Il Salmo Pasquale di San Francesco d’Assisi
Nel 1939 fu proclamato Patrono d’Italia da Pio XII il quale riconosceva il poverello di Assisi il più italiano dei Santi, in quanto padre della nostra lingua e il più santo per via della devozione che gli è rivolta.
Mi viene naturale esprimere un breve cenno alla sua nobile vita, anche se in effetti sono in molti a conoscerla.
Francesco nacque ad Assisi nel 1182 da una famiglia di nobiltà emergente. Pietro di Bernardone il padre, Madonna Pica la madre. La sua giovinezza trascorse in maniera dissoluta, a vent’anni volle essere cavaliere di Gualtieri di Brienne, ma a Spoleto ebbe un sogno in cui risuonò forte la domanda se volesse seguire “il servo o il padrone”. Scosso dall’accaduto, cominciò a comprendere che non era affatto chiamato dalla guerra e le crociate, e tornò indietro, intraprendendo la strada della conversione. Iniziò una vita diretta verso la carità e la preghiera. Nel 1205 assorto nella cappella di San Damiano, senti una voce , come se uscisse dal crocifisso, che lo invitava: “Va e ripara la mia Chiesa, che è tutta in rovina”.
Capì che il Signore chiamava proprio lui a seguirlo nella povertà e nella conformazione a Cristo. La sua direzione si spostò decisamente verso il Vangelo, si spogliò dei beni paterni, preferendo la povertà, iniziò la sua vita di preghiera, penitenza e missione. Attorno a lui si unirono una piccola comunità di seguaci, il primo, secondo la leggenda fu Bernardo, in seguito Egidio, Silvestro e tanti altri. Gli viene chiesto di redigere una “Regola” che desse identità alla congregazione religiosa, una specie di magna charta. Nel 1221 venne approvata la “Regola non bollata” da Papa Innocenzo III, con essa i frati erano autorizzati a vivere in povertà e a predicare la penitenza, dallo stesso pontefice. Nel 1223 Francesco e i suoi frati presentarono un’altra redazione della Regola che Onorio III approvò ufficialmente il 29 novembre dello stesso anno. Tra il 1217 ed il 1221 venne scritta anche la “Regola di vita negli eremi” per i frati dediti a vita contemplativa. A San Francesco si deve l’ispirazione della Regola del ramo femminile dell’Ordine approvata il 9 agosto 1253 da papa Innocenzo IV, appena due giorni prima la morte di Santa Chiara.
San Francesco non fu solo fondatore di un Ordine religioso, ma con esso fu anche missionario, annunciò il Vangelo in tantissimi luoghi che ancora respirano la sua presenza.
L’ultima tappa della sua vita fu segnata dal dono delle Stimmate, il 14 settembre 1224, sul monte Verna in Toscana, mentre era in preghiera, fu per lui una vera e propria conformazione a Cristo.
Negli ultimi anni della vita compose il “Cantico delle Creature”. (Laudes Creaturarum)
Uno dei più noti ed antichi testi poetici di tutta la letteratura italiana; scritto verso il 1224, una preghiera di lode per le creature di Dio.
Altissimu, onnipotente, bonSignore,
Tue so’ le laude, la gloria
e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.
Laudato si’, mi’ Signore,
cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno
et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si’, mi’ Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l’ai formate
clarite e preziose e belle.
Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Vento
e per aere e nubilo
e sereno e onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dai sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore,
per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile
e preziosa e casta.
Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Focu, per lo quale
Ennallumini la nocte, et ello è
Bello et iocundo et
robustoso et forte.
Laudato sì, mì Signore, per
Sora nostra matre terra, la
Quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con
coloriti fiori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengraziate
e serviateli cum grande humilitate.
Dal Vangelo San Francesco apprese lo spogliarsi di tutti i beni temporali e le norme da seguire per lui sono state: “Se vuoi essere perfetto va e vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri” (Mt 19,21), “Non portate niente durante il viaggio” (Lc 9.3), “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24) Inconcepibile ai nostri tempi saresti rimproverato e scambiato per uno sprovveduto, ma se entriamo nel profondo della parola e la depositiamo nella realtà, esiste tanta gente che ci porta l’esempio, tante creature al mondo che nascono e continuano la sua missione senza portare troppi fregi addosso, solo l’essenziale per vivere. San Francesco mette nell’essenziale la preghiera e la penitenza.
San Francesco ci insegna ad esultare, esultare per la Pasqua di nostro Signore è partecipare alla bellezza del Signore Gesù Crocifisso e poi Risorto.
La Pasqua è per il santo cantare la vittoria del Signore sulla morte. Nell’ufficio della Passione, Francesco dedica un salmo intero a questa celebrazione. Il poverello invita a cantare il canto nuovo dell’agnello immolato e risorto. La Pasqua è il giorno della Parusia, ossia della manifestazione gloriosa della bellezza del Signore risorto.
San Francesco persuade e seduce uomini e donne d’ogni tempo. Fra Masseo gli chiese: “Perché a te tutto il mondo viene dirietro? Tu non se’ bello, non se’ di grande scienza, non se’ nobile…”
Ma la chiave a questa domanda il santo la porge dimostrando che la bellezza è nel donare riconciliazione, nel donare pace e la Pasqua è l’inizio di un mondo riconciliato e in pace.
Un uomo riconciliato è una creatura in pace.
Lo sguardo in volto del Crocifisso – Risorto è il più bello e splendente che Francesco abbia incontrato.
Il poeta San Francesco trova nella poesia lo strumento per esprimere il suo animo esultante, per la Resurrezione di Cristo. La Passione passa per le piaghe dovute alle Stimmate, per la sofferenza dell’uomo che vive in silenzio, la Pasqua è esultazione, gioia e canto.
L’ Ufficio della Passione, composto di 15 salmi distribuiti lungo l’anno liturgico a riverenza e lode della Passione di nostro Signore, Sette salmi per il Triduo pasquale e per le settimane dell’anno feriale, due per il tempo di Pasqua, tre per le domeniche delle feste principali, due per il tempo dell’Avvento, infine uno solo per il tempo della Natività fino all’ottava dell’Epifania, è una riverenza religiosa che San Francesco ha pensato di lasciare.
Ecco il suo Salmo Pasquale da recitare per intero.
“Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha fatto cose meravigliose. Questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e in esso e rallegriamoci. Cantate inni al Signore”.
Esultare, rallegrarsi, gioire, cantare.
Sono modesti termini, ma soprattutto azioni che nascono dallo spirito, e a me personalmente già nominarli, scriverli mi dona riconciliazione e pace. Mi dona la Pasqua.
Sono fortunata a vivere nella regione dove il Santo poverello praticava la parola religiosa e pregava, dove ha poggiato i suoi piedi scalzi in largo e lungo e mi ha trasmesso tanti di quegli insegnamenti che ogni uomo in questa terra, e in tutto il mondo dovrebbe apprendere.
Sono quei principi fondamentali che ci indirizzano verso la Pace.
Così concludo perché in questo momento è solo di questa parola che sentiamo vivo il bisogno e basterebbe poco per raggiungerla iniziando almeno in parte a seguire la dottrina francescana.
La parola di San Francesco ha ancora tanto bisogno di essere diffusa.
Buona Pasqua a tutti.
(fonti: “Domenica di Pasqua, San Francesco e il senso autentico della bellezza” di E. Scognamiglio e “La Pasqua di San Francesco” di A. Tarallo)

