La messe è molta, ma gli operai sono pochi
Rendiamo grazie al Padre che ha fatto di noi un regno di sacerdoti e una nazione santa. Invochiamo la sua misericordia perché continui a donare alla sua Chiesa pastori che, con dedizione e compassione, consumino la loro vita per il gregge del Signore.
Forse un po’ troppo abituati a ricevere questa informazione, ai nostri orecchi suona scontato che Dio non è muto, ma parla; non comanda, ma promette; non chiede, ma vuole donarsi; non impone, ma invita.
Eppure sono le caratteristiche fondamentali del suo agire, mai ovvie, e che richiedono all’uomo di porsi in ascolto, di rispondere al suo appello, coinvolgendo la propria libertà e responsabilità. Così è stato per Mosè, chiamato ad annunciare la prosperità per il suo popolo nella sequela di Dio (I Lettura), così per i dodici primi discepoli, invitati da Gesù ad annunciare il Regno con la stessa umiltà e potenza del Signore (Vangelo). L’invito di Dio è gratuito, è l’espressione della sua volontà di comunione con l’uomo per renderlo collaboratore nell’opera di salvezza; chiede a chi lo accoglie la medesima gratuità per la quale ogni offerta non è una imposizione, ma dono libero e liberante. Solo così è possibile giungere all’estrema offerta di sé, a immagine di quella di Cristo che, quando eravamo ancora peccatori, ha donato la sua vita per noi (II Lettura).
don Tiberio Cantaboni
Il segreto meraviglioso: riprodurre Gesù Cristo, l’originale
Il Rosario ha avuto un posto importante nell’attività apostolica di san Luigi Maria de Montfort. Nel Trattato della Vera Devozione lo presenta come una delle pratiche esteriori della devozione a Maria (cfr. 249-254), ma era così convinto del valore e dell’efficacia pastorale del Rosario da farlo entrare tra i mezzi più importanti per «rinnovare lo spirito del cristianesimo nei cristiani» come scrive nella Regola per i suoi missionari. Per questo lasciava ai fedeli più devoti, al termine di ogni missione, il compito di continuare nella parrocchia la bella abitudine della recita del Rosario ogni giorno, costatando l’efficacia di questa preghiera nel convertire i cuori più induriti.
Proprio per diffondere la preghiera del Rosario, Montfort ha composto negli ultimi anni della sua vita il Segreto meraviglioso del Santo Rosario (SAR), uno scritto frutto in parte di opere precedenti che il Santo conosceva e alle quali ha attinto, ma anche della sua esperienza personale di missionario itinerante, convinto dell’importanza di questa preghiera per salire: «Di virtù in virtù, di chiarezza in chiarezza e giungere facilmente, senza illusioni, fino alla pienezza dell’età di Gesù Cristo» (SAR 78). Il Rosario è dunque visto come un mezzo efficace di trasformazione e di rinnovamento interiore.
«Principale premura dell’anima cristiana è il tendere alla perfezione… È un obbligo, questo contenuto nell’eterno decreto della nostra predestinazione come l’unico mezzo ordinato al conseguimento della gloria eterna. San Gregorio Nisseno dice… che noi siamo pittori. La nostra anima è la tela preparata su cui passare il pennello, le virtù sono i colori che devono rivelare il suo splendore, l’originale da riprodurre è Gesù Cristo, immagine vivente che rappresenta perfettamente l’eterno Padre. Come, dunque, un pittore per eseguire il ritratto dal vero si pone davanti all’originale e a ogni pennellata lo osserva, così il cristiano deve sempre tener davanti agli occhi la vita e le virtù di Gesù Cristo per dire, pensare e fare soltanto ciò che è conforme ad esse» (SAR 65).
padre Giuseppe Daminelli, smm

