Scoprendo Acerra
Acerra è un comune italiano di 58 444 abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.
Acerra, situata a circa 14 chilometri a nord est di Napoli, occupa una vasta area pianeggiante nel quadrante nord-orientale dell’entroterra napoletano, ed è il terzo comune per estensione territoriale dopo il capoluogo e Giugliano in Campania; la parte nord è prevalentemente rurale e confina con il casertano e con il nolano.
Sono presenti due zone industriali: Acerra e Pomigliano d’Arco. Lo stabilimento dell’Alfa Romeo è ubicato in parte della sua estensione con quello di Acerra.
Il nome della città di Acerra è la forma medioevale che deriva dal latino Acerrae. L’omonimia con altre città della valle Padana e con un’altra Acerra del paese degli Umbri, fece supporre un’origine etrusca o umbro-italica. Precedentemente ai latini, il nome era Akeru (nome dato dagli Osci). Non si conosce con esattezza il significato del nome.
Si può supporre che derivi dal latino cerrus “cerro”, cioè l’albero delle Fagacee (Quercus cerris), una quercia con foglie caduche, oblunghe, profondamente lobate, e con frutti a ghianda dalle cupole caratteristiche ricoperte da squame (simili a ricci). Il pre-fisso “a-” potrebbe essere una alfa privativa per indicare che precedentemente alla fondazione della città erano presenti foreste di quercus cerri di cui il territorio è stato privato man mano che la città veniva costruita. La risposta a questo dubbio andrebbe però ricercata in eventuali scavi archeologici e resti di travature lignee o fossili. Un’altra ipotesi è che il nome derivi da quello del mitico fiume che congiungeva il mondo dei vivi con l’oltre mondo, l’Acheronte (nome che viene dato anche al fiume Bradano, Lucania o Basilicata). Si suppone che la città sia stata abitata dagli Osci provenienti da territori Lucani dove scorreva il fiume Brandano (in passato chiamato Acheronte), vicino all’attuale Acerenza oppure Acheruntia. Non a caso l’attuale chiesa di San Pietro sorge su un probabile tempio di Eracle o Ercole.

La città, fra le più antiche della Campania, fu abitata sin dall’epoca preistorica (Masseria Sanguigno), per la presenza di ricca vegetazione, fauna e numerosi corsi d’acqua. In base a recenti ricerche archeologiche probabilmente fu fondata dagli Ausoni, in seguito fu chiamata dagli Osci Akeru (Acerrae è il nome latino), e fece più tardi parte della Dodecapoli osca o etrusca della Campania. Nel 332 a.C. ricevette per prima nelle province romane la civitas sine suffragio, ossia la cittadinanza romana senza diritto di voto.
Bosco di Acerra in una stampa del 1800.
La predetta dotta etimologia localistica è negata da coloro che fanno notare la mancanza di singolarità del nome, il quale infatti ricorre in una pluralità di toponimi – Acerra nel Napoletano, Acerre nel Cremonese, Acere Ticinense, Acerano nel Novarese, Acerenza nel Napoletano (si potrebbe aggiungere anche il greco αἲγειρος, “pioppo nero”, da cui Alghero), denominazioni attinenti a zone geografiche dalle influenze linguistiche primigenie differenti e deponenti quindi per un nome latino originariamente di categoria comune, cioè costituito da ciò che resterebbe di acerium (“acereto”). Insomma come Nocera da nucerium (“noceto”), originandosi quindi Nocera dei Pagani, Nocera Terinese, Nocera Umbra; vedi inoltre Pomaro da pomarium (“pometo”), per cui oggi abbiamo Pomaro Piacentino, Pomaro nel Monferrato, Pomaro di Monte Acuto. Si tratterebbe dunque in tutti questi casi dello stesso processo toponimico agreste che ci fa oggi trovare in Italia molteplici località che portano il nome di Cerreto (“bosco di cerri”) e di Melito (“meleto”).
Rimase fedele a Roma durante la seconda guerra punica e fu assediata nel 216 a.C. da Annibale che la distrusse parzialmente. Fu ricostruita nel 211 a.C. e, durante la guerra sociale, fu nuovamente assediata da Gaio Papio Mutilo, ma fu difesa dal console Lucio Giulio Cesare. Divenne municipium e nel 22 a.C. sotto l’imperatore Augusto divenne colonia per i veterani. Fu menzionata dal poeta latino Publio Virgilio Marone nel secondo libro delle Georgiche (v. 225): egli la definì “vacuis… Acerris”, ovvero “(per la) deserta… Acerra”, a causa dell’impaludamento frequente del fiume Clanio.
Alcune iscrizioni pervenuteci attestano l’esistenza di culti e forse di templi dedicati alla dea Iside, Serapide ed Eracle. La presenza di un anfiteatro era stata ipotizzata al di sotto del Castello, ma sotto le antiche scuderie si sono rinvenute tracce delle strutture di un teatro risalente al II secolo a.C. La città di Acerra è anche sede vescovile, già dall’XI secolo.

