La poetica filosofica di Valentina Orlando
Dottoressa di ricerca in filosofia e scienze umane, docente M.I.U.R. di Storia e Filosofia, insegna attualmente al Liceo Scientifico “ G. Marconi ” di Foligno”.
Ha collaborato con il Giornale di Brescia e con la Scuola Internazionale per la ricerca Interdisciplinare della PUSC. Specializzatasi in bioetica e dopo aver discusso una tesi sull’ipotesi Gaia, nelle pubblicazioni successive si è interessata alle teorie olistiche della vita alle loro implicazioni antropologiche e al rapporto tra spirito e materia.
Scrittrice e saggista, coltiva la passione per la musica e per il canto jazz e ha frequentato i corsi della Fondazione “Siena Jazz”.
Ha pubblicato:
-“Tentativi di un approdo. Terra in vista”, con la prefazione di Alessandro Quasimodo, ed. LuoghInteriori (2018);
-“Il pensiero filosofico al tempo di Modigliani”, ed. Palombi (2018);
-“Il mistero del tempo: il cerchio e la croce” (2012) e “Contro il principio Gnostico – La libertà del vivente in Hans Jonas” (2014);
-il racconto storico-fantastico “Il giglio e la spada” (2015) con prefazione di Alessandro Meluzzi e il racconto poetico “Visioni in Volo” con prefazione di Gabriele La Porta (2015) entrambi Armando-Sovera ed.
E’ autrice del testo della canzone “Noi” e sta per pubblicare una nuova raccolta poetica.
Da Giugno 2016, direttrice della sezione letteraria della rivista Ars Magistris, Magazine Art e curatrice della Rubrica online “Il circolo degli Argonauti”.
Attualmente è Vicepresidente di Confassociazioni Umbria con delega alla cultura, Presidente dell’Associazione “Le Voci del Nera”, ideatrice della Rassegna “La Voce delle stelle”, autrice della performance che ha dato il nome alla Rassegna e della più recente “Gioco serio di donna. Dalla radice al cielo” rappresentato nell’ambito degli eventi del Comune di Spoleto per la festa della donna; e fautrice del “gemellaggio artistico” con l’Associazione Siciliana “Ars Magistris”, che tramite le Voci del Nera, ha donato al Comune di Sant’Anatolia di Narco e all’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia le opere del Maestro Fabio Carmelo D’Antoni aventi come soggetto la Santa e San Michele Arcangelo.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti; fra i tanti nel luglio 2016, al Premio Federico di Svevia di Acicastello e nel 2015, al “Premio Aquila d’Argento” assegnato dall’accademia d’arte Etrusca e personalità del mondo delle istituzioni e la cultura. Misterbianco nella città metropolitana di Catania.
Conosco da qualche anno Valentina e mi è stato possibile quindi conoscere la sua poetica, così emblematica, filosofica, sospesa, quasi evanescente, ma consapevole.
Valentina Orlando è un’inguaribile ricercatrice dell’estetica, della perfezione, della completezza, che nei suoi rigori, sono sempre meta irraggiungibile e mai un traguardo.
La sua poesia esplica il suo senso intimo di percepire l’esistenza, come un profeta, come una sciamana, come una guaritrice della sua entità e non esita a trasmettere con la sua naturale energia, il suo forte bisogno di estendere corpo e mente, una produzione completa e coltivata di suono e voce, che si unisce alla materia impalpabile dello spirito umano. Si alimenta del mondo nella maniera più genuina e dei luoghi, ne trae scudo, forza ineccepibile per crescere, in ogni suo aspetto, emotivo e spirituale. Le riconosco un amore viscerale per l’arte paragonato all’essenza fondamentale di vitale importanza, lei non vivrebbe senza il canto, la musica e la poesia. Ma per comprendere maggiormente la poetica e l’autrice necessitiamo della sua premurosa e scrupolosa parola.
