La mostra del sentire femminile
Il Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici Bologna è lieto di accogliere nei propri spazi espositivi la mostra dònna sf. La donna nelle opere di artiste e artisti dell’Associazione per le Arti Francesco Francia, visibile dal 16 settembre al 17 novembre 2023 con inaugurazione venerdì 15 settembre alle ore 17.00.
Curato da Luigi Enzo Mattei in una prospettiva di sempre maggior integrazione con il sistema culturale della città, il progetto si propone di valorizzare il ruolo e la presenza delle donne nella storia dell’Associazione “Francesco Francia” per le Arti 1894 – APS alla vigilia dei 130 anni di attività che ricorreranno il 21 gennaio 2024. Composta di pittori e scultori, l’Associazione viene fondata a Bologna in sostituzione della disciolta Promotrice di Belle Arti e vanta tra i propri aderenti i massimi esponenti dell’arte a Bologna e della storia dell’arte in Italia.
Grazie a nuove ricerche nell’archivio dell’Associazione, in cui ricorrono oltre 2.000 nomi di Socie, la mostra riscopre la memoria di 20 personalità femminili non più viventi che hanno avuto particolare rilievo nella storia della città e dell’Associazione, rappresentate da schede biografiche: Adriana Arfelli, Wanda Bergamini, Lina Bianconcini Cavazza, Emma Bonazzi, Argentina Bonetti Altobelli, Bianca Calza, Giannina Caprara, Lea Colliva, Almina Dovati Fusi, Laura Emiliani, Nice Formiggini, Gigliola Frazzoni, Emma Goitein Dessau, Luisa Lovarini, Norma Mascellani, Loenella Nasi, Maria Ogier, Dina Pagan De Paganis, Angiola Sbaiz, Paola Serra Zanetti, Marianna Zambeccari.
In un più ampio disegno di attualità e di storia che concorre ad una sostanziale “parità di genere”, l’esposizione si arricchisce inoltre delle opere di 14 artiste e 14 artisti contemporanei Soci attuali della “Francesco Francia”: Adriano Avanzolini, Rosa Bagnaresi, Lidia Bagnoli, Maddalena Barletta, Wanda Benatti, Fausto Beretti, Elisabetta Bertozzi, Tina Cantisano, Mirta Carroli, Danilo Cassano, Giuseppe Cavallini, Loretta Cavicchi, Barbara Ceciliato, Ivan Dimi trov, Maria Cecilia Di Vincenzo, Renzo Francabandera, Aldo Galgano, Paolo Gualandi, Benedetta Jandolo, Monica Macchiarini, Dante Mazza, Giampiero Montanari, Claudio Nicoli, Rinaldo Novali, Maurizio Osti, Maria Cristina Pacelli, Carlo Reina e Laura Zizzi.
La mostra del “sentire femminile” diventa così non solo campionario di maestrìa, ma anche esperienza partecipe di “un’ottica di inclusione” per annesse esperienze, come quella della prevista partecipazione degli studenti iscritti ai Corsi complementari dell’Associazione, messi in condizione di attivarsi in presenza e liberi di esprimersi nell’esperienza partecipativa.
La promozione del territorio nella relazione con l’arte, l’architettura e l’urbanistica del luogo, ovvero il Museo civico del Risorgimento, Casa Carducci, il Monumento e il Giardino adiacente, accostati alla storia centenaria dell’Associazione, sono il filo conduttore per incontri funzionali ad esprimere ulteriori qualità professionali di Socie e Soci.
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2023, domenica 24 settembre alle ore 16.30 si svolge la visita guidata Terra-cotta, patrimonio in-vita, esperienze a confronto per scoprire alcune delle opere esposte, soprattutto dal punto di vista del materiale utilizzato – la terracotta – e delle tecniche esecutive, insieme alle stesse artiste ed artisti che le hanno realizzate. Con Rosa Bagnaresi, Danilo Cassano, Giuseppe Cavallini, Loretta Cavicchi, Paolo Gualandi, Maria Cristina Pacelli. Ingresso con biglietto museo, si consiglia la prenotazione scrivendo a museorisorgimento@comune.bologna.it.
Nell’ambito della XX edizione della Festa Internazionale della Storia, venerdì 13 ottobre alle ore 11.00 Anne-Christine Faitrop-Porta, tra le più importanti studiose francesi di letteratura italiana tiene la conferenza Parigi vista dagli italiani (1850-1914). De Amicis, Faldella, De Gubernatis, Fogazzaro, Matilde Serao, Prezzolini, in omaggio ai tempi della nascita della “Francesco Francia” e del Museo civico del Risorgimento, nel “secolo lungo”. L’incontro su invito è riservato ai Soci ed agli studenti dei Corsi di lingua francese del Liceo Classico “Luigi Galvani” di Bologna, con il quale la “Francesco Francia” ha sottoscritto una convenzione di collaborazione continuativa. Segue la visita alle opere della mostra con finalità di ulteriore ricerca nell’ambito scolastico.
Come evento di chiusura della mostra, venerdì 17 novembre alle ore 17.00 è prevista la conclusione dei Laboratori degli studenti dei corsi complementari dell’Associazione “Francesco Francia” per le Arti 1894 – APS con la partecipazione degli iscritti al corso “Scenografia e architettura dell’effimero” presso il Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna.
