Cesare o Dio?
I Domenica d’Avvento
Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello.
È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio.
Oggi ricorre la 97a Giornata missionaria.
Una rinnovata occasione…
Iniziamo con questa domenica un nuovo cammino, un’occasione rinnovata per approfondire sempre di più, nella contemplazione e nella preghiera, il mistero di Dio, rivelato pienamente a noi in Gesù Cristo. Ogni anno liturgico è come una scala a chiocciola: è vero che, saliti di un gradino, sembra di essere al punto di prima, ma è anche vero che si è più in alto. Così è del mistero di Dio celebrato di anno in anno: è vero che si ripete sempre, ma è altrettanto vero che ogni occasione è propizia per salire di un gradino nella conoscenza di lui, del suo amore, della sua opera di salvezza.
Il Signore ritorna a offrirci la sua volontà di salvezza, noi la invochiamo ed egli volentieri si rivela a noi (I Lettura), visitando la nostra esistenza e proteggendola con l’abbraccio della sua misericordia (Salmo responsoriale), perché noi possiamo rendergli grazie di essere stati arricchiti della sua presenza e della sua grazia sovrabbondante (II Lettura).
Ciò può realizzarsi solo in uno splendido connubio fra l’azione dello Spirito in noi e la nostra retta volontà di attendere la manifestazione della sua Provvidenza, vegliando con speranza in ogni momento (Vangelo).
don Tiberio Cantaboni
La Voce divina
Andiamo tutti, amico e amica credente che leggi, verso le mura di un Paese dell’anima. Oltrepassiamo i limiti imposti dalla natura, dai luoghi, dall’età, alla ricerca non tanto di panorami mozzafiato, quanto di una Voce, di un Volto luminoso. La meta del nostro cammino – in questo periodo – è Betlemme: il paese del pane, il paese del Messia Gesù. E come in ogni buon cammino, abbiamo bisogno di una guida: non tanto turistica o tecnica beninteso, quanto piuttosto che faccia il nostro stesso percorso materiale, spirituale, che si unisca a noi nell’animo, nello spirito, nella fede, nella luce della meta.
Sulla scia del Vangelo di Marco, ascoltiamo una parola grave, solenne, esigente: Vigilate! Immaginiamo di dar inizio al nostro cammino verso Betlemme, da Nazaret: sotto la maestosa basilica dell’Annunciazione, ci sarà stata la casa di Maria, ragazza, in casa con Gioacchino e Anna. Qui brillarono di gioia gli occhi dei genitori alle prime parole di una bambina. Prima di entrare nella grande basilica, tiriamo fuori dal nostro zaino un libro, dalle cui pagine respiriamo il profumo della divina presenza. È la Vita di Gesù dello scrittore francese François Mauriac (1885-1970):
«Sotto il regno di Tiberio Cesare – annota lo scrittore – il legnaiuolo Jeshu, figlio di Giuseppe e di Maria, abitava quella borgata, Nazaret: alcune case scavate nel macigno d’una collina di fronte alla pianura di Esdrelon. Le vestigia di queste grotte sussistono ancora. E una d’esse celò quel fanciullo, quell’adolescente, quell’uomo, tra l’operaio e la Vergine. Là egli visse trent’anni, nel bel mezzo di una tribù, fra i litigi, le gelosie, i piccoli drammi d’una numerosa parentela, dei Galilei devoti, nemici dei Romani e d’Erode; e che nell’attesa del trionfo d’Israele, salivano per le feste a Gerusalemme».
Chiudiamo il libro, amico e amica devota, e uniamo la nostra fantasia agli eventi umani e sacri che popolavano un piccolo villaggio della Galilea, mentre Maria sognava l’avvento del Figlio di Dio.
don Vincenzo Arnon

