La verità nascosta su Cristoforo Colombo
Sfidò audacemente
tempeste equinoziali
e silenti tremori
sui baratri oceanici
finché la punta
del Cabo de Dios
si stagliò nel sole
con unghie di croce.
E la nave s’accostò
con le vele spente
fra uncini di corallo
al Mondo Nuovo.
“Cristoforo Colombo” di Ruggero Marino
L’Apocalisse-Rivelazione
La fine del 1400 è un tempo ondivagante, posto sul crinale della storia. Un’epoca destinata a fare da spartiacque fra tempo passato e tempo futuro. Fra un vecchio mondo ed un Nuovo Mondo annunciato e ritrovato. Una stagione complessa, multiforme, sfaccettata, come sempre accade alla vigilia dei grandi mutamenti per l’umanità. Pur sempre segnata da una croce in cerca di riscatto: “In hoc signo vinces”. Come nel motto della prima crociata. A partire dal dramma della caduta nel sangue di Costantinopoli, della Roma d’Oriente, della Porta d’oro nel 1453. Mentre contemporaneamente il passato dell’aurea Roma imperiale riaffiorava dagli scavi ad indirizzare il presente. A tracciare la strada da seguire, da ripercorrere. Per un nuovo tempo dell’oro. Strani segni registrano il corso degli astri e delle stelle. In quella stagione il firmamento parlava. Gli astrologi, come una volta gli aruspici, cercavano di trarne le risposte.
Esaltati, mistici, puri di fede, eretici, sognatori di pace e di concordia, guerrafondai, fondamentalisti, personalità doppie, avide di potere e bellicose, sui troni come sulle sedie gestatorie, si scontrano per tracciare il solco al cammino che si annuncia. In questo magma indistinto e ribollente si muove un singolare, enigmatico cristiano, Cristoforo Colombo, il Christo Ferens, come si firma. A sigillo ed a suggello di un criptogramma misterico fatto di sette lettere maiuscole, poste a triangolo, come l’occhio onniveggente di Dio. Nel timbro di un grande cavaliere-corsaro, interprete della guerra da corsa sui mari contro gli infedeli e nel marchio inconfondibile e indelebile di un possibile Grande Maestro. In una lettura che, come scrive Colombo, nel suo misconosciuto ma rivelatore “Libro delle profezie”, deve avere quattro significati: esattamente come per Dante.

Un enigma fatto di vocali e consonanti. E di cifre corrispondenti. Sette come il numero perfetto, il numero sul quale, come vedremo, è imperniata l’Apocalisse-Apocalypsis (ovvero rivelazione, scoprimento, svelamento) di San Giovanni. Che il navigatore deve conoscere alla perfezione visto che nel corso di uno dei suoi viaggi, l’“alto viaje”, all’avanzare di una tromba d’aria spaventevole, che si profila all’orizzonte come una trottola vorticosa e impazzita, Colombo, invocato dalla ciurma che lo ritiene ormai uno sciamano, dopo aver fatto accendere gli ultimi ceri benedetti rimasti nei fanali impugna la spada, con la Bibbia nella mano sinistra, iniziando a recitare i primi versetti del Vangelo di San Giovanni. «In principio fu il Verbo …». Con la lama sguainata poi taglia il turbine, tracciando una croce nell’aria e nel vento, concludendo il rito disegnando con la punta un cerchio perfetto. Come per un improvviso incantesimo la tromba marina si arresterà e la tempesta in un fragore infernale si dileguerà lentamente. Il Vangelo più enigmatico, il Vangelo più eterodosso, il Vangelo dei cavalieri recitava: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era al principio presso Dio. Tutto per Lui è stato fatto e senza di Lui non fu fatto nulla di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini … Egli era nel mondo e il mondo per Lui fu fatto e il mondo non l’ha conosciuto. È venuto nella sua casa e i suoi non l’hanno accolto, a quelli che credono nel suo nome ha dato il potere di diventare figlioli di Dio». Un Vangelo criptico, un navigatore indecifrabile.
Sette, come le sette lettere, è il numero della Bibbia: il numero che ricorre in maniera quasi ossessiva: l’apertura dei sette sigilli, sette piaghe, i sette candelabri, i sette tuoni … Una cifra racchiusa nella firma di Colombo in una triangolare perfezione, in una oscura Trinità, dove alla terza riga, in una delle quattro possibili interpretazioni leggiamo, in una versione mai proposta prima: Cristo, Maometto, Yahweh! E Apocalisse nella A anche di Ammiraglio. In una missione, l’unione dei credi, possibile per il Portatore di Cristo, lo Xpo Ferens. In uno Spirito tre volte santo, Sanctus, Sanctus, Sanctus come le tre religioni del libro. Non scrive lo stesso Colombo, in quello che è e che resta il suo perfetto “identikit”: «Lo Spirito Santo è presente in cristiani, musulmani, ebrei e di qualsiasi altra setta»? Le tre S peraltro con i due punti posti ai lati, alla metà della loro altezza, appartengono a costumanze ebraiche, alchemiche, massoniche. Gli svolazzi delle X rimandano a misteri e indizi templari. Uno Spirito, dunque, trasversale alla luce del novello Cristo che lui, Cristoforo, novello Giovanni Battista battezzatore, novello gigante San Cristoforo trasporta al di là delle acque dell’oceano Atlantico, lo smisurato regno liquido delle antiche tenebre e delle antiche paure. Popolato da spaventosi mostri in grado di atterrire i marinai. Per dissuaderli all’“alto viaggio”…….
(tratto dal primo capitolo del libro)
https://londabooks.editorialedelfino.it/prodotto/la-verita-nascosta-su-cristoforo-colombo

