Visitando Dalmine
Dalmine [ˈdalmine] (Dàlmen [ˈdalmɛn] in dialetto bergamasco) è un comune italiano di 23 238 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.
l comune di Dalmine si colloca a circa 8 chilometri a sud-ovest di Bergamo, sulla sponda orientale del fiume Brembo.
Dalmine è il risultato dell’unione urbanistica di sette centri diversi: Dalmine, Brembo, Guzzanica, Mariano, Sabbio, Sforzatica Sant’Andrea e Sforzatica Santa Maria d’Oleno. Il comune è stato istituito nel 1927 unendo i comuni preesistenti di Sabbio Bergamasco, Mariano al Brembo e Sforzatica, oltre alla borgata di Dalmine, che non era sede comunale.
Si estende su 11,62 km² distribuiti su territorio pianeggiante; le sue frazioni occupano rispettivamente: Brembo 2,0 km², Dalmine Centro 2,6 km² di cui 1,3 km² di occupato da Tenaris, Guzzanica 0,67 km², Sabbio 1,67 km² di cui 0,37 km² occupati da ATB Tenaris, Sforzatica S.Andrea 1,15 km², Sforzatica S.Maria 1,3 km² e Mariano 2,3 km².
Confina a nord con Treviolo, a est con Lallio e Stezzano, a sud con Levate e Osio Sopra, a ovest con il fiume Brembo Filago e Bonate Sotto.
Importante è il reticolo idrografico che compone il territorio comunale: su tutti spicca il fiume Brembo che delimita il confine amministrativo ad ovest. Numerosi sono inoltre i canali artificiali, utilizzati già in epoca medievale per l’irrigazione delle campagne, tra i quali i rami terminali della Roggia Serio, della roggia Morlana e della roggia Colleonesca, che attingono al corso del fiume Serio in val Seriana.
Le prime notizie di insediamenti nel territorio di Dalmine risalgono al periodo romano. In particolare, il ritrovamento nel quartiere di Sforzatica d’Oleno dei resti di una costruzione sacra, di un’ara sepolcrale e di epigrafi, fa supporre la presenza di un borgo romano di una certa importanza. Nel podere Cimaripa del quartiere Mariano, venne rinvenuto un corredo tombale tardo-gallico, che faceva parte di un complesso più numeroso, distrutto nel corso di lavori agricoli alla fine dell’Ottocento, reperti databili alla prima metà del I secolo a.C.. In epoca romana il territorio di Dalmine era attraversato da un’importante strada romana, la via Gallica.
In epoca medioevale troviamo memoria di queste terre in numerosi documenti. I due villaggi di Sforzatica e di Oleno sono menzionati in documenti dell’879 (vicus Sportiadica) e del 909 (Aulene). Allo stesso anno risale la prima citazione di Mariano (Marelianus, 909), che insieme a Guzzanica (Jusianica, 970), era una delle 15 terre bergamasche fortificate con un “castello” prima dell’anno mille. Di Sabbio (Sabie) si parla per la prima volta nel 954. Dalmine (Almene) invece appare in documenti del 975.
Numerosi sono i luoghi d’interesse presenti sul territorio comunale. Delle strutture difensive medievali vale la pena menzionare presso la Biblioteca Civica la Torre Suardi, erroneamente chiamata “Camozzi”, dal nome della famiglia che ne fu proprietaria tra il 1787 e il 1936; la torre di Sforzatica e la torre di Guzzanica. Il toponimo di Piazza Castello e la forma della piazza omonima a Mariano ci ricordano l’esistenza appunto di un castello che, secondo lo Jarnut (1980), fu costruito in forma associata e quindi di proprietà comune. Come pure nel quartiere Sabbio (comune a sé fino al 1927), è documentata nel 1104 la presenza di un castro de Sabige che peraltro troviamo citato nella pergamena capitolare n°372 conservata nella biblioteca Angelo May a Bergamo, dove nell’elenco delle proprietà terriere dei monaci di Astino così è scritto:prima petia terra est in castro de Sabio … (1251); comunque non è il solo documento che ne cita l’esistenza.
Presso il casello d’ingresso al tratto autostradale Milano–Venezia, è stato posto un particolare monumento a memoria dell’omicidio di due agenti di polizia, Luigi D’Andrea e Renato Barborini, da parte del bandito Renato Vallanzasca. Il monumento ha la forma di un grosso tubo, che richiama la principale produzione industriale di Dalmine, con alcuni fori di arma da fuoco a rappresentare il fatto delittuoso che commemora.
Già nel 1939 il territorio di Dalmine venne suddiviso in “settori di esodo”, in ognuno dei quali vennero costruite trincee di ricovero. Nel 1943, su un’area di 6097 km² c’erano ben 159 ricoveri antiaerei, con una cubatura di 14385 m³ ed una capienza massima di 12 000 persone. In gran parte questi erano dislocati all’interno dello stabilimento o nelle immediate vicinanze nei quartieri “Garbagni” (detto “Baggina”) e Leonardo da Vinci (detto Ville). Si trattava di rinforzi con travi posti all’interno di ogni caseggiato.
A Dalmine ha anche sede il polo per l’innovazione tecnologica della provincia di Bergamo, nel quale sono attive numerose aziende dell’Information Technology.