Spiega Luigi Enzo Mattei, curatore della mostra e presidente dell’Associazione “Francesco Francia” per le Arti 1894 – APS: “C’è un nesso, forte e suggestivo, che giustifica e idealmente promuove l’incontro tra due istituzioni coeve, il nesso si chiama Alberto Dallolio – Sindaco di Bologna nel XIX secolo – promotore del Museo civico del Risorgimento e Primo Socio tesserato della Francesco Francia. Infatti proprio nello stesso anno 1893 in cui nasceva l’idea dell’Associazione egli inaugurò detto Museo, il 12 giugno. L’incontro è la mostra dònna sf. che in questo 2023 trova il gusto della contemporaneità tra l’Associazione nata appunto nell’800, vissuta per l’intero ventesimo secolo e proiettata nel presente ed un ente, il Museo del Risorgimento, sorto per documentare il passato e trasmetterlo al futuro; del resto le monografie degli artisti che ne campeggiano all’ingresso, tutti o quasi appartenuti alla Francesco Francia, appartengono al passato
o sono nel presente? La risposta è nell’arte che contiene il futuro e nella storia che ne custodisce il tempo. Ha il sapore del risarcimento la parità di genere nel puntuale rispetto dei numeri, ma il tema è plurale come singolare femminile è il nome Donna. Tema che imprigiona la creatività degli uomini, mentre qui il mondo femminile è chiamato a esprimere il proprio sentire con totale libertà d’espressione. Come frutto di una pianta che respira da centoventinove anni, le cui radici affondano nell’epoca risorgimentale, le Artiste e gli Artisti che oggi si riconoscono nell’Associazione, per la burocrazia attualmente classificata tra quelle APS, rappresentano la continuità nell’attualità; così come Cultura e promozione sociale appartengono al sodalizio che le ha sempre perseguite, sin dalle origini del proprio esistere. Così le Artiste e gli Artisti che allineano le proprie opere in questa occasione sono stati ammessi nella magia di una Sala preziosa e minuta che contiene il senso di una storia affacciata su tre secoli. ‘C’è qualcosa di nuovo… anzi d’antico’ canterebbe il Poeta nella casa del suo Maestro, nel Luogo che peraltro conserva la foto originale dell’atto fondativo della Francesco Francia, in cui oggi la singolarità femminile, attraverso la ricerca artistica, assume la valenza di una pluralità universale”.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato dall’Associazione “Francesco Francia” per le Arti 1894 – APS.
ELENCO DELLE OPERE IN MOSTRA
Adriano Avanzolini
Quotidianamente, 2010
Terracotta, cm 59 x 47 x 38
Rosa Bagnaresi
Fertilità, 2021
Ceramica cottura in riduzione, cm 30 x 30 x 15 (la coppia)
Lidia Bagnoli
Featuring Solarino, 2011
Pigmenti e olio su tela, cm 130 x 130
Maddalena Barletta
Apri gli occhi, 2023
Stampa fotografica su lastra di bicarbonato montato su base materica, cm 50 x 50
Wanda Benatti
La consegna del silenzio, 2021
Acrilici, smalto, piume, vetro su supporto pvc light, 3 multipli cm 33 x 33 ognuno
Fausto Beretti
La fonte raggiungibile, 2014
semigres nero, cm 110 x 17 x 11
Elisabetta Bertozzi
Desirée, 2017
Bronzo, h cm 33,5
Tina Cantisano
Braccia protese, 2011
Acquaforte e acquatinta su zinco, cm 25 x 25,5
Mirta Carroli
Tre selve, 2021
Acciaio corten, cm 72 x 42 x 51
Danilo Cassano
Le velate ovvero Le forme del dolore, 2020
Terracotta patinata, cm 115 x 20
Giuseppe Cavallini
Atlanta, 2020
Terracotta patinata, cm 28 x 28 x 65 con base cm 38 x 38 x 170
Loretta Cavicchi
Mary Fairfax Somerville, 2023
Terracotta, nylon, legno, pastelli, diametro cm 60
Barbara Ceciliato
Tachicardia_Piegata, 2005
Colori ad olio, cera grassa e grafite su tela, cm 70 x 100
Ivan Dimitrov
Nudo in piedi, 2018
Bronzo, cm 20 x 43
Maria Cecilia Di Vincenzo
Danza aurea, 2016-2021
Acrilico su tela, cm 50 x 55 (quadrittico)
Renzo Francabandera
Io tornerò il 14 Mi sto divertendo moltissimo, e tu? Eternamente riconoscente, 2021
Tecnica mista multimaterica, cm 31 x 31
Aldo Galgano
Leda e il cigno, 2021
Olio su tela, cm 100 x 100
Paolo Gualandi
Potamide, 2022
Ceramica raku, cm 43 x 18
Benedetta Jandolo
L’origine del mondo _ Omaggio a Courbet, 2008
Olio su tela, olio su legno, cm 100 x 100
Monica Macchiarini
Il lupo e l’agnello, 2021
Semigres nero con tempera bianca e oro, cm 58 x 21 x 18
Dante Mazza
Pink, 1983
Acrilico su tela, cm 110 x 80
Giampiero Montanari
La dolce attesa, 1984
Olio su tela, cm 58 x 78
Claudio Nicoli
Arianna e Minotauro, 2019
Bronzo, altezza cm 75
Rinaldo Novali
Priental zaffiro “Purgatorio, canto I”, 2021
Collage su tela e seta, pittura a tecnica mista, cm 66 x 100
Maurizio Osti
Polaportrait Silvana 1997, 1977-2003
Polaroid, stampa fotografica, silicone, lettering, medium density, foglia d’oro, cm 42 x11 x 2,8
Maria Cristina Pacelli
Il mio Angelo, 2023
Impasto di grès dipinto-tecnica mista, cm 102 x 34 x 9
Carlo Reina
Senza titolo, 2022
Terra cotta, lamiera ossidata su fondo acrilico nero, cm 60 x 40
Laura Zizzi
Aracne, 2022
Terracotta patinata con tempera all’uovo, cm 22 x 22 x 22
BIOGRAFIE ARTISTE E ARTISTI IN MOSTRA
Adriano Avanzolini
Nato a Bologna nel 1945, lo scultore bolognese Adriano Avanzolini inizia giovanissimo, alla fine degli anni sessanta, la ricerca che riprenderà in periodi diversi del suo ininterrotto percorso artistico, orientata ad esprimere commedie e tragedie mute, senza tempo e spazio, ove ciascuno
esprime, osservando, il proprio senso della vita. La tecnica utilizzata è quella del calco dal vivo di gruppi di figure, con uso del colore. Avanzolini si sperimenta artisticamente, nel corso della sua lunga carriera, con sculture in materiali diversi, potentemente simboliche, costruite con attenzione al continuo rapporto tra umano e divino. Dalla fine degli anni Sessanta ad oggi ha esposto in spazi pubblici e privati e realizzato opere monumentali. È segnalato nel Catalogo Bolaffi scultura. Ha fatto parte dal 1977 dell’Opera dei Celebranti. Nel 1981 ha co-fondato il gruppo di ricerca “La Pittura a tre facce”. Espone in permanenza nello spazio bolognese di via Urbana 13.