-Non riesco a definirmi né autodefinirmi poetessa. Scrivere per me è al pari di una funzione fisiologica, è come se mi si chiedessero una valutazione della mia funzione respiratoria. Ho sempre scritto, fin da bambina e durante l’adolescenza …
La poesia che è per me Manifesto poetico di ciò che per me è lo scrivere, è Pegaso.
Scrivere è plasmare il caos, è guardarsi allo specchio, è mettersi a nudo, è sopravvivere alla propria fragilità, è esplorare l’alterità di me stessa, è fare esperienza del sacro, è esorcismo, è ascolto è il ponte che mi permette di attraversare e collegare tutti i miei regni interiori, quelli più lussureggianti e quelli più inospitali. E’ salvezza dunque perché essa non è mai nella censura di una parte di noi, bensì nell’integrazione di tutte le parti, anche quelle più inquiete. Ciò cui anelo da quando ho iniziato a frequentare assiduamente il regno della poesia è uno stato esistenziale che definisco il Volo: è recupero costante dell’anima, l’alternativa è “Scrivere o perdersi”.
Riflessioni su Visioni in volo.
Ho iniziato a scrivere per uno strano sentimento che credo non abbia nome perché un amalgama di disperazione e eccesso di vitalità, nel senso che questa strana disperazione si manifestava come una sorta di brama dovuta alla difficoltà di canalizzare un eccesso di vitalità e di vita interiore che da adolescente mi portava a percepire la mia realtà e i miei limiti fisici come un giogo insopportabile nella consapevolezza di non avere ancora gli strumenti per dare forma al caos, al magma interiore. Ricordo fin da bambina il senso di noia, una noia mortale, la mia mente era affamata e a volte nulla era in grado di nutrirla. Ho scritto sempre tantissimo, un fiume di parole, ho diari che sembrano scoppiare ammassati sugli scaffali del mio studio. A Partire dal 21Giugno del ’94 ho raccolto ciò che allora mi pareva più significativo in un diario intitolato “Il pozzo”. Sotto il titolo è riportata una data, il 6 Dicembre del 1997, e subito dopo un interrogativo a me stessa rivolto: “Arriverò mai a vedere il fondo del mio pozzo?” Comprendo ancora questo interrogativo tremendo. Dentro me stessa ci viaggio da sempre, mi perdo e mi ritrovo: al fondo di noi stessi forse non si giunge mai. Nell’anno 2013 sono tornata a frequentare questi luoghi inospitali, inquietanti e insieme dotati dell’attrattiva della vertigine, ho compiuto un volo sopra il ’92, sopra il ’94, sopra il ’97, forse perché mi sono trovata negli ultimi anni di fronte ad un bivio, un’alternativa: divenire me stessa oppure perdermi e questa alternativa si è declinata poi come “scrivere o perdersi”. Io ho optato per il primo sentiero a mio rischio e pericolo, pur sentendomi sempre meno “collocabile”, vivendo in un periodo di forte disagio come una funambula distesa nel vuoto. Visioni in Volo è il frutto di una discesa coraggiosa e vertiginosa, per questo il mio Pegaso, poesia-manifesto della raccolta, l’ho fatto prima affacciare “sulla bocca, un attimo dischiusa, del cratere” e l’ho invocato, sì ho invocato il simbolo dell’ispirazione poetica senza sapere che lo fosse, ho invocato gli archetipi che costituiscono l’architettura del nostro sapere innato, perché io “potessi sostenere quella musica potente, vegliando sul mare che non mostra il fondo” e ho lasciato nel mare, come un relitto, come pelle di serpente, il mio vecchio stato di coscienza e le maschere. Mi sono svuotata come un vaso e così ho iniziato ad ascoltare veramente.
Il volo.
