L’evoluzione di un Padre, da ombra a protagonista
Oggi è la Festa del Papà, il giorno dedicato a San Giuseppe, il padre terreno di Gesù Cristo.
Come da nostra consuetudine, vogliamo celebrare questa figura attraverso l’arte. È un giorno di festa scandito dai dolci tipici come le zeppole, dal calore dei falò e dall’unità familiare; una ricorrenza che possiamo definire, a pieno titolo, una festa di famiglia.
Giuseppe è il Santo Patrono dei falegnami, lui stesso artigiano secondo la tradizione.
Nell’iconografia questo aspetto è fondamentale perché “umanizza” la sua figura, trasformandola da icona sacra a simbolo della dignità del lavoro manuale.
Dalle botteghe del ‘600 ai musei: il “Santo con i trucioli tra le mani” è protagonista di molti dipinti che lo ritraggono nell’atto del lavoro. Tra questi spiccano il capolavoro della luce di Georges de La Tour, “San Giuseppe falegname” (1642), e il realismo del “Trittico di Mérode” di Robert Campin. Anche maestri come Bartolomé Esteban Murillo e John Everett Millais hanno saputo immortalare il suo aspetto più umano e professionale.

Ma l’evoluzione di Giuseppe nell’arte va oltre il mestiere: è il racconto di un passaggio “da ombra a protagonista”. Sebbene nel silenzio dei Vangeli non ci sia spazio per le sue parole, nel “rumore” della storia dell’arte Giuseppe ha saputo conquistarsi il centro della scena. Per secoli è stato dipinto come figura di contorno, quasi un ospite necessario nella Natività. Eppure, attraversando le sale dei nostri musei, si scopre un viaggio affascinante: quello di un uomo che, da anziano e dubbioso, diventa il simbolo della paternità moderna, forte e consapevole.
Tra Medioevo, Rinascimento e Seicento, questa figura vive una seconda vita. Già in queste epoche viene rivalutato come colonna essenziale della Sacra Famiglia. Ne sono esempi assoluti lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello (Pinacoteca di Brera) e il “San Giuseppe col Bambino” di Guido Reni.
Infine, non possiamo dimenticare l’impronta di Caravaggio. Nel suo “Riposo durante la fuga in Egitto” (1597 ca.), persino il tormentato maestro Merisi non seppe resistere al fascino di questo padre silenzioso, ritraendolo mentre regge umilmente lo spartito a un angelo.
Abbiamo citato solo alcune delle opere più rappresentative, ma l’arte è un mare magnum nel quale perdersi in un’estasi infinita.
Auguri a San Giuseppe, auguri a tutti i papà!