Rosa Bagnaresi
Nata a Bologna nel 1958. Diplomata all’Istituto d’Arte e all’Accademia dì Belle Arti di Bologna nella sezione di scultura (prof. Quinto Ghermandi) consegue a Faenza il titolo di “torniante formatore ceramista”. Negli anni Ottanta insegna ceramica in un progetto formativo del Fondo Sociale Europeo e coopera al corso di ceramica presso l’Istituto di pena minorile “P. Siciliani” (Comune di Bologna). Nel 2002 l’Università di Bologna la incarica di realizzare riproduzioni di reperti fossili del Museo Paleontologico di Liaoning in Cina. Per numerosi anni collabora con restauratori della terracotta e della maiolica e insegna presso l’Istituto d’Arte di Bologna (formatura) e il Liceo Artistico di Zurigo (scultura e decorazione plastica). Nel 2007 collabora con la prof. Maricetta Parlatore al restauro degli apparati decorativi della Rocchetta Mattei nel rifacimento di elementi in ceramica, stucco e gesso dipinto. Dagli anni Novanta è titolare dello studio d’arte di scultura e ceramica che nel 2012 si trasforma in Associazione Laboratorio Belle Arti (A.L.B.A.) grazie alla collaborazione con il prof. Paolo Gualandi: uno spazio aperto ad artisti, cittadini, studentied appassionati di queste arti. Nel 2021 collabora con il prof. Gualandi all’organizzazione della mostra I Raku presso O.A.S.I. Tolè, partecipando anche alla realizzazione del relativo catalogo.
Lidia Bagnoli
Nata a Castelnovo ne’ Monti nel 1952. Ha studiato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha iniziato ad esporre nel 1974 e da allora ha continuativamente svolto la sua attività artistica allargandola alla scenografia, alla pubblicità, al design, alla produzione multimediale. Ha insegnato per più di vent’anni alla Accademia di Brera a Milano e successivamente ha ricoperto il ruolo di docente di Scenografia del Melodramma alla Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha lavorato con molte gallerie in Italia e all’estero, tra cui Galleria Forni a Bologna e
Milano, Galleria Cramer a Bonn, Tatistcheff Gallery a New York. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in USA, Germania, Italia. Nel settembre 2016 ha presentato un video collegato al film Broken Blossoms di D.W. Griffith alla National Gallery di Washington D.C., facendo seguito ad altre performance e conferenze sul rapporto tra musica e immagine alla Universi
ty of Illinois (2000), Parma (2001) New York University (2001), National Gallery, Washington D.C.
(2003). Nel 2017 ha partecipato con una sua presentazione alla conferenza annuale su Music and the Moving Image alla New York University. Contemporaneamente ha progettato diversi allestimenti per opere ed eventi di cui si ricorda in particolare la collaborazione con il Conservatorio di Milano per una messa in scena de I Promessi Sposi di Amilcare Ponchielli (2015), Satyricon di Bruno Maderna (2017), Billy Budd di Giorgio Federico Ghedini (2018), Suor Angelica di Giacomo Puccini (2018), Nella Torre di Gabrio Taglietti (2021). Lidia Bagnoli vive tra Boston e le campagne vicino Bologna dove ha ricavato il suo studio da un antico oratorio.
Maddalena Barletta
Vive a Bologna, si diploma all’Accademia di Belle Arti (sezione pittura), frequenta il DAMS Arte, partecipa a uno stage fotografico del Maestro Franco Fontana, studia la tecnica dell’affresco. Nasce come pittrice privilegiando la pittura fortemente materica, lavorando sulla poetica della traccia, attraverso il linguaggio dei segni preistorici e dei graffiti contemporanei. Successivamente la fotografia, da sempre frequentata parallelamente ma vissuta da molti anni, come evoluzione pittorico-concettuale, rivisitata, sperimentata e reinterpretata come possibilità di fermare il tempo della realtà…. e vedere oltre.
Wanda Benatti
Nasce a Bologna dove tutt’ora vive e lavora. Diplomatasi all’ISIA di Bologna (è allieva dell’artista bolognese Pirro Achille Cuniberti) prosegue gli studi artistici ad Urbino alla Scuola Superiore di Grafica dove si abilita all’ insegnamento della grafica pubblicitaria. L’ambiente urbinate, così ricco di pregnanze artistiche, il contatto con importanti Maestri dell’incisione contemporanea, Enrico Ricci su tutti, e l’amore per il Segno sviluppatosi nel contatto con i grandi Pier Achille Cuniberti e Toti Scialoja diventano elementi determinanti per la sua futura formazione artistica. Rientrata a Bologna, frequenta per un certo periodo l’Accademia di Belle Arti, lo studio calcografico di Mario Leoni e di altri, e inizia una lunga collaborazione con lo Studio di Architettura di Glauco Gresleri, che diventa un ulteriore fondamentale nutrimento di conoscenza e di sviluppo sia in campo artistico che in campo professionale. In parallelo, all’inizio dell’attività pittorica e la partecipazione a mostre, si intensifica l’attività allo Studio di Architettura e le varie esperienze professionali più specifiche in questo campo con la partecipazione a concorsi internazionali, dove interviene sui progetti presentati con sue rielaborazioni pittoriche.
Fausto Beretti
Nasce a Reggio Emilia nel 1962. Nel 1980 consegue il diploma di Maturità Artistica al Liceo Artistico di Bologna e frequenta il corso di scultura diplomandosi nel 1984 come Maestro Scultore all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Negli anni della sua formazione è stato allievo di Ugo Guidi, Enzo Pasqualini e Quinto Ghermandi. Dal 1984 al 1988 lavora per la curia di Reggio Emilia eseguendo copie di quadri antichi per numerose chiese della diocesi, appassionandosi alle tecniche antiche. Dal 1987 al ’90 insegna Discipline Plastiche all’Istituto d’Arte “G. Chierici” di Reggio Emilia. Dal 1990 al 1992 ha vissuto e lavorato a Parigi eseguendo una serie di quattro grandi tele dedicate al ballerino russo Vaclav Fomič Nižinskij, per il collezionista Renè Bocobza. Nel 1991 incontra a Parigi lo scultore Jacques Canonici con il quale condivide una solida amicizia e un intenso periodo di creazione artistica. Dal 1992 al 1994 collabora con la ditta Archè Restauri di Parma, lavorando in Italia e all’estero. Nel 1995 ottiene la cattedra di Discipline plastiche al Liceo Artistico Statale “Paolo Toschi” di Parma dove tuttora insegna. Nel 2019 entra a far parte della prestigiosa associazione di artisti bolognesi “Francesco Francia”.
