Ramiro Magalhães, l’arte come atto ecologico
di Ana Claudia Barbuda
In arrivo in Italia una grande mostra internazionale.
Arriverà prossimamente in Italia per una prestigiosa mostra internazionale Ramiro Magalhães, artista poliedrico – poeta, scultore, pittore, compositore – e creatore unico al mondo degli strumenti vibramicrossonici.
Ramiro Augusto Magalhães de Melo, è oggi riconosciuto come una delle figure più originali e radicali dell’arte contemporanea lusofona. Da oltre quarant’anni indaga il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, trasformando materia organica in sculture e strumenti musicali che pongono la natura al centro del processo creativo.
La sua vocazione artistica si manifesta in modo precoce. Cresciuto a São Filipe, nella regione di Bahia in Brasile, Ramiro vive l’infanzia a stretto contatto con i genitori e i nonni paterni, Alice e Francesco Melo. Fin da bambino preferisce le foreste alle aule scolastiche: raccoglie lombrichi, li dispone su fogli cosparsi di pigmenti primari e lascia che siano i loro movimenti a generare le prime composizioni visive. È l’embrione di una poetica destinata ad accompagnarlo per tutta la vita. «La natura è stata il mio primo laboratorio», ama ricordare.

L’evoluzione di un percorso artistico e ambientale
A Salvador de Bahia, nel quartiere di Itapuã, Ramiro realizza un vasto parco di sculture che diventerà il fulcro della sua Scuola di Conoscenza Ecologica. Negli anni Ottanta la sua notorietà cresce grazie alle opere create con ossa di balena rinvenute lungo la spiaggia di Itapuã. Vivendo nei pressi del celebre Lago do Abaeté – all’epoca ancora poco antropizzato – l’artista inizia una vera e propria azione di difesa del territorio già riconosciuto come area di preservazione ambientale, utilizzando l’arte come strumento di sensibilizzazione e resistenza civile.
Le magnifiche sculture di questo periodo vengono riconosciute per la loro originalità, anche attraverso una lettera di apprezzamento del grande artista brasiliano Mario Cravo. Tra le opere più significative spiccano due monumentali installazioni: Latissaura e Jacaréssaura. Completate nel 1997 grazie a risorse personali e al sostegno della Procura Generale della Giustizia di Bahia, evocano forme preistoriche e antichi habitat faunistici, diventando simboli della tutela ecologica locale e importanti attrazioni culturali. Ciascuna supera gli 89 metri cubi di volume ed è collocata in una zona umida classificata come Area di Protezione Permanente (APP), con coordinate ufficiali che ne attestano il valore pubblico e l’inserimento nel patrimonio artistico territoriale.

Trasferitosi in Europa nel 2010, Magalhães ha realizzato numerose esposizioni internazionali. Tra le sue opere più note figurano le grandi sculture delle Streghe, commissionate da una banca francese e realizzate con materiali organici e altamente resistenti, tuttora esposte a Parigi. Oggi, l’artista di origini italiane dirige nella capitale francese il suo atelier Spazio Ramiro Magalhães – Il Semplicista Simbolico, oltre a guidare l’associazione Guardiano Planetario.
Negli ultimi anni la sua ricerca si è concentrata sulle sculture vibramicrossoniche: strumenti sonori che uniscono arte visiva, acustica e vibrazione naturale. Queste opere sono state presentate in contesti di grande prestigio, tra cui l’UNESCO, la Maison de Molière, la Maison du Brésil e, più recentemente, il Festival di Cannes.
Nel 2026 è prevista in Italia un’importante mostra. Sarà un’occasione significativa per ripercorrere un percorso artistico coerente e visionario, guidato fin dall’infanzia da un principio fondante: la natura come maestra, materia viva e inesauribile fonte di ispirazione.

