Questi è il Figlio mio, l’eletto; Ascoltatelo!
Da sempre abbiamo scrutato il cielo per cercare di vedere il volto di Dio; ma è in Cristo, trasfigurato sul monte Tabor, che Dio ci ha permesso di intravedere un raggio del suo splendore e della sua luce inaccessibile. E noi, resi figli di Dio nel Figlio eletto, giorno dopo giorno dobbiamo conformarci a Cristo, ascoltando la sua Parola, obbedendo alla sua voce e pregando per rimanere in comunione con lui.
La trasfigurazione di Cristo ci invita a riflettere sul meraviglioso progetto di amore che Dio già aveva rivelato ad Abramo (I Lettura), stipulando con lui un patto di alleanza e di amicizia incondizionata. Un patto nel quale si cela un disegno, eterno e universale, che riguarda tutta l’umanità. È ciò che si compie in ciascuno di noi, quando riceviamo il battesimo e – dice san Paolo – veniamo liberati dal nostro “corpo di morte” (II Lettura) e “trasfigurati” nel Cristo. Di qui l’esortazione a imitare il Signore Gesù, nella fedeltà al Vangelo.
La scena grandiosa della trasfigurazione del Signore, davanti a pochi intimi, è inserita in una cornice di preghiera (Vangelo). Gesù, accompagnato da tre apostoli: Pietro, Giovanni e Giacomo, è salito su di un monte a pregare.
D’improvviso è avvolto di luce: il suo volto cambia d’aspetto, è trasfigurato. Vedere ora il volto luminoso del Maestro, servirà a rassicurare i discepoli quando saranno gettati nella tristezza per la sua morte, che Gesù sta per annunciare loro. Nello splendore della scena, Gesù appare dialogare con Mosè ed Elia, i massimi esponenti dell’Antica Alleanza. Ma, da una nube, il Padre proclama la sua predilezione per il Figlio suo. D’ora in poi, lui “è” la Legge e i Profeti, l’inviato di Dio per salvare l’umanità. Verso di lui, che è “Parola di Dio”, è chiesta l’obbedienza della fede.
don D.B.
La pedagogia formativa della Quaresima
La Quaresima è presentata dalla liturgia quale “tempo favorevole”, periodo propizio per ritornare a Dio o diventare cristiani. Fin dai primi secoli fu preoccupazione della Chiesa disporre un periodo la cui durata e le cui tappe segnassero l’importanza del cammino di conversione e di quello dell’iniziazione cristiana. Quest’ultimo, che prese forma tra la fine del II e gli inizi del IV secolo, era destinato ai cosiddetti catecumeni, ovvero “coloro che venivano istruiti” per essere ammessi ai sacramenti della fede: Battesimo, Confermazione, Eucaristia.
Il Catecumenato antico era scandito da quattro tappe con denominazioni e forme diverse secondo le Chiese particolari, pur con caratteristiche comuni: il pre-catecumenato, il catecumenato vero e proprio, la purificazione e l’illuminazione, la catechesi mistagogica con la spiegazione del significato dei segni liturgici e l’inserimento nella vita della comunità.
Le domeniche di Quaresima seguivano questo cammino di istruzione dei catecumeni attraverso precisi brani del Vangelo e l’utilizzo di immagini bibliche che anticipavano il senso dei sacramenti. Questo aspetto liturgico è quello più profondo, poiché il cristiano è colui che segue e vive intensamente la parola del Signore per crescere nella maturità della fede. Infatti, come recita l’antico detto «Cristiani non si nasce, si diventa», l’istituzione del Catecumenato si interpreta come esperienza fondamentale per la vita di fede e mette in luce il costante compito missionario-evangelizzatore della Chiesa.
Pertanto, l’antica prassi del Catecumenato, pur così lontana nel tempo, non perde la sua validità e importanza, specie in ordine all’esigenza attuale di una pedagogia formativa attraverso la conoscenza della Scrittura, l’istruzione catechetica e la liturgia come celebrazione della fede.
don Giuseppe Militello