È nata a Bologna nel 1966. Consegue diplomata al Liceo Artistico di Bologna, consegue poi Laura in Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze. “Per Elisabetta Bertozzi l’Arte ha sempre avuto il privilegio di costituire un’esperienza completa, sia nel modellato quanto nel disegno, nella ricerca come nell’architettura, quindi un moto dell’anima in cui la tecnica è il privilegiato ed essenziale strumento di rappresentazione dello spirito, in cui il primato dell’intelletto si fa segno, volume, spazio abitativo; in cui la ricerca è indagine e scoperta, nesso tra passato e futuro, nello stupore della scoperta della storia, della vicenda umana, del patrimonio da tramandare; così l’Architetto è naturalmente anche scultore, modellatore e disegnatore raffinato. La dimostrazione di un’attività partecipata e continuativa è così nelle opere spesso inedite, sintesi di una personalità di grande spessore, testimonianza ne è così il sognante nudo femminile, vero respiro nel tempo, ma anche lo sguardo penetrante di un piccolo uomo che dona emozione; espressioni di una coerenza stilistica ove estetica, etica e poetica si identificano…”. (E.C.)
Tina Cantisano
Nata a Grizzana Morandi (BO), vive e lavora a Bologna. Ha iniziato la sua intensa attività artistica a metà degli anni Ottanta formandosi tramite numerosi corsi di disegno, incisione e pittura (olio, acrilico, tecnica mista, pastello ed acquerello). Dal 1997/98 al 2001/02 è stata iscritta all’Accademia delle Belle Arti di Bologna interessandosi anche ad altre materie. Le sue opere, prevalentemente nature morte, paesaggi, ritrae, nudi ed animali, si trovano in molte collezioni private e pubbliche in diverse città italiane ed all’estero. Ha esposto in una cinquantina di mostre collettive ed in alcune personali.
Mirta Carroli
Ha iniziato ad esporre nel 1984 con numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero e ha al suo attivo diverse sculture di grandi dimensioni. Ama misurarsi con lo spazio, sia di interni che di esterni, per dialogare e progettare i suoi interventi scultorei. È stata docente presso il Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” e l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1999 le viene conferito il Premio Marconi per la scultura e nel 2019 riceve la Targa Volponi alla carriera. Nel 2018 le viene conferito il titolo di Accademica Clementina. Espone nel 1994, 2003, 2011 e 2013 a New York, nel 1995 è presente con una versione del menabò Dieci nell’Uno alla XLVI Esposizione Internazionale d’ Arte di Venezia, sezione Grafica. Nel 2013 espone le sue opere a Shanghai. Ultime collettive: Bologna dopo Morandi (2016, Palazzo Fava, Bologna, a cura di Renato Barilli), XXVI Biennale di Scultura (2016, Gubbio, a cura di Enrico Crispolti, Bruno Corà, Giorgio Bonomi), My way, A modo mio. Ginevra Grigolo e lo studio G7 44 anni tra attualità e ricerca (2017, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna). Nel maggio del 2018 la sua scultura alta sei metri Nike viene ubicata in una rotonda nella città di Faenza. Nel 2020 a Langhirano realizza una scultura per il Sentiero d’Arte nel contesto di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020/2021.
Danilo Cassano
Nato nel 1953 ad Anzola dell’Emilia (BO), vive e lavora a Piumazzo, località Madonna della Provvidenza (MO). Ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti alla Scuola di Scultura di Quinto Ghermandi. Ha insegnato la materia di Discipline plastiche e il Laboratorio di Scenografia presso il Liceo Artistico Statale “Paolo Toschi” di Parma. Ha partecipa a importanti mostre collettive e personali. È presente con opere di scultura in diversi città della regione e in collezioni private.
Giuseppe Cavallini
Mostre e pubblicazioni principali: 2006, Galleria Goinard, Parigi; 2009, Galleria ARKA, San Pietroburgo; 2010, Galleria 18, Bologna; 2014, Collezione permanente Associazione “Francesco Francia” per le Arti, Palazzo d’Accursio, Bologna; 2016, Da Ghermandi a oggi: La scultura a Bologna nel 900”, Galleria Il Caminetto, Bologna. Pubblicazioni: Fare ceramica (Zanichelli, 2001); Figure del Novecento 2 (Lalit, 2007); Catalogo degli Scultori Italiani (Mondatori ed. 2007 e successive). Sue opere sono conservate presso: Galleria d’Arte Moderna “Francesco Podesti”, Ancona; Collezione di Geologia “Museo Giovanni Capellini”, Bologna; Galleria d’Arte Moderna “Aroldo Bonzagni”, Cento; Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento. Hanno scritto della sua opera: Francesco Arcangeli, Marcello Colusso, Franco Solmi, Antonio Del Guercio, Roberto Sanesi, Luigi Serravalli, Rolando Bellini, Alfonso Panzetta. È stato titolare di cattedra presso Accademia di Belle Arti di Milano, Carrara, Torino e Bologna.