La capacità di operare quella discesa agli Inferi di cui parlavo, di affrontare i fantasmi che li popolano, ma anche della capacità di immergersi in uno stato di liminalità o nel regno dell’immaginazione e dell’inconscio, facendo emergere figure archetipiche che ritroviamo nel mondo delle fiabe e che da sempre popolano i sogni e l’immaginazione degli uomini come la luna, il fanciullo, il cavaliere, il vento, l’unicorno, il cantastorie.
Il volo è inno alla gioia e alla vita, è ribellione della gioia, dell’incanto, un esorcismo dei limiti della condizione umana praticato mediante la poesia e il potere della creatività che è la scintilla divina dell’uomo una liberazione dal cinismo, dal disincanto, dalla rassegnazione.
Pegaso: messaggero tra cielo e terra.
Viaggiatori, esploratori, Argonauti di tutti i tempi, come promesso iniziamo il nostro viaggio di soglia in soglia, di varco in varco, ovvero di simbolo in simbolo, verso nuovi livelli di conoscenza e consapevolezza. Come ho affermato negli scritti iniziali del blog, che sono in fondo il Manifesto della mia Rubrica, “Il mondo è una selva di simboli che l’uomo attraversa”, ma qui aggiungo che anche l’uomo è attraversato da simboli, talora abitato, come accade nella vita onirica e in quella creativa. Mircea Eliade ha sostenuto che la poesia lirica sia uno sviluppo, o meglio un’evoluzione dello Sciamanesimo: “le avventure dello sciamano nell’altro mondo, le prove che subisce nelle sue discese estatiche agli Inferi e nelle sue ascensioni celesti, ricordano le avventure dei personaggi dei racconti popolari e degli eroi della letteratura epica. E assai probabile che un gran numero di soggetti o di motivi epici […] siano in ultima analisi d’origine estatica, nel senso che sono stati tratti dai racconti degli sciamani narranti i loro viaggi e le loro avventure nei mondi sovrumani. E’ egualmente probabile che l’euforia pre-estatica abbia costituito una delle fonti del lirismo universale. Quando prepara la transe, lo sciamano batte il tamburo, chiama i suoi spiriti ausiliari, parla un ‘linguaggio segreto ’ o un ‘linguaggio degli animali’, imitando il verso degli animali e soprattutto il canto degli uccelli. Egli finisce per ottenere un ‘secondo stato’ che mette in moto la creazione linguistica e i ritmi della poesia lirica. Ancor oggi la creazione poetica resta un atto di perfetta libertà spirituale. La poesia rifà e amplia il linguaggio, ogni linguaggio poetico comincia con l’essere un linguaggio segreto […] L’atto poetico più puro si sforza di ricreare il linguaggio sulla base di un’esperienza interiore che, in ciò simile all’estasi o all’ispirazione religiosa dei “primitivi”, rivela il fondo stesso delle cose. […] La seduta sciamanica apre le porte di un mondo favoloso in cui “tutto sembra possibile […] Non solo i miracoli sciamanici confermano e rafforzano le strutture della religione tradizionale, ma stimolano e nutrono anche l’immaginazione, fan sparire le barriere tra il sogno e la realtà immediata, aprono finestre sul mondo abitato dagli dei, dai morti, dagli spiriti”. Questa riflessione sulle fonti estatiche della poesia epica e del lirismo di Mircea Eliade, letta in un pomeriggio che sembrava un pomeriggio qualunque, ha reso quest’ultimo indelebile nella mia memoria: una rivelazione improvvisa che mi ha aiutato a comprendere quella sensazione di pancia che sento quando arriva una poesia o sto per accingermi a cantare.
La mia poesia Pegaso, che apre Visioni in volo, è quella che meglio rappresenta tutto questo. Ed è per questo che voglio iniziare dal simbolismo evocato da Pegaso, strettamente collegato a ciò che per me rappresenta la scrittura. La scrittura è un atto magico, lo penso fin da bambina, un atto che oggi definisco un atto “demiurgico”: come il Demiurgo del Timeo di Platone, l’intelligenza ordinatrice imprime bellezza di forma e armonia al Caos, così lo scrivere al principio, per me, è stato un mettere ordine al caos interiore, dare nome alle emozioni, ai sentimenti, non tangibili, ma talmente reali da determinare stato esistenziale e azione. Il senso di magia, tuttavia, è rimasto vivido, nonostante il potenziamento della mia parte razionale dovuto alla familiarità con la filosofia.
