Premio alla Carriera a Caterina Caselli
Caterina Caselli non è solo una delle voci più iconiche della canzone italiana; è l’unico esempio nel nostro panorama di un’artista capace di dominare le classifiche e, successivamente, di sedersi dietro la scrivania per riscrivere le regole dell’industria discografica. Una carriera divisa in due atti, entrambi straordinari.
Tutto inizia a metà degli anni ’60. Caterina, giovanissima bassista emiliana, irrompe sulla scena con un’energia e un look mai visti prima. Il soprannome “Casco d’Oro” nasce dal taglio bob biondo platino creato appositamente per lei dai parrucchieri Vergottini, simbolo di una modernità che parlava direttamente ai giovani dell’epoca.
Il 1966 è l’anno della svolta. Si presenta al Festival di Sanremo con Nessuno mi può giudicare. Il brano, inizialmente destinato ad Adriano Celentano, diventa un inno di emancipazione e libertà, restando in vetta alle classifiche per 11 settimane. Da lì, una pioggia di successi che hanno segnato la storia del pop italiano:
Nel 1975, all’apice del successo e ancora giovanissima, Caterina compie una scelta radicale: lasciare il microfono. Sposata con Piero Sugar, decide di dedicarsi alla produzione discografica all’interno dell’azienda di famiglia, la Sugar Music.

Quello che poteva sembrare un ritiro si trasforma nella nascita della più grande talent scout italiana. Con un intuito fuori dal comune (il famoso “fiuto della Caselli”), trasforma l’etichetta Sugar nella principale realtà indipendente in Italia. Sotto la sua ala sono nati o sono esplosi artisti che hanno segnato gli ultimi trent’anni:
Oggi, Caterina Caselli è considerata una vera istituzione. Nel 2021, il documentario Caterina Caselli – Una vita, 100 vite ha celebrato il suo percorso, mostrando come la sua visione abbia saputo unire l’anima ribelle degli anni ’60 con il rigore manageriale necessario per esportare la musica italiana nel mondo.
Ancora oggi, a 60 anni di distanza da quel leggendario Sanremo 1966 (recentemente celebrato anche nell’edizione 2026 del Festival), la sua influenza resta immutata. Caterina ha dimostrato che per restare “libera” – come cantava nel suo brano più celebre – è necessario sapersi reinventare, senza mai perdere la passione per il talento altrui.