Loretta Cavicchi
Diplomata in pittura e scultura all’Accademia Belle Arti di Bologna, ha avuto come docenti Luciano De Vita, Paolo Manaresi, Quinto Ghermandi, Nicola Zamboni, Milesi e Pompilio Mandelli. Ha frequentato il Laboratorio di incisione di Mario Leoni. Tra i riconoscimenti ottenuti: Premio Grafico Accademia Clementina, borsa di studio pluriennale Collegio Venturoli, selezione Mostra Internazionale Illustratori di Bologna e per anni alla Biennale Bronzetto Dantesco di Ravenna. Ha iniziato la carriera espositiva nel 1985 alla Galleria D’Azeglio di Bologna, poi espone nella personale La figura ritrovata alla Galleria L’Ariete (1993). Nel decennio successivo con il gruppo Ut pictura poësis progetta una serie di mostre-evento all’Associazione Italo Germanica, con opere di pittura, scultura, disegno in dialogo con altri linguaggi espressivi. Nel 2017 espone all’International Messe für Zeitgenössicsche Kunst a Innsbruck, poi a Parigi, Clermont Ferrand, Roma e offre la mostra Angeli della Terra (Antoniano di Bologna), per il sostegno alla infanzia disagiata in Costa d’Avorio. Alla personale Ostinata illusione (Sassetti Cultura, Milano, 2012) è seguita Trasform/azione a Bologna nella Sala del Baraccano (cura di Valerio Dehò, 2014) in cui espone anche il Libro d’artista Hölderlin, lasciarsi ritrovare. Nel 2015 partecipa al percorso espositivo Angelo Venturoli tra l’opera, il collegio e la sua eredità. Ha poi esposto in varie mostre alla galleria Wikiarte di Bologna, Fondazione Mazzoleni (Alzano Lombardo), Goethe Zentrum e per l’Associazione “Francesco Francia” per le Arti 1894 – APS.
Barbara Ceciliato
Vive e lavora a Bologna. Ha insegnato, come Titolare di Cattedra, all’Accademia di Belle Arti di Milano, Venezia e Bologna. La sua indagine artistica parte dallo studio del rapporto tra “materia-colore-struttura”, nella composizione di ipotetici paesaggi che coinvolgono anche il “corpo umano” con opere di grandi dimensioni su supporti cartacei, materiali plastici, tessuti, veicolati dal “nastro adesivo” e da miriadi di graffianti segni/disegni. “Nell’opera Tachicardia – Piegata il riferimento alla femminilità non è solo un accenno: il cuore che pulsa so?o la gonna fa affiorare un tocco di provocazione” (dal testo di Beatrice Buscaroli per la mostra Visioni Barbariche, Galleria Civica di Russi). Dal gennaio 2007 coordina come Art Director, assieme all’artista Claudio Rosi, l’attività dello spazio espositivo per giovani artisti Casagallery “Galleria Itinerante” di Bologna.
Nel 2016 Fausto Lupetti Editore ha pubblicato Volevo fare l’esploratrice, libro d’artista e monografia, con prefazione di Andrea Emiliani.
Ivan Dimitrov
Nato a Dupniza in Bulgaria nel 1958, giunge giovanissimo in Italia dove completa la sua formazione artistica. Elegge Bologna come patria adottiva e sede di lavoro. Negli anni Ottanta, a Bologna, avvia un proprio studio aperto al pubblico. Negli anni Novanta inizia un ciclo di mostre personali caratterizzate da esposizioni tematiche: la Natività, gli omaggi ai grandi maestri, il teatro, la vedutistica dedicata a Bologna. In collaborazione con la galleria Studio Santo Stefano organizza Nativity, mostra-evento che diventa un atteso appuntamento del Natale bolognese. Nel 2020 la ricca produzione di bassorilievi in terracotta dedicatsa a Bologna viene raccolta in una mostra antologica, che con il titolo Sotto il segno dei portici accompagnerà l’iter di candidatura dei portici di Bologna a Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Sempre in ricerca di nuovi stimoli, nelle più recenti esposizioni personali, oltre alle caratteristiche sculture in terracotta, vengono presentati bronzi, acqueforti e dipinti a olio. Le sue opere sono esposte in permanenza presso la Galleria Studio Santo Stefano di Bologna.
Maria Cecilia Di Vincenzo
È nata nel 1949 a Lanciano (CH), dove si è diplomata in Maestro d’Arte. A Perugia ha conseguito il Diploma in Arti Applicate e il Diploma dell’Accademia di Belle Arti, nel corso di pittura. Ha insegnato Discipline pittoriche fino al 2008 all’Istituto d’Arte e al Liceo Artistico di Bologna, dove risiede e lavora. Ha partecipato sin dagli anni Settanta a mostre collettive e personali. Nella ricerca artistica di Maria Cecilia Di Vincenzo, segnata da diverse esperienze formali sia astratte che figurative, l’equilibrio dinamico di ragione e sensibilità poetica punta all’interiorità del vedere, come anelito alla libertà e alla leggerezza del pensiero. Parte da una memoria che richiama rustici borghi, architetture primordiali proiettate nell’infinito del presente, ma anche tratti di vita vegetale e animale, còlta nella sua essenza più pura: attraverso l’uso di varie tecniche su tela e su carta (olio, acquerello, acrilico, tecnica mista), il percorso evolutivo dell’artista giunge a una sintesi cromatica, che apre lo sguardo a spazi silenziosi e astratti, fino alla ricomparsa dell’elemento naturale nella sua trasparenza formale e liberazione spirituale.
Renzo Francabandera
Artista e live performer, giornalista ed esperto di arte dal vivo, vive a Bologna. Ha conseguito laurea, aster e Phd in Discipline sociali e un master biennale in Arte e Letteratura dell’Era digitale con l’Universidad de Barcelona. È docente di Teoria e Didattica dell’immagine presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha insegnato Linguaggi del corpo e Estetica del Movimento presso l’Università di Torino. Realizza illustrazioni e immagini per l’editoria e opera come live performer. La Biennale di Venezia, il PAN e il Maschio Angioino a Napoli, il Palazzo dei Priori di Volterra, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Piccolo Teatro e le Officine Ansaldo di Milano, Palazzo Fieschi a Genova, San Salvi a Firenze sono alcune fra le tante sedi in Italia che hanno ospitato sue mostre personali o interventi artistici. Tiene laboratori e progetti di formazione su linguaggi della contemporaneità e arte performativa in tutta Italia.
Aldo Galgano
Vive e lavora a Bologna. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna sotto la guida di Mandelli, Morelli, Manaresi e Parronchi come storico dell’arte, insegnando pittura presso il Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”. Aderisce alla corrente della “Nuova Figurazione”, fino a maturare verso la fine degli anni Sessanta una pittura iperrealista. Negli anni Settanta il suo linguaggio diventa più concettuale e neo-metafisico. Dagli anni Ottanta in avanti ricerca nuove soluzioni di avanguardia espressiva, esplorando il territorio del mito, utilizzando la metafora, attraverso la fusione dei linguaggi. Nel mese di giugno 2020 tiene la sua ultima importante personale dal titolo Apocalisse Naturale Artificiale presso la Pinacoteca della Rocca di Dozza Imolese.
