A tu per tu con il Maestro Werba
Oggi abbiamo incontrato il Maestro Marco Werba, compositore di colonne sonore. Lo contraddistingue una incredibile versatilità e freschezza, una lunga carriera che lo ha portato a lavorare al fianco di grandi registi. Nato a Madrid nel 1963, dal 1966 vive a Roma. Laureatosi in Composizione e Direzione di Coro, sotto la guida di Colomba Capriglione. Ha inoltre conseguito gli studi al Mannes College of Music di New York e l’Academie de Guerande in Francia.
-
Come iniziata la sua carriera?
La mia carriera è iniziata dopo aver preso consapevolezza che non sarei diventato un regista, come pensavo in un primo momento, ma bensì un compositore. Il primo amore è stato il cinema e questo ha determinato il mio percorso di compositore di musica applicata. Dopo aver visto il film di fantascienza “Logan’s run” di Michael Anderson mi resi conto che la musica del premio Oscar Jerry Goldsmith era straordinaria e aiutava a valorizzare le azioni dei personaggi principali (Logan e Jessica) e a comunicare emozioni. Ho quindi iniziato a studiare musica con l’obiettivo di seguire questo percorso artistico legato al cinema. Nel corso degli anni ho anche scritto composizioni da concerto come “Misterium”, per voci e orchestra, “Cantata per i sopravvisuti”, per voci e orchestra, “La Sinfonia del deserto”, “Adagio per le vittime di Auschwitz”, per Oboe e archi, “Adagio per un condannato a morte”, “Adagio in Re minore”, “Puer natus”, per orchestra d’archi, “Geburath e Tiphereth”, per clavicembalo e orchestra, “Messa solenne in La maggiore”, per voce solista e orchestra d’archi, “Piano concert” in tre movimenti etc. Ho anche cantato nel coro della cappella Giulia in Vaticano per diversi anni (ero il primo dei tenori II), ma il mio interesse principale rimaneva sempre la musica applicata.

-
Quale è la differenza tra compositore di musica da film e compositore di altri generi?
Buona domanda. All’inizio della sua carriera Ennio Morricone distingueva la musica che scriveva per i film da quella sperimentale che scriveva per la sala da concerto. Nel corso degli anni questa differenza si è ridotta perché anche quando scriveva colonne sonore lui sperimentava e aveva modo di inserire composizioni dissonanti e all’avanguardia anche nei film. Nino Rota ad esempio scriveva musica tonale sia per i concerti che per i film. Non c’era una differenza di linguaggio perché lui era fedele alla musica “tradizionale” e non amava sperimentare. Stelvio Cipriani considerava invece la musica per film musica leggera ma a volte scriveva brani neo classici come “Underwater symphony” per il film “Piranha II” di James Cameron. Diciamo che nei film c’è spazio per varie tipologie di musiche. Dipende dalla propria indole artistica e dall’esigenza del film per andare in una direzione o nell’altra. Bernard Herrmann ad esempio scriveva musica molto contrappuntistica per i film di Hitchcock e non differenziava musica colta da musica applicata. Se si analizza la partitura di “Psycho” (la scena della doccia), dove lui divide i violini in tre o quattro parte, divide le viole, i violoncelli e i contrabbassi scrivendo una musica molto densa e dissonante, degna di una composizione contemporanea “da concerto”. (Raramente si dividono gli archi in questo modo se non nelle musiche moderne dodecafoniche).
-
Com’è strutturata la fase di composizione per una scena, dall’inizio alla fine?
Si lavora scegliendo le scene più importanti o partendo dall’inizio e andando avanti in maniera sistematica. Una volta individuata la scena e deciso dove iniziare e dove finire la musica si va per tentativi. Si scrive un brano, si sincronizza quella musica con la scena, si incide con i suoni campionati e si prova con le immagini per vedere se funziona. Non sempre quello che riteniamo idoneo sarà di gradimento al regista. I gusti musicali non coincidono sempre. Il compito del compositore è quello di servire le esigenze del film e cercare di capire quello che il regista desidera. Bisogna andare per tentativi fino a trovare un punto d’intesa. Ci sono registi con i quali la collaborazione è facile ed altri con i quali la collaborazione è molto difficile perché sono insicuri, chiedono modifiche in continuazione e cambiano idea frequentemente.
