La musica da riscoprire
Parlando di quello che oggi non è più alla memoria dei più trattiamo di Giuseppe Cambini (1746-1825), compositore e violinista.
Sebbene Cambini ebbe indiscutibilmente un penso durante la sua vita, al centro dell’attenzione che lo portò anche a contrasti con i suoi contemporanei e non ostante tutto anche su di lui ne scese l’oblio.
Per fare chiarezza abbiamo contattato il Maestro Ennio Cominetti.
- Buongiorno Maestro, ci faccia una panoramica sulla figura di Giuseppe Cambini
Probabilmente, qualcuno, anche fra i musicisti di oggi, non conosce ancora il violinista e compositore toscano Giuseppe Maria Cambini, vissuto nell’Europa della seconda metà del Settecento. Per farlo, mi avvalgo di ciò che ho riportato nel mio divertente libro Vizi d’arte, dove, con ironia e irriverenza, racconto le storie più curiose legate ai grandi musicisti della Storia (Edizioni EurArte).
Con Pietro Nardini, Francesco Manfredini e Luigi Boccherini, Giuseppe Cambini fece parte del più favoloso quartetto d’archi della storia, che diede grande impulso alla grande conquista settecentesca della «forma del quartetto».
Benché siano tuttora controverse le notizie circa il luogo e la data della sua nascita e che il suo nome di battesimo sia da molte parti indicato come Giovanni Giuseppe mentre in altre come Giuseppe Maria, quando giunse a Parigi Cambini aveva già una certa fama di operista.
La colpa della diffusione delle notizie biografiche errate e romanzate su di lui è tutta di François-Joseph Fétis, il più famoso musicologo francese dell’Ottocento, che, come tanti di ieri e di oggi, nel suo libro Biographie universelle scrisse tante di quelle baggianate che la metà sarebbero bastate.
Fu proprio il Fétis a raccontare che dopo una delle sue opere rappresentata a Napoli, il Cambini e una sua amante vennero presi in ostaggio dai pirati che assalirono la nave su cui viaggiavano e che il riscatto per la loro libertà venne pagato da un ricco veneziano che aveva riconosciuto il valore del musicista.
L’ineffabile storico francese annotò anche che il povero Cambini sarebbe morto in piena miseria nel ricovero Bicêtre di Parigi, anche se il suo nome non compare neppure fra gli ospiti di quell’istituto così come sembra non sia neppure presente nell’elenco dei morti a Parigi in quell’epoca.

- Quale è il peso di Cambini nella storia?
Ciò che è certo, invece, è che il Cambini rimane nella storia della musica per i suoi numerosissimi quartetti per archi nei quali, diversamente da quelli di concezione tardo barocca, tutti gli strumenti assumono pari dignità. Nonostante non fossero ben accolte dalla critica, le sue composizioni ebbero un’immediata diffusione non soltanto nei Paesi europei ma anche in America, tanto che già nel 1786, quando ancora il Nuovo Mondo non era quello di oggi, si ebbero delle esecuzioni a Filadelfia e a New York.
Allo scoppio della Rivoluzione francese, il musicista toscano contribuì all’evento storico attraverso la composizione di divertenti variazioni sulla Marsigliese, sulla Carmagnola e su altri canti rivoluzionari per violino e per flauto, pubblicati e distribuiti al fine d’incitare il popolo ai valori di liberté, égalité e fraternité.
- Che rapporti ebbe con i suoi contemporanei?
Anche Mozart, che a quei tempi si aggirava per Parigi, incontrò il musicista italiano e, ricordandosi di averne ascoltato un quartetto a Mannheim, ne lodò il valore. Ma quando nel 1778 gli cancellarono l’esecuzione in un concerto della sua Sinfonia concertante KV 297b, il Salisburghese, che aveva il dente avvelenato nei confronti dei suoi rivali italiani, accusò il povero Cambini di aver intrigato contro di lui nonostante fosse giudicato da tutti come uomo di integerrima onestà.
- Cambini scrisse anche musica vocale?
Sì, Cambini scrisse anche diverse opere liriche che vennero date soprattutto a Parigi, la città europea dove l’opera lirica ebbe una grande fortuna. Scrisse soprattutto opere comiche, perché quello era il genere che dava maggiori soddisfazioni ai compositori italiani. Anche perché erano i più bravi in questo genere. Ciò nonostante, venne ammirato anche da Christoph Willibald Gluck, il compositore che a Parigi veniva contrapposto agli italiani per la, sua predilezione nei confronti dell’opera seria. Mi spiego meglio. A quell’epoca non c’era ancora il calcio che poteva contrapporre le squadre del Paris Saint Germain con l’altra squadra di Parigi. Allora i parigini si inventarono un derby musicale. Chi oarteggiava per i piccinnisti, ossia quelli a cui piaceva l’opera buffa italiana e chi corteggiava per i gluckisti, ossia chi preferiva l’opera seria. Si azzuffavano spesso in nome della musica. Come oggi ci si azzuffa in nome del calcio. Erano davvero altri tempi.
- Perché Cambini è finito nell’oblio?
Semplice: perché oramai stiamo parlando di archeologia musicale: anche se sono sempre più convinto che non si possa pensare al futuro senza conoscere il proprio passato. Questo è un assunto che tutti, soprattutto gli insegnanti, dovrebbero sempre ben tenere a mente.
L’importanza di riscoprirlo
L’anno prossimo ricorrerà il secondo centenario della morte. Chissà se a qualche direttore artistico dei nostri Teatri o delle numerose stagioni, non venga in mente di far parlare di lui e magari (meglio ancora) di far parlare la sua musica. Io sono a disposizione… sempre però con quell’ironia e quell’irriverenza che mi piace usare quando parlo di musica…

