La Perla dell’Etna: Zafferana Etnea
Zafferana Etnea (Zafarana in siciliano) è un comune italiano di 9.516 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia. Fa parte del Parco dell’Etna.
Per quanto concerne l’amministrazione ecclesiastica, il territorio di Zafferana Etnea ricade all’interno dell’arcidiocesi metropolitana di Catania, XI vicariato Paesi della Zona Bosco.
Zafferana Etnea sorge a 574 m. s. l. m, alle pendici orientali dell’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa. Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano, includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica, dai fitti boschi alle distese di deserto lavico.
È uno dei comuni del Parco regionale dell’Etna e nel suo territorio rientrano le tre grandi valli che secondo accreditate ipotesi rappresentano la testimonianza della sequenza della genesi del vulcano: Valle del Bove, Val Calanna e Valle San Giacomo.
L’abitato è adagiato in una vallata, (1715 m s.l.m.), Zoccolaro (1739 m s.l.m.) e Fior di Cosimo (1178 m s.l.m.), disposto in lunghezza parallelamente alla costa ionica, sul cui mare si affaccia come una terrazza.
Collocata in una posizione gradevole per gli amanti della tranquillità e della natura, dista pochi chilometri dai centri maggiori (Catania 24,6 km, Taormina 36,6 km, Acireale 13,7 km) e si trova a metà strada tra il mare e la montagna.
Zafferana rappresenta una delle porte d’accesso al vulcano, grazie alla strada provinciale dell’Etna che la collega alla stazione turistica di Rifugio Sapienza (Nicolosi) da un lato, e a quella di Piano Provenzana (Linguaglossa) dall’altro.
Zafferana rappresenta un’importante stazione climatica, essendo luogo adatto per la villeggiatura quando il clima, nelle grandi città, diventa irresistibilmente caldo. La presenza della montagna, con i suoi boschi rigogliosi, consente infatti di far fronte alle temperature particolarmente elevate dei mesi estivi.
Il clima, mite nei mesi autunnali e primaverili, diviene abbastanza rigido in inverno, causando gelate e occasionalmente qualche nevicata, ma favorendo gli amanti degli sport invernali ad alta quota.
La temperatura media è di alcuni gradi più bassa rispetto a quella della città di Catania e, in generale, delle città della provincia poste in riva al mare.
Diverse sono le ipotesi sull’origine del nome; alcuni studiosi ritengono che la parola derivi dall’arabo Zaufanah, che significa “giallo”, per l’abbondanza dei giunchi e delle ginestre che si trovano nei boschi del territorio; altri pensano che il nome provenga da parole arabe col significato di “contrada ricchissima d’acqua” oppure “fischio del vento”.
L’ipotesi più attendibile la si trova nell’Enciclopedia italiana di Gerolamo Boccardo, in cui facendo accenno alla coltivazione dello zafferano egli scrive che questa coltivazione «era industria principale nel moderno comunello di Zafferana Etnea; che da detta cultura prese il nome». Questa supposizione è avvalorata dal quadro della Madonna della Provvidenza (1838) di Giuseppe Rapisardi, in cui è dipinto un vaso con fiori di zafferano.
È definita la “Perla dell’Etna”.
Il territorio di Zafferana Etnea era attraversato, fin dal tempo dell’occupazione romana, da un importante asse viario che collegava la città di Tauromenium a quella di Katane, costituendo un percorso alternativo alla via Consolare Pompeia che costeggiava il litorale jonico. Questa strada pedemontana consentiva lo spostamento dei soldati romani al riparo dagli attacchi nemici e permetteva di raggiungere e attraversare l’imponente Bosco d’Aci, la cui legna veniva utilizzata per la costruzione delle navi.
A tal proposito, il celebre antropologo palermitano Giuseppe Pitrè, nella sua Biblioteca delle tradizioni popolari, cita Zafferana come luogo di passaggio dei tre santi Alfio, Filadelfo e Cirino, condotti dal preside Tertullo da Tauromenium a Leontini per esservi martirizzati il 10 maggio 253. Secondo alcune fonti in quel caso un’eruzione dell’Etna aveva reso impraticabile la strada costiera (via Pompeia), costringendo la legione e i condannati a servirsi della strada etnea.
Una piccola parte di questa antica strada lastricata, in seguito riadattata a mulattiera e utilizzata fino agli inizi del secolo scorso, è ancora visibile presso la contrada Dagalone. Altra testimonianza della presenza dei romani nel territorio è rappresentata dal ritrovamento di alcune monete romane.
Per approfondimenti: http://www.comune.zafferana-etnea.ct.it
