Intervista allo Psicologo Dott. Elpidio Cecere
“Da sempre vivo il lavoro dello Psicologo come una missione, dedicandomi non solo alla Psicoterapia, ma anche alla formazione e alla sensibilizzazione circa gli argomenti relativi alla salute mentale e alla sua importanza per il benessere della persona”.
È quanto afferma il Dottor Elpidio Cecere. Nato a Caserta trentacinque anni fa, è psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, terapeuta EMDR ed, inoltre, formatore e direttore scientifico del TCE Therapy Center.
Nel corso degli anni ha seguito diversi corsi di formazione ed aggiornamento professionale in tutta Italia. Fra le sue molteplici attività, come esperto in disturbi del neurosviluppo, disabilità, inclusione dei minori non accompagnati, disturbi d’ansia e rapporto con le famiglie, si è occupato di parent-training e formazione docenti nell’ambito dei progetti scolastici. Per portare avanti l’opera di sensibilizzazione, collabora anche con riviste e radio nazionali. Inoltre, è autore di libri bestseller e primi in classifica.
Nel mondo della Psicologia è uno degli esperti più seguiti sui social: i suoi video risultano tra i primi posti tra quelli più visualizzati su tutte le maggiori piattaforme web.
Abbiamo intervistato il Dott. Cecere, grazie al quale è stato possibile compiere un viaggio molto introspettivo nell’affascinante mondo della psiche, e non solo.
T.L. : Quando ha capito che la psicologia sarebbe stata la sua strada?
Dott. Cecere: Non c’è stato un solo momento in cui ho detto “Ecco, voglio fare lo psicologo”; ci sono stati diversi episodi che ricordo, in particolare uno in cui decisi di cambiare vita. Ero militare all’epoca, ed ebbi un’epifania: volevo fare qualcosa per aiutare gli altri e che mi facesse stare bene allo stesso tempo. Non avevo ancora la consapevolezza di dover fare lo psicologo, ma la stavo maturando. Poi, rimettendomi a cercare quale percorso di studi sarebbe stato più adatto, ho trovato questa strada e non sono più tornato indietro.
T.L. : Lei è Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale; oltre alla formazione costante, indispensabile in questo ed altri campi professionali, quanto conta, nel suo mestiere, la sensibilità personale e l’empatia?
Dott. Cecere: Contano tantissimo, perché una persona che vuole prendere questo percorso lo fa per aiutare il prossimo; sente questa vocazione. Ci sono altre branche della psicologia che aiutano, per esempio, le aziende a crescere. È un mestiere onesto; ma il contatto con il paziente (e non più con un cliente), interagendo con il suo vissuto emotivo e con il groviglio di esperienze, di cui molte negative, è possibile solo quando hai un genuino interesse verso la persona. Nei miei centri enfatizzo proprio questo aspetto, e cerco di arrivare, insieme ai miei collaboratori, alle persone che hanno bisogno di sostegno. Non credo nella terapia impersonale, o slegata dall’interazione, perché il paziente ha bisogno di una figura di riferimento. Qualcuno, poi, dice che esiste il pericolo di transfert emotivo sul terapeuta; ma non è un pericolo, anzi, è un segnale positivo che evidenzia dei progressi in corso.
T.L. : Lei è direttore del TCE – Therapy Center, uno dei centri di psicologia più importanti d’Italia. Com’è nata l’idea di fondare questo centro e quali sono le attività che vi si svolgono?
Dott. Cecere: L’idea è nata dall’esigenza di venire incontro alle persone che, desiderose di fare un percorso di terapia con il metodo che ho strutturato con i miei collaboratori, mi contattavano per sapere se avessero potuto prenotare delle sedute o anche degli incontri aperti, specialmente dopo la pubblicazione dei miei libri. Dopo il lockdown del 2020 ed alcuni piccoli esperimenti di terapia a distanza, dati dalla necessità particolare del momento, si è reso necessario tornare a fare terapia a contatto diretto, e un numero sempre maggiore di persone ha espresso questa esigenza. Le attività che svolgiamo sono diverse, dirette sia ai singoli privati che a gruppi, e abbiamo dei percorsi di formazione non solo per psicologi ma anche per educatori e altre figure che possono trarre vantaggi dalla nostra certificazione. Per esempio, per l’assistenza a bambini con problemi d’apprendimento, che è uno degli ultimi corsi che abbiamo tenuto.
