Una domenica mattina a Cagli
Cagli (in antico Cale, Caj in dialetto gallo-piceno) è un comune italiano di 7.955 abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.
L’ubicazione attuale della città è su un altopiano stretto dai fiumi Bosso e Burano confluenti al Metauro. Il comune risulta delimitato verso sud dai monti Catria, Petrano e Nerone e più a nord dal monte Paganuccio che, con il Pietralata, forma le scoscese pareti di calcare massiccio del Passo del Furlo. Dista 51 km da Fano in direzione di Roma. Dal punto di vista geologico, il territorio è stato studiato sin dall’Ottocento, in particolare da don Mariano Mariotti (1812-1876). Qui è stato rinvenuto l’ammonite Cagliceras (etimologicamente, Corno di Cagli), un fossile appartenente ai cefalopodi, proveniente dalle rocce calcaree di origine marina affioranti sui monti del circondario e risalenti al Giurassico inferiore, circa 175 milioni di anni fa.
l toponimo Cagli deriva dall’antico nome latino di Cale, attraverso le forme tardolatine Callis e Callium. L’abitato altomedievale sorgeva però sul Colle della Banderuola a sud-ovest della città moderna.
Nel commentare i versi dell’Eneide di Virgilio, Servio Onorato spiegava “Cales civitates est Campaniae, nam in Flaminia est, quae Cale dicitur”, e aggiungeva che nella provincia di Galizia un’altra città portava il nome di Cale.
All’atto della traslazione e rifondazione della città nel sito moderno (9 febbraio 1289), per volontà di papa Niccolò IV Cagli fu ridenominata Sant’Angelo Papale, ma nel corso dei secoli prevalse anche nei documenti ufficiali l’antico toponimo ormai modificato dall’evoluzione della lingua.
La città risulta di antica fondazione, come attestato dal ritrovamento di numerosi reperti tra i quali i bronzetti etruschi e italici del IV secolo a.C. scoperti in un santuario pagano nei pressi della città, e tra i quali figura la nota Testa di Cagli (testa di giovane con diadema) conservata nel museo archeologico nazionale delle Marche in Ancona. In epoca tardo-antica, era menzionata sia nell’Itinerarium Gaditanum di epoca traianea sia nel cosiddetto Antonini Itinerarium che riporta gli elenchi delle città e delle stationes poste lungo le principali vie dell’impero romano. Era a 147 miglia da Roma. Più tardi, nel IV secolo, Cale (tale era l’antico nome della città) figura nell’Itinerarium Burdigalense o Hiersolymitanum destinato a pellegrini che da Bordeaux si dirigevano verso la Terra Santa e in quell’itineraria picta che è la Tabula Peutingeriana. Sempre nel IV secolo Servio Onorato, commentando l’Eneide di Virgilio, chiariva il possibile equivoco affermando “Cales civitates est Campaniae [l’odierna Calvi], nam in Flaminia est, quae Cale dicitur” e precisava che nella Galizia un’altra città portava, evidentemente a seguito della dominazione romana, il nome della Cale posta lungo la Flaminia.
Nel VI secolo, sotto il dominio bizantino, Cagli costituiva uno dei capisaldi della Pentapoli annonaria (insieme a Gubbio, Urbino, Fossombrone, Osimo e Jesi). Nell’atto di donazione del territorio delle due Pentapoli (la marittima e la annonaria o montana) e dell’Esarcato, redatto per il re dei franchi Pipino il Breve, nel 754, a favore di Santa Romana Chiesa, Cagli è indicata con l’appellativo di città.
Costituito nel XII secolo, il libero comune di Cagli, tra i cui podestà figurano gli Orsini, i Colonna, i Baglioni, i Gabrielli, i Montefeltro e i Tarlati, aveva assoggettato oltre 52 castelli snidando la nobiltà rurale e fronteggiando gli abati, senza sottrarsi a una politica aggressiva che portarono le armi delle sue milizie fin dentro i chiostri delle potenti abbazie. La sua espansione seguì i confini della giurisdizione della diocesi di Cagli, che in Greciano (IV secolo) annovera il suo primo vescovo.
Alla fine del XIII secolo, la politica territoriale comunale, che peraltro dovette sempre confrontarsi con le mire espansionistiche del limitrofo Comune di Gubbio, spesso frenate grazie alle alleanze strette con Perugia, fu indebolita dalla cruenta lotta intestina fra la fazione guelfa, che godeva della protezione di papa Niccolò IV e dell’intermediazione del cardinale Berardo Berardi, e quella ghibellina, appoggiata da Trasmondo Brancaleoni del feudo di Roccaleonella. Nel 1287 i ghibellini appiccarono un incendio al Palazzo del Comune e la città fu parzialmente distrutta dal fuoco. Nello stesso anno, un consistente gruppo di cagliesi di parte guelfa, fuggiti da Cagli, avrebbe trovato rifugio e accoglienza a Sassoferrato fondando il borgo di quella comunità.