-
Quando influiscono le sue esperienze di vita con le sue composizioni?
Non mi era mai capitato questo quesito nelle mie precedenti interviste. Sicuramente le nostre esperienze determinano anche il nostro stile musicale. Quando ero giovane ero molto timido e riservato, diciamo un po’ nostalgico e questo ha determinato uno stile melodico meditativo e malinconico. Anche quando ho scritto le musiche dell’unica commedia che ho fatto “Made in China Napoletano”, ho scritto dei temi in minore, più riflessivi e meno ironici. Anche quando si tratta di una commedia mi piace dare spessore ai protagonisti. Prendiamo come esempio il compositore inglese premio Oscar, John Barry. Le sue musiche erano sempre dense e drammatiche anche quando scriveva le colonne sonore per i film di James Bond. Questo dava spessore al film e rendeva più intense le varie scene d’azione.
-
Lei ha scritto le colonne sonore per alcuni film storici, ad esempio: “Anita una vita per Garibaldi” e l’ultimo “Goffredo e l’Italia chiamò”. Cosa vuol dire comporre per un film rivolto a drammi storici?
Ho tenuto l’estate scorsa una masterclass proprio sulle musiche per i film storici. Ci sono due modi di affrontare la scrittura di una musica per un film in costume: seguire lo stile dell’epoca ed usare gli strumenti musicali legati a quel periodo; scrivere una musica che non prende in considerazione il periodo in cui è ambientato il film ma segue solo l’azione. Faccio due esempi: Nel film “Il conte di Melissa”, ambientato nella Calabria del ‘600 ho scritto una musica di commento usando archi, fiati, clavicembalo, flauto dolce, con un sapore barocco. Invece nel film “Amore e libertà, Masaniello”, ambientato nella Napoli del ‘600, ho usato strumenti come il pianoforte che non erano legati al periodo ma nelle scene in cui si vedevano degli esecutori che suonavano la tiorba, il liuto etc ho usato delle musiche del compositore napoletano del seicento Francesco Durante. Quindi in quelle sequenze ho rispettato sia il periodo che l’area geografica. Ci sono stati casi in cui alcuni compositori hanno inserito musica elettronica nei film storici, come Vangelis in “Chariots of Fire” e “Alexander”.

-
Lei ha lavorato a molti film, in Italia e all’estero. Ci rivela la situazione che le è rimasta più impressa, e perché?
Il film che mi ha regalato più soddisfazione finora è stato “Giallo” di Dario Argento. Nonostante il film non abbia avuto successo, mi ha dato molta visibilità ed è stato stimolante, perché era diretto da un regista italiano importante e prodotto dalla casa di produzione statunitense “Hannibal Pictures”. Non dimentichiamo nemmeno che era interpretato dall’attore americano premio Oscar Adrien Brody, dall’attrice francese Emmanuelle Seigner e dall’attrice spagnola Elsa Pataky. Un film, quindi, internazionale. Le musiche le ho incise con l’orchestra sinfonica della Radio di Sofia in Bulgaria. Amo lavorare all’estero e il mio obiettivo sarebbe quello di scrivere un film statunitense importante.
-
I premi in carriera
Per fortuna ho vinto molti riconoscimenti. Quello più importante è stato il “Globo d’Oro” della stampa estera in Italia e da poco ho ricevuto un premio europeo alla carriera (Switzerland Literary Award). Sono andato insieme al mio ufficio stampa, Lisa Bernardini, a Massagno (nei pressi di Lugano) per ritirare il premio. La serata di premiazione è stata molto bella.
-
Quali sono le maggiori difficoltà al giorno d’oggi nel suo campo?
Riuscire ad essere pagati bene.
-
E le sue aspettative per il futuro?
Come accennavo prima, l’obiettivo è quello di essere coinvolto in un film importante, con un budget alto. Per il 2024, vorrei riuscire ad incidere una colonna sonora a Londra con membri della London Symphony Orchestra. Un sogno che ho da 37 anni e vorrei realizzare a breve. Tra qualche giorno andrò a Londra proprio per incontrare il manager della London Symphony.

