Oggi è la domenica “Gaudete”
di Massimiliano Ferrara
Vi lascio la gioia, vi do la mia gioia.
La liturgia oggi ci invita alla gioia. Non dovrebbe essere questo un tratto caratteristico del cristano? Certamente! Ma gli attentati alla gioia non mancano. Da quelli che ci procuriamo da soli a quelli, forse i più dolorosi, causati da amici e fratelli. C’è poi la non-gioia frutto delle scelte politiche, spesso infelici, di chi ci governa, che si traducono per molti in maggiore povertà, ingiustizia, mancanza di lavoro, compressione delle libertà.
Il diritto alla felicità scritto nella Costituzione degli Stati Uniti.. e l’Inno alla Gioia dell’Unione Europea, sembrano oggi reliquie di un tempo passato per sempre, con le sue promesse di felicità.
Non dobbiamo, però, perdere la speranza. Come la pace cristiana è differente da quella che dà il mondo, così è per la gioia cristiana, da non con-fondere con quella del mondo, che dal dolore negandolo. Guardiamo a Maria nell’Annunciazione. L’Angelo le si rivolge con questo saluto: “Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). E che saluto! Non le dice questo o quello ma rallegrati, sii felice. La storia di Maria inizia con il linguaggio della gioia. E come poteva essere altrimenti? Lei è amata, traboccante dell’amore di Dio che sin dall’inizio del tempo l’ha scelta per essere la madre del suo Figlio. Possiamo anche noi partecipare di tanta gioia? Certamente! Accogliamo l’invito di Paolo ai Filippesi: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti” (Fil 4,4) e apriamoci a Dio, sorgente della vera gioia, della letizia, della felicità. A quelli di Maria, di Gesù Cristo sulla croce, dei santi, uniamo il nostro “si” a Dio. Spogliamoci da ogni dipendenza e idolatria, dal consumo, dall’egoismo, dalla tristezza, dal bisogno di possedere e di controllare tutto e facciamo spazio al Signore che viene.
Apriamo i nostri cuori a Dio! Lui li riempirà dei suoi doni di grazia e di gioia. Il vero cristiano è questo, è chi crede che “il dono della grazia supera le capacità dell’intelligenza e le forze della volontà dell’uomo”. L’amicizia di Dio, infatti, “ci supera infinitamente, non può essere comprata da noi con le nostre opere e può solo essere un dono della sua iniziativa d’amore. Questo ci invita a vivere con gioiosa gratitudine per tale dono che mai meriteremo”.
(cf. Esort. Ap. Gaudete et Exsultate, 54).
don Pietro Roberto Minali, ssp

