Lorenzo Spurio, poesia e devozione alla letteratura
Poeta, scrittore e critico letterario, nato a Jesi (AN) nel 1985, ha pubblicato varie opere in volume, su rivista, in antologie. Le sue poesie sono state tradotte in spagnolo, catalano, portoghese, polacco, rumeno, albanese, greco e arabo e inserite in varie antologie, cataloghi, riviste cartacee e digitali.
Ha curato volumi antologici e prodotti volumi monografici su autori nazionali e stranieri.
Per la poesia si è interessato anche del panorama variegato della poesia della sua regione, le Marche, con alcune pubblicazioni antologiche, saggi e incontri sul territorio.
Nel corso degli anni ha prodotto numerosi saggi sulla letteratura – prevalentemente straniera – comparsi in rete, su riviste e opere collettane, tra cui quelli dedicati a Federico Garcia Lorca del quale è grande studioso e tiene, sul territorio nazionale, incontri dedicati di letture e conferenze. Nel 2021 ha creato il blog dedicato al poeta spagnolo “El mundo de Federico Garcia Lorca” dove inserisce suoi contributi critici e di terzi collegati a Federico Garcia Lorca.
Nel 2011 ha ideato e fondato la rivista aperiodica di letteratura online “Euterpe” e nello stesso anno il noto Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” giunto nel 2021 alla decima edizione.
Presiede ed è membro di vari importanti premi letterari. Collaborara con varie riviste. Nel 2011 ha fondato la rivista di letteratura Euterpe.
Lorenzo Spurio ha pubblicato nella poesia: “Neoplasie civili” (2014), “La testa tra le mani” (2016), “Le acque depresse” (2016), “Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico García Lorca” (2016; 2020), “Pareidolia”(2018) e “Il restauro delle linee” (2021).
“L’urlo più alto è tagliente”
Non potevi sapere che il cielo
indossa tacchi alti quando
le nuvole, nei fianchi, lo scuotono.
Ecco perché le punte si vedono
anche quando credi che la forma
si sciolga in filamenti pervinca.
Quella povera dannata non ha respirato:
l’hai conficcata nella terra più nera.
L’animo libero e frugale ma
un cuore dilaniato per l’amore rinchiuso
in una cella di silenzio senza vani
aggiuntivi, per una fuga tra polvere spessa.
Ha saputo fare un cappio così saldo
e separato per sempre la notte dal giorno
nell’acqua che d’estate sembra muoversi
mentre un grillo s’acquatta deluso.
Bernarda, che imponi il silenzio eterno,
non sai che il cuore palpita di metallo
nei meccanismi rabbiosi, ingranaggi senz’olio
che non danno tregua al presente.
Nelle lacrime fluenti d’un’intera famiglia
dove trovi il potere di annullare ciò che è stato?
Giungeranno mille villici, ubriachi e sbandati
a pretendere le verdi carni delle tue figlie, caste
e vergognose – imèni ispessiti dagl’anni-
nel grido di lotta che Adela comanda dall’aldilà,
vento tagliente che scuote, percuote e aizza
l’animo che narra la perdita e cerca fiducia
per brandire la verità contro la legge dello sprezzo.
Romperai la quiete della campagna
e ritornerai fanciulla gaudiosa.
Commento di L.Bonanni
Risuonano nel componimento fruttuose conoscenze che danno vita ad ampie scritture e portano il lettore ad immedesimarsi con quella che è l’alma presente di Federico Garcìa Lorca nei vari elementi della natura, una realtà sempre utile e benevola e mai ostile per l’uomo, un binomio ancestrale che sa custodire il segreto della forma ubiqua, assunta dal poeta dopo il mostruoso crimen politico…[…] e segue.
La sua considerazione sulla poesia.
La poesia è molte cose e allo stesso tempo il contrario di tutte queste. Tutti hanno tentato di dare una definizione di poesia e tutti, pur credendo di aver fatto del loro meglio, hanno sbagliato o sono rimasti incompleti. Addentrarsi in definizioni dinanzi a un qualcosa che per natura perde di continuo il dato oggettivo è una sfida impraticabile per l’uomo. Questo non significa che non possa o non debba essere intentata. Da molti anni mi occupo di poesia e non finisco mai di stupirmi come essa possa essere letta, ritrovata e percepita in modalità, forme, contesti assai diverse. L’aspetto dell’ampia fruibilità e della multidisciplinarità della poesia ne fa un universo dinamico e polivalente, pregno di contaminazioni e in continuo mutamento. Mi piace pensare alla poesia non come un libro chiuso, destinato a coprirsi di polvere, su una mensola di casa, ma come una forma di colloquio tra esseri, come a qualcosa di versatile e libero, di pratico, in continua contaminazione e divenire, di fluido, presente in ogni dove. La poesia non è solo il testo scritto di un poeta ma è quell’unicità di esperienza emotiva che sa cogliere la dimensione collettiva. Poetici possono essere brani musicali e, perché no, anche alcuni atteggiamenti. Credo che la poesia non la si trovi solo nell’elemento fattuale del libro, del componimento, del poeta, ma nell’occhio di chi si avvicina a un determinato mondo. La poesia, come sosteneva Lorca in una famosa conferenza, è fatta non solo di creazione ma di ispirazione e immaginazione. Quel che creiamo, però, proviene da un dato reale che è quello dell’esperienza umana.
Ricordo che in periodo universitario cominciai a scrivere delle recensioni e dei brevi saggi critici su opere letterarie che andavo studiando. Mi piaceva approfondire le opere. Da lì poi ha preso piede il desiderio di misurarmi con lo story-telling e ho scritto in pochi anni un gran numero di racconti, spesso da tratti surreali ma sempre innervati su un sentimento umano e di scandaglio di interiorità umane, di debolezze, di stati di vulnerabilità. Sono nate raccolte di racconti – più volte presentate in varie parti d’Italia – “La cucina arancione” e “L’opossum nell’armadio” tra le altre. L’approdo alla poesia, invece, è stato successivo. Questa “chiamata”, accolta con stupore e gioia, non è stata disattesa e da allora, quale compagna fidata e sempre presente, mai è venuta meno.
Alla domanda come ti definisci a livello intellettuale-artistico.
Credo che le definizioni, se autoimposte, confezionate a priori o ricercate in maniera velleitaria con un tentativo di mostrarsi, poco servano e per nulla rispondano al diorama di sentimenti e percezioni che realmente “costruiscono” e motivano l’essere di una persona. Una persona, dopotutto, non è quel che dice di essere, ma quel che di esso fuoriesce da quel che produce. La lezione di Pessoa in tal senso non può essere più illuminante di altra cosa.