T.L. : Lei è autore e formatore di insegnanti e professionisti del suo settore; quali sono le domande che più frequentemente le vengono poste da coloro che si stanno specializzando nel settore della psicologia?
Dott. Cecere: Me ne vengono in mente due: la prima è come riuscire a mantenere il rapporto professionale e non farsi influenzare da certe confessioni fatte in terapia. Ad essere sincero, a me certe volte si spacca il cuore nel sentire storie di abusi, maltrattamenti, sofferenze… ma sono anche consapevole del mio ruolo, e mi concentro per trasformare l’empatia, il provare lo stesso dolore, in compassione, trovando un modo di aiutare concretamente, guidando il paziente verso la guarigione e permettendogli di convivere con le sue cicatrici. L’altra domanda ricorrente riguarda un fatto puramente pratico: come sostentarsi con la psicologia. Sosteniamo i nostri collaboratori e allievi affinché creino un percorso con solide basi, facendo un piano strategico per dare risposte efficaci alle domande del mondo del lavoro.
T.L. : Lei ha a che fare con tante persone che le si rivolgono per chiedere aiuto su disagi di varia natura; se dovesse fare una sorta di “classifica” dei problemi attualmente più comuni ed in aumento esponenziale, quali sarebbero quelli in cima alla top list?
Dott. Cecere: Sicuramente ci sono problemi legati al recente trauma del lockdown; le persone si stanno isolando e tendono ad avere meno rapporti interpersonali spontanei. I social, in questo, hanno esasperato la situazione, fornendo un surrogato di relazione che però non sostiene un impegno reale come lo fa l’amicizia propriamente detta. Abbiamo molte persone che soffrono di ansia sociale; problemi legati alle aspettative irreali che la nostra società sta alimentando senza rendersene conto. Sono consapevole di dire una banalità, ma il problema delle nuove generazioni è il potere d’acquisto e il potere contrattuale; per dirne una, questi ragazzi, per esempio, pagano affitti altissimi, nelle grandi città, ma gli viene negato un mutuo per comprarsi casa risparmiando tantissimo. Siamo vittime di meccanismi schizofrenici: ci sono persone che fanno lavori precari che si sentono dire dal capo che un abbigliamento più elegante o un computer più performante sarebbero più consoni all’ambiente di lavoro; ma, a conti fatti, come può un ragazzo accontentare una simile richiesta se un buon computer nuovo costa mille euro e lui ne guadagna ottocento? Si guarda il mondo attraverso il filtro del proprio smartphone, in cui ci sono persone che fanno viaggi da sogno, vivono in vacanza, fanno balletti, girano in macchine sportive, e, nel frattempo, tu alzi lo sguardo e ti rendi conto che non vivi in quel mondo. Stiamo collettivamente faticando a capire qual è la realtà, e questo produce una infelicità profonda, perché la maggior parte delle persone si sente esclusa dalla felicità.
T.L.: La società attuale si basa sempre più sull’apparenza, alla continua ricerca di un ideale di perfezione che di fatto non si può raggiungere; questo porta molte persone a perdere di vista i veri valori, quelli importanti. Quali consigli si sente di dare a coloro che, a causa di questo tipo di società, si sentono profondamente in crisi ed hanno quasi perso totalmente l’autostima?