Nel 1289 l’abitato fu traslata dalle propaggini di monte Petrano e ricostruito nel sottostante pianoro, inglobando gli edifici religiosi e civili preesistenti che ne costituivano il borgo. Lo straordinario progetto urbanistico della rifondazioni, attribuito da Maddalena Scoccianti ad Arnolfo di Cambio, era basato su ampie vie organizzate secondo una maglia ortogonale. Ben presto la città tornò ad essere un centro florido: in un registro di pagamento delle tasse alla Chiesa del 1312, sottoposto a revisione a seguito del forte calo demografico dovuto a una carestia, Cagli era composta da 1.528 famiglie corrispondenti a una popolazione compresa tra i 6.328 e i 7.119 abitanti. I termini di raffronto sono ricavabili in Fumantes Marchiae secundum antiquum Registrum Camere Romane ecclesie, databile al 1340, dove Pesaro annotata 2.500 fuochi mentre Fano ne conta 4.500. Poco dopo, nelle Constitutiones Aegidianae del 1357, Cagli figura tra le nove città magnae della Marca (insieme per l’odierna provincia di Pesaro, Fano e Fossombrone), che erano precedute nella classificazione da cinque città maiores, e seguite dalle ventidue mediocres, ventisei parvae, tredici minores e dai castra e terrae.
Anche se l’originario assetto urbanisticodovette essere in parte ripensato e non fu sempre rispettato fedelmente, come rammenta il giurista Bartolo da Sassoferrato quando asserisce che talune strade interne furono ristrette per questioni di difesa, la città entrava nel Rinascimento, condividendo la felice stagione urbinate, con la razionale e anticipatrice geometria del suo impianto urbanistico. Ciò, secondo la tesi di Bresciani Alvarez e Filippini, non dovette passare inosservato agli occhi di quanti animavano culturalmente la magnifica Corte del duca Federico da Montefeltro. Lo spunto a tale ipotesi nasce dall’osservazione che la celebre Città ideale, attribuita a Luciano Laurana su disegno di Leon Battista Alberti (conservata nella Galleria Nazionale delle Marche), presenta sullo sfondo un elemento paesaggistico dal profilo talmente caratterizzato da non sembrare immaginario ma decisamente reale visto che combacia con l’altopiano di monte Petrano ai piedi del quale è ancor oggi Cagli con la sua piazza. A questo si aggiunge l’arretramento di parte degli edifici posti sul lato destro della tavola urbinate e che è realmente presente su di un lato della via che fiancheggia il lato destro del Palazzo Pubblico cagliese. Quest’ultima strada veniva, inoltre, a concludersi di fronte ai fabbricati che compongono il monastero di San Nicolò che sopravanzavano nella sede stradale lasciando uno stretto passaggio al posto dell’odierna ampia via del torrione allineata, solo nella seconda metà del Novecento, in larghezza a via Leopardi proveniente dalla piazza maggiore. Il grande edificio a pianta centrale che compare al centro del dipinto, secondo la tesi citata, avrebbe occupato il posto del Palazzo Pubblico che nel 1476 il Comune di Cagli (esattamente un secolo dopo il suo ingresso volontario su piede di uguaglianza insieme ad Urbino nel nascente stato dei Montefeltro) aveva donato a Federico da Montefeltro, il quale si fece carico, in quegli anni, di far eseguire profondi lavori di ristrutturazione a Francesco di Giorgio Martini, l’architetto senese che negli anni ottanta del Quattrocento è in Cagli impegnato per l’erezione della Rocca e del Torrione. Il dibattito su una Cagli destinataria o semplice ispiratrice di un superbo progetto, da leggersi secondo quanto già proposto da Zorzi nel 1976 come una città progettata, rimane ovviamente aperto e quelle che potrebbero apparire come delle coincidenze meritano, per la loro eccezionalità, successivi approfondimenti[5].
Esiste uno speciale rapporto tra Cagli i Montefeltro e la città di Urbino. Il 24 dicembre 1375 il conte Antonio da Montefeltro, con le armi della lega fiorentino-viscontea rientrava in Urbino e n’era “gridato” signore. Ma, scrive Gino Franceschini (Documenti e Regesti, Urbino, 1982, pp. IV-V), “non bastava essere ‘gridato’ signore, bisognava avere la capacità di divenirlo […]. Nell’alleanza del febbraio 1376 le città di Urbino e di Cagli partecipavano al patto col Signore su piede di uguaglianza come compartecipi agli impegni ed agli oneri stipulati da lui, mentr’egli agiva a nome delle terre che gli ubbidivano quale ‘dominus’ e capo delle milizie”. Era nato lo Stato di Urbino che registra una rilevante svolta politica a seguito del considerevole accrescimento territoriale generato dall’acquisizione di Gubbio avvenuta poco dopo: nel 1384.
Furono soprattutto le manifatture, consistenti in particolare nella lavorazione dei panni di lana e più tardi della seta e nella concia delle pelli, che sviluppatesi notevolmente sotto i duchi d’Urbino sostennero la forte crescita economica della città e conseguentemente costituirono la base per quello culturale, al quale presero parte anche grandi artisti attivi presso la Corte urbinate o uomini di governo a quella legati.
La devoluzione del ducato d’Urbino allo Stato Pontificio, del 1631, comporta per Cagli l’inserimento in uno Stato dove le Marche dovranno votarsi principalmente all’agricoltura cerealicola, strategia economica che essendo poco remunerante per le aree appenniniche avrebbe, infine, comportato, a partire dal Settecento, un arretramento economico sempre più consistente delle stesse.
Il Palio storico – Giuoco dell’Oca, è una manifestazione d’ispirazione storica e carattere goliardico che si tiene ogni seconda domenica di agosto dedicata al patrono del comune.
Festa della Pipa, è una manifestazione organizzata dal Pipa Club Italia che vede all’interno del paese una fiera dedicata al mondo della pipa con esposizione diretta da parte dei produttori nonché di commercianti. Vengono organizzate conferenze e mostre dedicate all’arte della fabbricazione delle pipe. Si tiene in un weekend solitamente a tarda primavera/inizio estate. Durante il resto dell’anno sono organizzati altri eventi dedicati ai fumatori di pipa.

