La parola di Dio scuote, interroga e trasforma
Dio valuta il pentimento sincero più delle apparenze di rettitudine.
Ci invita ad essere sempre pronti a cambiare strada quando sbagliamo.
Oggi ricorre la 112ª Giornata del migrante e del rifugiato.
La liturgia della Parola ci invita oggi a fare due passi. Il primo viene dal riconoscere che, nella nostra vita, ci sono infedeltà e peccato. Quindi bisogna fermarci e “guardare”, avere il coraggio di riflettere sui nostri atteggiamenti, sulle nostre scelte e di dire di no a quello che a Dio non piace. Con fermezza. Gesù ci dà come modelli i pubblicani e le prostitute che hanno accolto la chiamata alla conversione del Battista. Ricordandoci che la conversione suscita dei santi!
Nella nostra vita c’è generosità, ci sono sentimenti di amore e di compassione? Paolo ci esorta a non fermarci.
Dobbiamo andare oltre, sempre oltre, e servire l’unità fra tutti. Non possiamo accontentarci di un poco di amore.
Occorre mirare alla piena trasformazione dei nostri sentimenti, facendo nostri man mano i “sentimenti di Gesù” che, per amore, si svuotò, si umiliò, si fece obbediente fino alla morte. La santità è una conversione continua sempre tesa alla costruzione dell’unità fra tutti in Dio. Andiamo, sì, e lavoriamo insieme nella vigna del Signore!
Non a parole, ma con i fatti!
fr. Antoine-Emmanuel, Frat. Monast. de Jérusalem – Vézelay FR
La pura amicizia che riflette Dio
Chi conosce qualcosa della vicenda francescana, iniziata poco più di otto secoli fa in quel paesino chiamato Assisi, sa che non si può dire “Francesco” senza Chiara, né “Chiara” senza Francesco. La loro amicizia rivela un legame spirituale molto bello e profondo che ha come cuore pulsante il Vangelo, ossia la persona stessa di Gesù, povero e umile. L’intreccio dei loro nomi e delle loro vite, custode di un carisma originale nella Chiesa, trae origine dal sogno riposto eternamente nel cuore del Padre: «Non è bene che l’uomo sia solo. Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (Gen 2,18). Se è vero che “dietro ogni grande uomo al mondo c’è una donna”, come non intendere in tal senso l’amicizia tra i due santi? In qualunque modo questo misterioso legame prenda forma nella vita di due persone, esso non può che avere un’unica origine e un solo fine: l’Amore. Lo sguardo di Chiara su Francesco non si scosta mai dal Cristo. Lei non solo vede in lui i tratti umani del volto di Gesù ma, di più, definisce sé stessa in relazione a entrambi: «Io, Chiara, indegna ancella di Cristo e pianticella del beatissimo padre Francesco… Come la donna tolta dall’uomo e di lui plasmata». Se Chiara vede in Francesco il volto del Cristo, Francesco vede in Chiara e nelle sorelle l’immagine di Maria. Parlando della loro vocazione, rivolge loro gli stessi appellativi da lui usati in una preghiera alla Madre di Dio, detta «figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del Signore nostro Gesù Cristo e sposa dello Spirito Santo». Al di là di alcune derive sentimentali che hanno dipinto le figure di Francesco e Chiara nei secoli, l’uno rimane per l’altro “sacramento” e specchio di Dio. «Francesco e Chiara sono esempio di come un uomo e una donna possano essere uniti nella totale purezza, lontani da ogni concupiscenza ed egoismo, totalmente uniti perché totalmente liberi, e totalmente donati l’uno all’altro perché totalmente offerti a Cristo e ai fratelli» (mons. Felice Accrocca).
Sorelle Clarisse, Monastero Immacolata Concezione – Albano L. (RM)

