L’arcipelago delle Isole Tremiti
Le isole Trèmiti (o Diomedèe, dal greco Diomèdee, Διομήδεες) sono un arcipelago del mare Adriatico, a 22 km a nord del promontorio del Gargano (costa pugliese) e 45 km a est da Termoli (costa molisana).
Amministrativamente, l’arcipelago costituisce il comune sparso di Isole Tremiti di 440 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Il capoluogo è San Nicola, sull’omonima isola. Il comune fa parte del parco nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la riserva naturale marina Isole Tremiti.
L’arcipelago è composto dalle isole di:
· San Nicola, sede comunale, dove si trovano i principali monumenti dell’arcipelago. La superficie è di 45,6826 ettari.
· San Domino, la più grande e la più abitata, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell’unica spiaggia sabbiosa dell’arcipelago (Cala delle Arene). La superficie è 2,0745 km².
· Capraia (detta anche Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata. La superficie è 48,6970 ettari.
· Pianosa, un pianoro roccioso anch’esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole. La superficie è 12,4902 ettari.
· Il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola. La superficie è 3,4841 ettari.
· La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.
La superficie totale dell’arcipelago che corrisponde alla superficie del Comune Isole Tremiti è di 3,1780 km².
«L’isola che giace in Etolia protetta dalle inquiete tempeste del mare e che fu di Diomede, questa ora l’hanno chiamata Tremite dal monte a tre punte, alla quale la schiera di Aurelio dà gli sproni del potere. Felice lei che dall’alto è protetta dalla Regina, la abbellisce, la fa prosperare nel suo abbraccio ornata dell’eccelsa spada, o chiarissimo vescovo Celso, ecco ti manca questo libro, che ti chiedo di studiare. Sotto questa guida vedrai in quale ordine sia mantenuto questo luogo: le mura, gli edifici, i marmi, i chiostri, la dimora. Materia certamente degnissima di una nobile trattazione. Più degnamente quest’isola non avrebbe potuto essere cantata.»
«…non va dimenticata la dimensione storica delle isole. Ciò che consiglio è di fare una vacanza della conoscenza, per ricostruire la memoria storica dell’arcipelago, protagonista, nei secoli scorsi, di rilevanti avvenimenti storici. Queste isole sono così ricche di storia, di cultura e di leggende che vale la pena conoscerle per poterne godere a piene mani.»
Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.), le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino. In epoca romana le isole erano note con nome Trimerus che deriverebbe dal greco trimeros, τρίμερος ossia “tre posti” o “tre isole”. L’imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che vi morì dopo vent’anni di soggiorno forzato. Nel 780 Carlo Magno vi esiliò Paolo Diacono che, però, riuscì a fuggire.
La storia dell’arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell’abbazia di Santa Maria a Mare (definita da Émile Bertaux la Montecassino in mezzo al mare)
Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell’abbazia di Montecassino. Certo è che nell’XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell’abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara.
La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (divenuto poi papa Stefano IX) e Dauferio Epifani (successivamente papa Vittore III). Con la bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 venne confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica. L’intero complesso rimase un possedimento dell’abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi.
L’arcipelago ha legato nel corso dei millenni il suo nome a quello dell’eroe acheo Diomede, tanto che in antichità le isole furono chiamate isole Diomedee (Insulae Diomedeae in latino o Διομήδειες in greco antico). In tale àmbito rientra anche il nome della rarità botanica (endemismo) chiamata Fiordaliso delle Tremiti (Centaurea diomedea Gasp.) presente sulle rupi calcaree delle isole (cfr. S. Pignatti, Flora d’Italia, Edagricole, 2018, vol. 3, p. 1001).
La leggenda racconta che nacquero per mano di Diomede, quando gettò in mare tre giganteschi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia), portati con sé da Troia e misteriosamente riemersi sotto forma di isole. Qui approdato, l’eroe ebbe il primo contatto con la Daunia, prima di sbarcare sul Gargano, nei pressi di Rodi alla ricerca di un terreno più fecondo, peregrinando per la regione dauna e unendosi in matrimonio con la figlia (Euippe, secondo alcuni Drionna, secondo altri Ecania) di Dauno, re dei Dauni.
Una variante di questo mito, con meno basi epiche, vuole che i tre massi fossero avanzati dal carico che l’eroe omerico aveva utilizzato per tracciare i confini del suo nuovo regno, la Daunia, quindi con collocazione dell’episodio già dopo il matrimonio con Euippe.
La leggenda, tuttavia, non lega soltanto la nascita delle Tremiti a Diomede, ma vuole anche che Diomede stesso sia morto nell’arcipelago pugliese.
http://www.comune.isoletremiti.fg.it/

