze negative ci legano al peccato, ma lo Spirito di Cristo, che è in noi, sana il nostro cuore inquieto e ferito, perché possiamo piacere a Dio. La liturgia ci chiede di passare dalla morte alla vita. Il popolo d’Israele era morto alla speranza a causa della dura schiavitù babilonese che lo aveva espropriato della sua stessa esistenza; si sentiva ridotto a un coacervo di ossa inaridite, demotivato e insensibile alle promesse divine, finché la parola rassicurante del Signore non ha squarciato il buio dei cuori e lo Spirito divino ha ripreso a pulsare nelle vene indurite (I Lettura). Lazzaro, il fratello di Marta e Maria, è morto da quattro giorni (Vangelo). Gesù condivide il dolore e illumina le parole accorate di Marta, svelando la sua identità divina, a cui la donna aderisce con fede sincera. Chi crede in lui “viene fuori” dalla morte ed entra nella vita che non ha fine. Gesù ridà la vita a Lazzaro. Il miracolo, ricco di allusioni pasquali – il sepolcro, la pietra, le bende, il sudario -, prefigura l’imminente passaggio di Gesù dalla morte alla vita, dalla croce alla gloria.
don Giuliano Saredi, ssp
Memoria dei missionari martiri
Martedì 24 marzo è la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Uomini e donne che, in ogni angolo del mondo, hanno donato la vita per portare l’annuncio più grande: la salvezza in Gesù Cristo. Non si tratta di eroi lontani, ma di testimoni della nostra stessa fede. La salvezza che annunciano non è un’idea astratta, ma la comunione viva con Dio Padre, resa possibile solo in Cristo. È per condividere questa verità fondamentale e bene supremo che hanno accettato il rischio estremo.
Le statistiche, purtroppo, ci mostrano un fenomeno drammatico e in crescita, specialmente in alcune regioni dell’Africa e delle Americhe, dove lavorare per il Vangelo può costare carissimo. Il sacrificio dei martiri è sempre, per la Chiesa, un seme di speranza, e onorarli non significa solo ricordarli, ma farsi carico della loro stessa missione. Il modo migliore per farlo, in questa ricorrenza annuale, sono la preghiera e il digiuno. Pregare per loro è un dovere di riconoscenza e di comunione: è chiedere che il loro sangue fecondi la terra, portando frutti di pace e di conversione, e che le comunità che hanno servito trovino, nel loro sacrificio, conforto e forza.
Uniamo le nostre voci in un silenzioso, ma potente, coro di intercessione per tutti coloro che, ancora oggi, soffrono per il nome di Gesù.