Paolo Gualandi
Scultore, vive e lavora a Tolè. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia con il Maestro Viani, è stato docente di Modellazione plastica al Liceo Artistico di Bologna (1971-2007). Il suo percorso artistico, volto per lo più alla ricerca sull’immagine plastica, l’ha portato ad occuparsi anche di scultura scenografica e ceramica. In collaborazione con l’Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza” di Bologna ha sviluppato tecniche di rappresentazione plastica della realtà visiva per un’educazione all’immagine rivolta a non vedenti e ipovedenti ed è tra gli ideatori e promotori del Museo Tattile Anteros nel 1999. Con il Centro Protesi INAIL di Vigorso nel 1996 ha sviluppato un laboratorio di scultura modellata, con finalità psico-riabilitative. È stato cofondatore dell’Associazione Scuola di Scultura Applicata (ASSA) di Bologna che ha curato il I Corso nazionale di Formazione Professionale per Tecnico progettista dell’immagine tridimensionale (1992) – Regione Emilia Romagna – Fondo Sociale Europeo, e dell’Associazione Laboratorio Belle Arti di Bologna e dell’Opificio Artistico Silvestre Ideale (O.A.S.I.) (2015) a Tolè-Vergato, dove ha sviluppato un’area Parco Laboratorio e Rifugio Artistico. Tra le opere pubbliche: Porta e Tabernacolo nella Chiesa di Padre Marella, Bologna; Monumento ai Caduti – Loiano (BO); Corona in bronzo-Tomba di S.M. Umberto II Re d’Italia, Pantheon, Roma; La Resurrezione, Cripta Chiesa Metropolitana San Pietro, Bologna; Ritratto di Papa Francesco, Chiesa di Tolè; La Custode dell’Acqua, Tolè; Busto del Prof. F.A. Manzoli, Istituto Ortopedico Rizzoli – Centro Codivilla, Bologna; Tondo con Ritratto di Padre Marella, Chiesa di San Petronio, Bologna; Presepio Monumentale, Palazzo d’ Accursio, Bologna. Ha esposto in importanti mostre personali e collettive.
Benedetta Jandolo
Ha sempre seguito con entusiasmo l’evolversi del festival Land Art al Furlo fin dalla prima edizione nel 2010. A questa manifestazione ha presentato le opere La Città Smeralda, Le Geomerie Solari, La Città e Tempietto. Già da questi lavori si può percepire la sua fantastica propensione
verso la cracking-art, il ready-made, il disegno, l’installazione. Nomade, eclettica, sperimentatrice di più linguaggi, Benedetta Jandolo nasce a Forlì dove studia all’Istituto d’Arte. A Bologna si specializza in Disegno Anatomico, materia che poi ha insegnato. Già nel 1991 presenta le sue opere in una personale e tre anni dopo è a New York per una collettiva sugli artisti emergenti italiani. Si innamora del libro d’artista, su cui continua a lavorare, fa escursioni nella Mail Art e nella Poesia Visiva, con un‘assidua attenzione al lavoro delle donne, come conferma nella mostra che la vede come curatrice Degli orditi e delle trame. Nel 2000, per Bologna Capitale Europea della Cultura, installa Porta San Donato Soma, una scultura in terracotta, ferro e legno. Durante il primo decennio del Duemila gira il mondo per presentare le sue ricerche, dalla Germania alla Slovenia, dall’America del Nord alla Francia. Numerose le sue opere in permanenza in collezioni pubbliche e private.
Monica Macchiarini
Scultrice, disegnatrice e ceramista, ha partecipato a mostre collettive ed eventi artistici a fasi alterne incrociando, spesso percorsi alternativi che l’hanno sempre ricondotta all’origine, la scultura. L’artista trae ispirazione dalla natura e dall’arte figurativa classica. Le sue sculture ‘parlano’ un linguaggio attuale attraverso donne senza tempo, Dee, Sibille, Sacerdotesse, Oracoli. Utilizzando un materiale povero e naturale come l’argilla, Monica Macchiarini racconta e traduce emotivamente percorsi interiori che vengono alla luce attraverso simboli ancestrali e ‘incantamenti’ che richiamano alla Sacralità della vita, al Divino Femminile, alla Madre Terra e alla Creazione in tutte le sue forme preziose di Energia vitale. Nasce a Vergato (BO) nel 1962. Nel 1980 consegue il diploma di maturità Liceo Artistico di Bologna. Nel 1981 svolge uno stage di ceramica a Imola (BO). Frequenta poi il corso di scultura all’Accademia di Belle Arti di Perugia diplomandosi nel 1984 come Maestra Scultrice. Negli anni della sua formazione è stata allieva di Ugo Guidi, Giorgio Lenzi, Eliseo Mattiacci, Bruno Corà. Dal 2001 fino al 2007, a Sasso Marconi, inizia un’importante esperienza di artigianato artistico con la bottega L’Altrarte che contribuisce a fondare. Nel 2007 inaugura un percorso individuale che la vede impegnata come scultrice-ceramista e come docente di laboratori didattici e corsi specifici in campo artistico. Realizza il nuovo Stemma del Comune di Sasso Marconi (un bassorilievo in semigres dipinto) collocato nella facciata del Comune e le piastrelle con “I segni della Dea” collocati nella facciata della Sala Mostre Renato Giorgi. Nel 2008 diventa coordinatrice di un importante atelier di Art Brut per persone adulte con disabilità della coop. Sociale Open Group “Marakanda: arte e capacità in corso d’opera” a Borgonuovo di Sasso Marconi (BO).