Scrissi Pegaso nell’attimo benedetto in cui un varco s’apre e giunge Poesia. Scoprii dopo, con stupore, che Pegaso è il simbolo dell’ispirazione poetica, l’ispirazione che mi venne dal ricordo dell’eruzione dello Stromboli in una notte di agosto, dopo l’ascesa faticosa che feci accarezzata dalla benevola e misteriosa luce della luna piena per vedere lo spettacolo suggestivo dell’eruzione notturna, mentre le mie narici si riempivano dell’odore di mare, di cenere e aromi notturni di erbe seccate al sole, una mistura inebriante che mi si è impressa nella memoria dei sensi. Dopo anni, quella fatica immersa nella bellezza intensa e forte della Sicilia, mi portò questo dono. Posso ora dire, nella consapevolezza che portano la riflessione e il distacco temporale, che Pegaso è una delle mie poesie-manifesto giacché essa fu in verità l’invocazione con la quale richiamavo la funzione poetica della mente, affinché, nell’accingermi alla sistemazione di Visioni in Volo, potessi attingere a quei contenuti profondi da plasmare, così come si fa nella mia terra con la lava. Ecco che Pegaso apriva Visioni in Volo. Le sue immagini sono terrene e celesti come l’uomo che ama la sua dimora ma al suo sopraggiungere sa anche volare sulle ali di Pegaso, sulle ali dell’ispirazione. C’è una vita che circola in noi, un magma incandescente, sostanza primordiale da plasmare sulla quale prima o poi dobbiamo affacciarci, magari dopo un’ascesa faticosa: ciò che ci attende è lo spettacolo generoso e misterioso della bocca di un vulcano che erutta nel buio della notte.-
Non ci resta che concludere con la poesia-manifesto di Valentina Orlando.
Pegaso
Portami come l’arcano e l’onda,
Pegaso,
conducimi nel profondo
alla bocca
un attimo dischiusa
del cratere,
ch’io veda il fondo incandescente
della mente,
ch’io attinga alla sorgente
e dell’anima io plasmi
la sostanza primordiale.
Ch’io forgi una sciarada di parole
così che l’esplosione
non oscuri nel cielo
le stelle,
ch’io possa di quel rombo
sostenere
la musica potente
vegliando di notte
su quel mare
che non mostra il fondo.
Volo sciamanico
tutt’intorno
potere di trasfigurare.
Nell’acqua ribollente
io lascio
il vecchio stato di coscienza
come pelle di serpente,
lascio le maschere
come relitti.
Nel blu rinasco
con bianche ali
mi elevo.
E. per un attimo muoio.
Sulla soglia del nulla
ho visto l’abisso.
Non spaventarti del nero dei miei occhi,
più oltre,
oltre la soglia,
è solo luce.
Valentina Orlando nasce a settembre del 1972 a Patti in Sicilia, e trascorre la sua infanzia circondata dal celeste, tra cielo e mare, per poi riversarsi, sradicata, in terra umbra, con idiomi alquanto differenti, etiche e tradizioni da assorbire, e la vede a Perugia fino alla matura età dei superati trent’anni, che poi la porta nelle campagne spoletine. Da questo groviglio di passaggi, adattamenti, passioni non può che esplodere la sua creazione artistica, interessante e alquanto completa.
La poesia dalle mille sfumature di Valentina Orlando, nasce dalla terra, dal fuoco, o dall’acqua? Dal trascendente o dall’immanente? Non saprei dare una risposta precisa, ma credo che nasca dall’insieme di tutto questo.
www.valentinaorlando.it
www.vocidelnera.it

