Intervista al Maestro Gianfranco Messina
Una doppietta per il Maestro Gianfranco Messina alla dell’Opera La Traviata.
Parliamo della Traviata, una delle opere di punta scritte da Giuseppe Verdi. Il Maestro Gianfranco Messina sarà nel dirigere la Opera Symphony Orchestra, il Coro Elysium e i solisti di Accademia Milano, in un doppio appuntamento il 30 e 31 maggio presso Teatro alla Creta (via dell’Allodola, 5) di Milano, alle ore 20:00, con ingresso a € 10,00 . E sempre una grande emozione assistere a codesto capolavoro, per saperne di più abbiamo raggiunto il Maestro Messina.
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Buongiorno Maestro, innanzitutto quale sarà il suo approccio al Capolavoro di Verdi?
Il mio approccio alla traviata è basato sulla volontà di dare plasticità e senso musicale ad un’opera che coniuga semplicità e profondità sia nell’ambito delle voci che nelle parti orchestrali, da non sottovalutare. Tengo molto alla precisione delle articolazioni e dei tempi e al rispetto di quelle tradizioni che hanno avuto il consenso dell’autore stesso, seppure non scritte in partitura. Un’esecuzione piena di pathos, con tempi il più possibile spinti in un orizzonte di vitalismo propriamente verdiano, sempre nel rispetto delle priorità vocali.
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Ci parli di questa produzione?
Il progetto – traviata è stato creato da Accademia Milano sotto la direzione di Yingchao Zhou con lo straordinario maestro collaboratore Cui Su e gli allievi che provengono da Italia, Spagna, Corea e Cina.
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Memore del fatto che Milano è Verdi e Veri è Milano, cosa vuol significare per lei dirigere le pagine scritte dal grande compositore nella città che trasuda più di ogni altra le gesta verdiane?
Proprio il fatto di lavorare su Verdi a poche centinaia di metri dalla Scala di Milano mi ha permesso di chiedere consigli a diverse persone che hanno fatto la storia dell’interpretazione verdiana nel teatro più celebre del mondo. Di questo sono molto grato.
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Per quanto l’opera, nel caso specifico La Traviata, venga riproposta rimane sempre un evergreen merito delle diverse interpretazioni, cosa ne pensa a tal proposito?
La Traviata rimane un evergreen perché coniuga il realismo psicologico e sociale con una musica a tratti salottiera, altrove pienamente romantica nel senso più lato del termine e in altri momenti profondissima nello scandaglio di quell’esperienza umana comune a tutti che è il dolore. Un’opera in questo senso irrimediabilmente universale…
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Nel 2024 quale è importanza della musica (seria) e il suo ruolo nella società odierna?
La musica “seria” è importante perché non solo accompagna parole profonde, ma essa stessa con il potere dei suoni è capace non di accontentarsi di ritornelli e melodie orecchiabili, ma di descrivere l’immensa, affascinante, entusiasmante e al tempo stesso tragica, complessità dei destini umani. È un mezzo potente per prendere coscienza di sé e non si limita ad una funzione – a lungo termine stancante e non indispensabile – di puro svago e intrattenimento.
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Come vede il futuro della musica?
Il futuro della musica lo vedo minato dalla concezione mercantilistica, utilitaristica, mercificante di tutto ciò che facciamo e pensiamo che da una ventina di anni è diventata la cifra della nostra società, insinuandosi sempre più profondamente. È un problema che porterà con sé altri gravi danni, e di cui la musica seria sarà solo una delle vittime. Per ora se dovessi parlare di un futuro della musica come attività professionale veramente sostenuta da garanzie sociali e politiche a lungo termine, potrei dire che lo vedo in lingua tedesca…non certo in lingua italiana.
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Lei Maestro è poliedrico, polistrumentista e direttore d’orchestra, in quale si sente più a suo agio?
Termino ricordando che sia come pianista con i cantanti che come violinista in innumerevoli produzioni operistiche mi sono sempre più specializzato, da almeno quindici anni pieni di studio e lavoro “matto e disperatissimo”, nel campo della lirica, e che gli studi compositivi e di direzione con illustri maestri si sono nutriti anche della conoscenza delle grandi partiture operistiche (da Monteverdi a Sciarrino) o corali (come il Requiem di Mozart che ho recentemente portato in diversi luoghi di culto di Milano), dove voci e strumenti vengono trattati al massimo delle proprie potenzialità. Quindi un percorso unitario dove sicuramente l’aspetto della composizione e della direzione rappresentano la somma delle conoscenze acquisite con le esperienze continue come polistrumentista.

