Oggi il nostro Dio viene per stare con noi
Cristo è la verità e la luce del mondo.
In un tempo di confusione come il nostro, lasciamoci illuminare da lui e portiamo a tutti la sua verità.
La liturgia oggi ci parla della sapienza divina, quella sapienza di cui abbiamo un immenso bisogno. È l’art de vivre secondo Dio, l’arte di vivere in Dio, da Dio e per Dio. Al popolo santo d’Israele fu rivelata, come primo passo verso la sua piena manifestazione. In Giacobbe “piantò la sua tenda”. Ma all’amore di Dio questo non bastò. Volle anche raggiungere tutta l’umanità, e per sempre, affinché siamo tutti «santi e immacolati al suo cospetto nella carità».
Allora, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi», e oggi ancora, viene ad abitare in mezzo a noi. Oggi si fa pane nella santa Eucaristia! Oggi si fa volto nel fratello! Oggi, la grazia e la verità ci vengono incontro e riceviamo “grazia su grazia”. Oggi si manifesta l’incredibile prodigalità di Dio che vince le tenebre del mondo. Il Natale del Signore sia sempre per noi sorgente di sapienza! Fissiamo la nostra tenda nella luce, nell’umiltà e nella gioia del Dio che viene.
fr. Antoine-Emmanuel, Frat. Monast. de Jérusalem – Vézelay FR
Rivelatore del Padre e Salvatore
Con Pietro e i discepoli riconosciamo che Gesù Cristo è l’unico Maestro e «il Santo di Dio» (cf. Mt 23,10 e Gv 6,69). L’incontro con la persona di Gesù è, infatti, essenziale per comprendere la nostra identità cristiana e ogni catechesi, per non essere sterile, deve partire da tale presupposto. Senza Cristo l’uomo è smarrito, al punto da non comprendere nemmeno sé stesso. Già Blaise Pascal affermava che «non solo non conosciamo Dio se non tramite Gesù Cristo, ma non conosciamo noi stessi se non tramite Gesù Cristo». E papa Francesco ricordava che, senza Cristo, che è la stessa pienezza di Dio, l’uomo è dilaniato dal “vuoto interiore”.
L’unicità del Cristo è l’espressione della stessa unicità della fede nell’unica Chiesa di Dio. Proclamare concordi, uniti nello Spirito Santo, che Gesù è «l’unico Salvatore e il rivelatore del volto del Padre» è una sfida alla quale la Chiesa, «arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia» (papa Leone XIV), non può sottrarsi se vuole annunciare «la gioia del Vangelo». Ritornano profetiche le parole di Leone XIII che, nell’enciclica Tametsi futura, indirizzava tutta l’umanità a seguire Gesù, “nostra pace”, come «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), «tre princìpi necessari per ogni salvezza». Solo in virtù della mediazione di Cristo, si riceve “grazia su grazia”.
Gesù è “il buon Pastore”, “unico sacerdote nostro”, che offre sé stesso per la vita del mondo. È l’irrinunciabile fondamento, la speranza da accogliere perché guida la Chiesa con la “luce della fede”. La nostra adesione a Dio si fa religioso ascolto della sua Parola, portando la Chiesa a desiderare ardentemente l’unione con il suo Signore, intorno all’unico pane e all’unico calice. L’Eucaristia è così il segno sacramentale della nostra comunione con la Trinità che vive e opera in noi, chiamati da Dio ad essere, per il prossimo, manifestazione dell’amore di Cristo, a cui nulla va anteposto perché tutto è ricapitolato in lui (cf. Ef 1,10), «principio di salvezza per il mondo intero» (Lumen gentium 17).
don Michele G. D’Agostino, ssp

