San Leucio, una statua per l’Umanità
È stata inaugurata il 29 maggio la statua di Ferdinando IV di Borbone, primo delle Due Sicilie realizzata dal Maestro don Battista Marello presso il complesso monumentale di San Leucio, (Caserta) già sito reale che insieme alla Reggia di Caserta e l’acquedotto carolino è riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Si tratta di una notizia che amplia a futura memoria il sogno (storicamente realizzato) di una società che coniuga libertà ed uguaglianza. Ferdinando infatti fu autore del codice o Statuto di San Leucio, ovvero un codice di leggi che realizzavano la pubblica felicità come codificata dai napolitani, Gaetano Filangieri e dell’Economia Civile di Antonio Genovesi. Detto codice anticipava conquiste giuridiche in tema di libertà, uguaglianza sostanziale, rimozione delle diseguaglianze e benessere sociale che ritroveremo nella Costituzione Repubblicana.
Il sovrano poneva una pietra miliare per un sistema di eguali e liberi, fondato e rivolto al bene comune, abolitore degli egoismi sociali per una economia degli interessi comuni, della protezione delle diversità, della donna, dei fanciulli. La colonia reale di San Leucio, situata sull’omonima collina, attualmente frazione del comune di Caserta (Campania, ora Italia), era il piccolo nucleo cittadino che, nelle intenzioni di Ferdinando I delle Due Sicilie, sarebbe dovuto diventare la città modello di “Ferdinandopoli”. Città, Ferdinandopoli che purtroppo non venne mai alla luce a causa dell’invasione francese del 1799.
Il sito di San Leucio era stato acquistato dai Borbone come residenza di caccia ma Ferdinando, dopo la morte prematura del suo primogenito, lo adibì a sito per la lavorazione su scala industriale della seta.
Oltre alle abitazioni per i lavoratori, il progetto prevedeva strutture educative e sanitarie. Una siffatta città ideale necessitava appunto di un codice di leggi contenente i principi fondamentali che avrebbero dovuto guidare la comunità e favorirne il florido sviluppo. Fu così che nel 1789 nacque lo Statuto di San Leucio o Codice Leuciano, ispirato ad ideali di uguaglianza sociale e solidarietà.
Si trattava di una realizzazione politica, sociale ed economica anticipatrice di secoli delle più avanzate conquiste sociali in tema di Famiglia, Proprietà ed Uguaglianza.
L’anticipazione delle conquiste giuridiche in tema di libertà, uguaglianza sostanziale, rimozione delle diseguaglianze e benessere sociale. La realizzazione di un sistema di eguali e liberi, fondato e rivolto al bene comune, abolitore degli egoismi sociali per una economia degli interessi comuni, della protezione delle diversità, della donna, dei fanciulli. All’inizio della sua appassionante storia,
San Leucio vide arrivare commesse di seta da tutta l’Europa: tessuti del Vaticano, del Quirinale, dello Studio Ovale, le bandiere di Buckingham Palace e della Casa Bianca ne danno ancora oggi testimonianza. .
Insomma una comunità fondata sulla reciprocità e sulla creazione di legami di -fiducia tra le varie parti sociali per un vero progresso civile di una nazione, di cui ancor oggi si sente un disperato bisogno come ci ricordano le stesse Nazioni Unite. La tradizione economica classica di derivazione anglosassone percorrerà invece vie diverse nel trattare della felicità, concentrandosi più sulla ricchezza delle nazioni e trascurando l’importanza delle vita civile, oggi invece al centro di rinnovati studi economici.
La Legislazione di San Leucio si inserisce in quel filone filosofico culturale e civile ma anche della grande tradizione giuridica neapolitana che imbevve di sé il secolo XVIII in Europa e che diede dei fecondi sviluppi anche oltre Oceano, essendo noti infatti i rapporti di amicizia ed epistolari tra Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin ad esempio, nella codificazione del diritto alla Felicità, cui Franklin è debitore al napolitano ma mentre negli USA rimane un principio, in San Leucio si fa programma politico e realizzazione giuridica e sociale. Esso è concretizzazione storica non sólo enunciazione giuridica. Il Codice Leuciano, composto di 5 capitoli e 24 brevi paragrafi, descrive una società fondata sul lavoro, in particolare sulla pari dignità tra i lavoratori, e sul merito, nella quale sono riconosciuti il diritto all’abitazione (fornita dal sovrano al momento del matrimonio, insieme a ciò che è “necessario pe’ comodi della vita”), il diritto all’istruzione gratuita per uomini e donne, la libera scelta del coniuge garantita dal sovrano – contro ogni interferenza della famiglia di origine– l’abolizione della dote femminile e la parità di genere nell’asse ereditario. Inoltre, il Codice definisce un sistema di assistenza sociale straordinariamente avanzato per l’epoca: si prevede una “casa degli infermi” per i malati (e per l’annuale vaccinazione dei giovani contro il vaiolo) e una cassa comune “di carità” per i lavoratori “non istato di potersi lucrare il pane” (per vecchiaia, per infermità o invalidità). Il Codice prevede la garanzia di impiego (si direbbe oggi di piena occupazione) per tutta la popolazione e l’integrazione dei lavoratori stranieri, che potevano acquisire gli stessi diritti dei cittadini leuciani se i loro costumi erano adeguati e se si applicavano assiduamente al lavoro, e stabilisce le pene per i trasgressori delle leggi. Si può azzardare che il Codice Ferdinandeo anticipa di secoli in molti aspetti la c.d. riforma del diritto di famiglia ispirata ai contenuti programmatici della costituzione italiana del 1948 nonché a quell’utilità sociale in contrasto con la cui non può svolgersi l’iniziativa economica privata (art.41 Costituzione Italiana). Il concetto di utilità ricorre in tutto il Codice Leuciano per la realizzazione di una società giusta, di eguali e solidale ove l’unica distinzione fosse il merito.
Insomma, rendendo omaggio a Ferdinando, una statua per l’Umanità!