Dante Mazza
Nato a Budrio (Bo) nel 1948, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove ha poi insegnato dal 1969 al 2007. Dal 1992 è Presidente della Fondazione Collegio Artistico Venturoli di Bologna. La sua attività espositiva inizia nel 1968 con la partecipazione alla mostra Arte Contemporanea in Emilia e Romagna presso il Museo Civico di Bologna. Nel 1970 espone a Firenze alla galleria il Bisonte e nel 1974 alla galleria Gian Ferrari e alla galleria delle Ore di Milano. Nel 1977 espone a Venezia alla galleria Venezia Viva. Nel 1979 è “Segnalato Bolaffi” dalla critica per la Grafica e allestisce una personale alla galleria l’Incontro di Imola. In seguito il suo interesse si rivolge anche alla scultura e alla ceramica. Nel 1980 vince il concorso per l’esecuzione della Pala celebrativa in occasione della Canonizzazione di Santa Clelia Barbieri, che realizza l’anno seguente è che verrà collocata nel Santuario delle Budrie di San Giovanni in Persiceto (BO). Seguirà un periodo dedicato anche all’Arte Sacra con l’esecuzione di alcune pale nella chiesa di San Procolo a Bologna, di Anzola Emilia, di Pieve di Budrio, di San Francesco a Molinella e Renazzo. L’ultima, in ordine di tempo, del 2009 è dedicata a San Pellegrino Laziosi e collocata nella cappella dell’ospedale di Budrio. Ha partecipato anche a tutte le mostre organizzate recentemente dall’Associazione “Francesco Francia” per le Arti.
Giampiero Montanari
Vive e lavora a Bologna, si è diplomato all’Istituto d’Arte e dove ha frequentato l’Accademia ha viaggiato molto all’estero in Francia, Parigi in particolare, ha lavorato in Irlanda, Gran Bretagna e Spagna ha frequentato lo studio del professore Patrizi dove ha conosciuto molti maestri bolognesi da Giovanni Romagnoli a Gino Marzocchi, Giulio Fiori, Alessandro Cervellati e Cesarino Vincenzi, suo maestro di plastica, facendo tesoro dei loro consigli. Per questo gli piace modellare creta, figure e cavalli talune gettate in bronzo. Ha partecipato alla mostra dei bronzetti a Padova, alla Biennale Internazionale Dantesca di Ravenna. Ha tenuto numerose personali e collettive a Bologna, Modena, Bolzano, Roma, Reggio Emilia. Le sue opere si trovano in numerose collezioni in Italia e All’estero. Nel 2003 ha pubblicato un libro intitolato Bologna dipinta e nel 2010, in occasione di una sua personale, ha presentato un libro dal titolo Quattro passi per Bologna.
Claudio Nicoli
È nato nel 1958 a San Giovanni in Persiceto (BO). Dopo studi classici nel capoluogo emiliano, si è laureato all’Accademia di Belle Arti nella sezione scultura, sotto la guida di Quinto Ghermandi. La lunga permanenza in Toscana gli ha dato modo di approfondire i molteplici aspetti della cultura mediterranea greca ed etrusca e di confrontarsi con il migliore repertorio della produzione artistica, passando per il Rinascimento fino alla contemporaneità. Nelle sue opere di grafica, pittura e scultura reinterpreta personaggi e vicende della mitologia in chiave postmoderna. Nicoli predilige il bronzo per realizzare opere di piccole e grandi dimensioni e dal 1995 è presente sui cataloghi delle case d’asta italiane più importanti. Ha al suo attivo numerosissime mostre personali in Italia e all’estero. Ha realizzato opere per collezionisti privati ed enti pubblici. All’attività artistica abbina la passione per la scrittura in forma di poesie e racconti brevi. Attualmente vive e lavora a Pieve di Cento. Di lui scrive Paolo Levi: “Nicoli è uno scultore atemporale…eretico e rigoroso al contempo… che grazie alla sua poetica può confrontarsi con i Maestri che attraverso i secoli hanno costruito il grande museo della nostra storia dell’arte. Questo specchiarsi, interrogarsi e prendere posizione e, quindi, ogni volta rischiare, è il risultato di una scelta di un proprio linguaggio, di una vocazione irripetibile fa?a di tensioni intellettuali inesauste”.
Rinaldo Novali
Cinquant’anni di attività artistica: la pittura mi accompagna fin da piccolo. Grande gioia mi ha dato l’insegnamento proprio della pittura, intesa anche come arti visive nelle Accademie di Belle Arti di Torino, Carrara e Bologna. In quest’ultima ho insegnato nella stessa aula dove ero stato studente e assistente alla cattedra di Concetto Pozzati. Le mostre da menzionare, sia personali che collettive, sarebbero numerose. Ho avuto l’onore di esporre in spazi nazionali e internazionali prestigiosi. I miei dipinti si trovano in importanti collezioni pubbliche e private. Mi piace ricordare la mia partecipazione in alcuni teatri come il Comunale di Bologna, il teatro di Ferrara, il teatro anatomico di Mantova, la Fenice di Venezia, il teatro di Francoforte, dove ho lavorato come scenografo e costumista, essendo anche diplomato scenografo al master Teatro Studio del Comunale di Bologna. Vorrei solamente menzionare tre mostre: La pittura in Europa, Braccio di Carlo Magno, San Pietro, Città del Vaticano, poi la mostra personale a Parigi Le Bateau Lavoir, nell’ex studio di Picasso, e infine l’antologica Rinaldo Novali 1982-2007 a Cherasco, Palazzo Salmatoris.
Maurizio Osti
Nato a Sasso Marconi, (BO), è stato docente di Tecniche Grafiche Speciali e Progettazione Grafica all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Si è formato nel clima della Nuova Scrittura, Arte Concettuale, Minimal Art. Opera sui diversi versanti della ricerca artistica e grafica. Attraverso installazioni, micro-performance, audio proiezioni, utilizzo di tecniche e materiali delle attuali tecnologie, in particolare il silicone, indaga le possibilità espressive del caso e delle coppie oppositive in una costante riflessione critica all’interno delle poetiche artistiche e dei modelli della comunicazione mediatica. Nel 2009 riceve il Premio Marconi per l’Arte Multimediale. Ha partecipato a molteplici mostre nazionali ed internazionali tra cui: due quadriennali, 1960-80, 1986; diverse biennali: Venezia 1986; Alessandria d’Egitto 2007; Alessandria, (Piemonte), 2008, 2011. Ha realizzato inoltre libri oggetto, ideato e interpretato graficamente Most High Lord di Ezra Pound e le Illuminations/Illuminazioni di Arthur Rimbaud edite da Pazzini Editore. Ha disegnato con Jane Paterson la famiglia di caratteri digitali Folk, ispirati all’opera di Ben Shahn e pubblicati dalla casa editrice digitale Monotype FontFont, nella consapevolezza che il carattere tipografico è la voce del testo.
