Battesimo del Signore
Nella festa del Battesimo del Signore, che chiude il ciclo liturgico del Natale, vengono evidenziate la divinità di Gesù e la sua missione messianica. È l’intera Trinità che si manifesta: il Padre che invia il Figlio, il Figlio che si dona nella sua missione per la nostra salvezza, lo Spirito Santo che ci introduce in questo mistero.
Figli e fratelli nella giustizia
Le prime parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di Matteo le rivolge a Giovanni. Egli riceve il battesimo per «adempiere ogni giustizia». Giustizia è stare nella giusta relazione con Dio e con gli altri, cioè in una relazione filiale e fraterna. In quanto Figlio amato, Gesù obbedisce al Padre che lo costituisce – annuncia Isaìa – segno di giustizia e di alleanza per Israele e per tutti i popoli. Singolare è però il modo con il quale egli dovrà attuare il suo compito, nella mitezza di chi non spezza una canna incrinata né spezza uno stoppino dalla fiamma smorta. Addirittura, vivrà in una radicale solidarietà con i propri fratelli peccatori, come rivela l’episodio del Giordano. Gesù, il solo giusto, si mette in coda con i peccatori per ricevere il loro stesso battesimo di penitenza e di conversione. Immergendosi nel Giordano, s’immerge nella fraternità dei peccatori, così che la parola di compiacimento e di amore che il Padre dice su di lui possa raggiungere tutti coloro con i quali si fa solidale. Come afferma Pietro nella casa di Cornelio, Dio non fa preferenza di persone, ma desidera che tutti siano suoi figli e figlie amati. Dio, che è con Gesù, è anche con ciascuno di noi.
(fr. Luca A. Fallica, Comunità Ss. Trinità di Dumenz)
Figli del compiacimento del Padre
La festa del Battesimo di Gesù conclude il tempo liturgico del Natale. Guardare al Battesimo di Gesù apre un ventaglio molteplice d’interrogativi nel vissuto dei credenti. Un’interessante lettura dei Padri della Chiesa del II secolo (Clemente d’Alessandria e Tertulliano) attesta che al momento del Battesimo di Gesù nel Giordano lo Spirito Santo scende nell’acqua battesimale e la santifica, facendone la sua dimora. I credenti possono ritrovarvi un chiaro rimando alla pratica battesimale come esperienza della grazia salvifica di Dio, certi dell’incontro con lui, avvalorato da quanto avvenuto per il loro Maestro. Gesù, compiacimento del Padre, apre la strada di questa compiacenza su ogni “figlio” in lui rigenerato. Non dobbiamo mai perdere questo riferimento cristologico: il battesimo dato dal Battista si differenzia da quello degli Apostoli proprio nell’essere quest’ultimo conferito “nel nome del Signore Gesù”.
Per esso ai battezzati viene impresso l’indelebile carattere di cristiano per il quale essi appartengono a Cristo e, rivestiti di lui (Gal 3,27), partecipano della grazia di Dio e divengono membra della Chiesa. Un testo che ci fa riflettere, avendo da poco celebrato nel 2022 l’Anno della Famiglia, lo troviamo negli Atti degli Apostoli, e riguarda il battesimo di intere comunità domestiche : «Sarai salvato tu e tutta la tua casa» (At 11,14) dice Pietro a Cornelio; «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua casa», proclama Paolo in catene al suo carceriere.
Costitutiva del battesimo resta la promessa di salvezza contenuta in esso e, nel caso dei neonati, il sacramento che loro ricevono conferma che i genitori hanno desiderato introdurre al più presto i propri figli in quella comunione con il corpo di Cristo che loro stessi già vivono. Permettono alla compiacenza del Padre di estendersi nello spazio e nel tempo.
(don Vittorio Stesuri, ssp)