Dott. Cecere: Dico che non siete “sbagliati”, non siete nel torto se non volete rincorrere falsi ideali di perfezione che in realtà sono costruiti sapientemente a tavolino. Dobbiamo smettere di osannare l’influencer che dice di essere milionario sui social ma poi fa praticamente l’elemosina o non vuole pagare un pasto; dobbiamo smettere di credere che la libertà e la felicità siano legate alla possibilità di scegliere tra cinquanta marchi di acqua minerale e che lo stesso meccanismo si applichi alle relazioni, per cui possiamo sempre consumare qualcosa di diverso. “Consumare per essere felici” è impossibile. Per prima cosa, consiglio di limitare molto o di abbandonare i social: se una cosa ti fa stare male dovresti solo allontanarti da essa; non è complicato. I social non ti avvicinano alle persone; ti avvicinano all’idea che vogliono tu abbia di loro, ma è una illusione, mette in luce il bisogno patologico di attenzione e la solitudine dei nostri tempi. L’autostima dei giovani sta calando a picco a causa dei profili che mettono in vetrina vite sfavillanti ma profondamente sbagliate. Trovate dei modelli di riferimento che vi piacciono, capite quali passi hanno fatto per poter trovare una forma di soddisfazione. Cercate una passione, una cosa veramente piacevole che vi fa stare bene, qualcosa in cui siete bravi o in cui volete essere bravi, fosse pure un hobby; qualcosa che vi faccia sorridere anche se non lo documentate sul vostro profilo ma che vi renda più contenti, pure se non ci fate un post a riguardo. È fondamentale comprendere che dovete capire da quel che avete, e non da quel che non avete. Certo, avete dei desideri, delle aspettative, ma provate a pensare non al risultato finale già preconfezionato (come suggerisce la nostra società che prova a vendere formule di “felicità usa e getta” attraverso le merci), ma al primo passo da fare nella direzione in cui sentite di voler cercare una soluzione. Staccatevi un po’ da internet; non cercate sintomi su Google, non affidatevi al sapere di un influencer che ha risolto i suoi problemi allontanando chi era del segno del Leone (a quanto pare, è successo davvero!). Se avete bisogno di aiuto chiedete a un professionista; siamo qua apposta.
T.L.: Il rapporto tra due persone, oggi, fatte le dovute eccezioni, non è più autentico e limpido come un tempo. Come riconoscere se è vero amore e come evitare di cadere nella “trappola”?
Dott. Cecere:
È una domanda davvero complessa che meriterebbe una risposta molto articolata e lunga. Ci sono, però, due cose che possiamo valutare e che ci possono aiutare a comprendere se è amore o se invece è solo attrazione. La prima è un dato oggettivo che riguarda le nostre reazioni a un nuovo potenziale partner: il cervello, quando ci piace qualcuno, è bombardato di reazioni chimiche che possono nascondere quei segnali negativi; siamo incapaci di avere un giudizio critico e oggettivo. Quindi, siate pazienti, valutate con calma e capite che quella sensazione di euforia è passeggera. Godetevela, perché no, ma non pretendete che sia “per sempre” come i primi giorni. Le persone mature sono quelle che sanno che le relazioni cambiano, e solo quelli che sanno parlare di obbiettivi futuri comuni con il partner, e che hanno una comunione di intenti, possono andare avanti con maggiori chance di essere felici insieme. Soprattutto, si deve essere di nuovo consapevoli del fatto che la relazione è una scelta; si sceglie di essere a fianco di qualcuno, e non esiste l’alternativa, cioè tutte le relazioni che “non stai avendo”, non sono realistiche. Credere che tu stia mancando possibili altre relazioni impegnandoti seriamente in una sola è il frutto della grande illusione consumistica della nostra società contemporanea che ti spinge a cercare soddisfazione solo con beni usa e getta, e anche le relazioni sono diventate una merce di questo tipo. Però, una relazione che dà solo euforia passeggera, e non richiede impegno, non è una relazione. Basta mettere in chiaro questo con la persona che mostra sentimenti verso di noi e per cui abbiamo sentimenti a nostra volta.
T.L.: Il suo ultimo libro, fresco di stampa, s’intitola ‘Allena i tuoi muscoli della felicità. Manuale per ritrovare la serenità e il sorriso’; ci svela qualche trucco utile per giungere a quest’importante traguardo?
Dott. Cecere:
Sorridete. Il sorriso stimola dei fusi muscolari e dei gruppi nervosi che hanno una reazione fisiologica nel cervello. Tutta la muscolatura del corpo crea delle risposte neurologiche, ma il sorriso, in particolare, induce una informazione precisa che produrrà una reazione biochimica quasi istantanea. Sorridete; fatelo soprattutto se siete immersi in pensieri cupi o siete stressati, e rendetevi conto che non siete cupi o stressati, avete delle emozioni che però passeranno e se ne andranno con le vostre scelte, come appunto quella di sorridere. L’altra cosa che vi consiglio è di leggere. Ma non dal telefonino, o dal computer: prendete un libro ed iniziate a sfogliarlo. Non c’è paragone con altro.