Maria Cristina Pacelli
È nata a Viareggio nel 1954. Avvia la propria formazione artistica a Bologna, dove tuttora vive e lavora. Nel 1972 si diploma al Liceo Artistico di Bologna sotto la guida degli artisti Ugo Guidi, Mario Nanni e Adriano Avanzolini. Negli anni seguenti continua a dipingere e frequenta i corsi della Scuola libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Partecipa a varie mostre di pittura collettive ed espone le sue opere in personali organizzate dal Comune di Bologna presso il Quartiere San Vitale e presso la sede della società di consulenza aziendale e di logistica OPTA di Bologna. Nel 1999 compie una scelta decisiva riguardo la scultura e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna, alla scuola degli scultori Franco Mauro Franchi e Emanuele Giannetti. Nel corso degli studi accademici partecipa a vari concorsi finalizzati alla collocazione di opere scultoree all’Ospedale Rizzoli di Bologna e all’Ospedale di Lago Santo. Nel 2005 si diploma presso la cattedra di scultura dell’Accademia di Belle Ar= di Bologna, tenuta dallo scultore Nicola Zamboni, con una tesi finale dedicata all’analisi del linguaggio espressivo in scultura in rapporto alla psicologia del profondo. In particolare, approfondisce lo studio delle analogie tra il linguaggio archetipico dell’arte del XX secolo e i concetti di archetipo e inconscio collettivo teorizzati dallo psicologo Carl Gustav Jung e si sofferma sull’opera di Henry Moore, da cui ricava suggestioni e spunti. Nel 2004 vince il concorso indetto dall’azienda
USL di Ferrara sul tema “Rinascita” per la realizzazione di un’opera scultorea in bronzo, che porta a termine sotto la guida dello scultore Emanuele Giannetti nel corso del 2006. La scultura dal titolo La Rinascita, in bronzo e travertino, viene installata nel luglio del 2007 presso il giardino dell’ospedale Mazzolani Vandini di Argenta. A settembre 2006 presenta una personale organizzata dal Comune di San Lazzaro di Savena nel cortile interno del palazzo comunale e ad aprile 2007 partecipa ad una esposizione collettiva organizzata dal medesimo comune nella “Sala di Città”. Seguono dal 2008 ad oggi ulteriori occasioni espositive, che registrano una crescente attenzione da parte del pubblico e della critica. Lavora con grande spontaneità vari materiali nella determinazione di “dare forma” alla materia, usando come pretesto le geometrie del corpo e della natura, alla ricerca di una comunicazione densa d’immaginazione, emozioni, sensi e intelligenza. Ne deriva un linguaggio in continua sperimentazione attraverso cui le complesse realtà interiori, celate nel profondo, sgorgano trovando forma, per entrare a far parte del mondo esterno e assumere così vita propria.
Carlo Reina
Nato a Bologna nel 1942, frequenta l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti nella sua città. È docente di Disegno tecnico e modellista all’Istituto d’Arte di Bologna. Nel 1988 restaura a Salonicco le vetrate dell’Aula Magna dell’Istituto di Cultura Macedone. Riceve sostegno dai suoi maestri come Vasco Bendini e Pirro Cuniberti. Grazie alla loro segnalazione negli anni Sessanta e Settanta partecipa alle esposizioni bolognesi Mostre d’Autunno. Nel 2000, insieme ad altri artisti, allestisce una mostra per denunciare lo scempio delle Guerre. Da quel momento prende una posizione rispetto al tema della non violenza. Ricerca oggetti bellici, Ii reinterpreta con nuovi significati, valori e contenuti, quegli stessi che il tempo di pace ha generato. Nel 2018 partecipa alla mostra Il Tempo Escluso – Art doesn’t rest con la Fondazione Casa degli Artisti Lyda Borelli: in questa occasione ha esposto opere e installazioni dove materiali e tema si sovrappongono, in quel concetto di riflessione temporale che ha ricavato dal pensiero di Carlo Rovelli: “Passato e futuro non si oppongono, e fanno parte di un tutto”. Reina nel tempo rimane fedele all’Arte Povera così come la sua passione per la reinterpretazione di materiali rinvenuti. Benché derivata da esperienze materiche e processuali di matrice poverista, la sua produzione appare dominata da un’assidua, ineludibile, propensione costruttiva. Le emergenze fisiche della materia organica e i suoi impulsi direttivi sono infatti assecondati solo in parte, obbligati a leggi e principi organizzativi derivati da una pregressa esperienza concretista, di cui persiste anche l’idea dell’immagine come realtà auto-fondata, comprensibile solo nelle sue relazioni interne. Il critico Pasquale Fameli lo segnala nel suo testo Arte a Bologna nel secolo Novecento del 2021. Nel 2020 partecipa alla mostra Emozionalmente, MenteEmozionale a Faenza. Lavora a Grizzana Morandi.
Laura Zizzi
È nata a Bologna nel 1984. Dopo essersi diplomata al Liceo artistico e aver conseguito un attestato di tecniche d’affresco sotto gli insegnamenti di Lorenzo Ceregato, frequenta l’Accademia di Bologna, dove si specializza in scultura e incontra lo scultore Nicola Zamboni, da cui apprenderà diverse tecniche scultoree. Dal 1997 Laura Zizzi partecipa a concorsi, come quello per la strage di Bologna in Montecitorio a Roma, il cui lavoro è conservato presso l’Ufficio Scolastico Regionale di Bologna. Partecipa a esposizioni in luoghi pubblici (cortile di Palazzo d’Accursio, Piazza IV Novembre, Piazza Aldrovandi, Giardini Margherita a Bologna) e a mostre collettive (Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna, Reale Collegio di Spagna). Dal 2015 realizza opere su commissione, pubbliche e private (Museo Ottocento Bologna, Residenza Melloni, Castello dei Manzoli) e collabora con la Galleria del Caminetto a Bologna, con la quale partecipa a Modenantiquaria.

In alto: Giuseppe Cavallini – Atlanta, 2020.
