Intervista a Jessica Giaconi
Una giovane piena di talento, che sprizza luce, per giocare con le parole, da tutti i pori. Un lavoro non facile, forse un tempo solo appannaggio degli uomini. Jessica si sta facendo strada con forza e determinazione ed i risultati e successi sono evidenti. Buona lettura.
Intervista alla D.O.P Jessica Giaconi
-
Jessica Giaconi: un aggettivo che descrive la sua professione?
Meravigliosa, nel senso letterale del termine, perché è una professione che desta meraviglia, incanto, piena di stimoli e che suscita costantemente emozioni. Il mio ruolo, oltretutto, è sempre in bilico tra tecnica e arte, sempre alla ricerca dell’immagine che meglio rappresenti ciò che si sta raccontando, attraverso attrezzature sofisticate sempre più performanti, ma con uno sguardo attento alla suggestione delle atmosfere ricreate attraverso l’arte della fotografia. Senza contare l’aspetto corale del lavoro, altrettanto importante, nel quale reparto regia, fotografia, scenografia, gli attori ed il lavoro di tante altre figure si fonde per dare vita al progetto.
-
Si è formata alla Libera Università del Cinema di Roma. Che esperienza è stata?
Una bellissima esperienza, il motto della LUC è sempre stato, ed è ancora, “il cinema si impara facendolo” ed è proprio per questo che la scelsi, mi piacciono le cose concrete, com’è il cinema d’altronde, le troppe chiacchiere mi innervosiscono. Negli anni 90 non erano molte le scuole dove si lasciava più spazio alla pratica rispetto alla teoria e dopo i primi mesi di lezioni frontali ogni allievo proponeva il proprio progetto filmico come regista e tutti i compagni sperimentavano tutti i ruoli del set, a rotazione, in modo che a fine corso ognuno di noi avesse partecipato nei vari ruoli. Questo metodo mi aiutò a capire che di tutte le discipline quella che mi era più congeniale e che più mi affascinava era la fotografia e non la regia, come erroneamente pensavo quando mi iscrissi.
-
Direttore/Direttrice della Fotografia, D.O.P. Ci racconta?
Mi fa sorridere che quando dico la mia professione a chi non è del campo regolarmente mi sento rispondere “ah bello, fai le foto?!?”
La complessità e la bellezza del mio lavoro va di pari passo con la difficoltà di spiegarlo in poche semplici parole. Dallo studio alla messa in opera ci sono tante fasi, tutte esaltanti perché ogni progetto è a sé e in ognuno di essi mi metto a servizio della storia da raccontare cercando il giusto equilibrio tra esigenze del regista ed estetica dell’immagine. La scelta delle inquadrature e lo schema di illuminazione da adottare sono senz’altro i momenti di creazione più coinvolgenti, in cui si concretizza su uno schermo ciò che fino ad allora erano solo parole scritte ed immaginate.
-
Chi è oggi Jessica? Sente di aver imboccato la strada giusta in ambito lavorativo?
La strada è lunga e difficile da percorrere, faticosa anche, per me non esiste nessun bivio, cerco solo di andare dritta e mi ritengo fortunata perché sono riuscita a fare della mia passione il mio lavoro, ci vivo e non potrei chiedere di meglio. Nella vastità di richieste delle piccole o medie produzioni quando mi butto a capofitto su un progetto non faccio distinzioni, per etica professionale metto in gioco tutta me stessa per portare a casa un buon risultato, l’entusiasmo e la voglia di fare bene sono sempre al primo posto. Il fatto di non essere ancora approdata in grandi produzioni è però un interrogativo che mi pongo.
-
Qualche aneddoto per esempio sui primi incontri con produttori, colleghi, personaggi vari incontrati in ambito lavorativo?
Ogni incontro fa parte del bagaglio di ricordi e di esperienze, tutte belle devo dire, mi piace quando sul set si creano le giuste sinergie, quando nascono anche amicizie che vanno al di là del rapporto lavorativo, è importante instaurare questi rapporti perché le difficoltà e gli ostacoli sono sempre in agguato ma se c’è feeling e siamo tutti sereni si affrontano meglio.
Potrei fare un piccolo elenco di aneddoti che mi legano ad attori, cantanti, registi e collaboratori vari, ma gli incontri per me più importanti e significativi sono con i miei colleghi, specialmente i grandi Maestri che ho potuto conoscere quando sono entrata in AIC, con loro c’è sempre qualcosa da imparare, ogni loro frase è fonte di ispirazione.
Posso raccontare di quella volta in cui feci un lavoro con Vincenzo Crocitti: come spesso capita avvengono degli inconvenienti, anche apparentemente stupidi ma a causa dei quali bisogna trovare soluzioni immediate per procedere e non perdere tempo prezioso, in questo caso si ruppe uno stativo che sorreggeva una luce, non ne avevamo uno in più, erano stati tutti utilizzati, io lo rassicurai che avrei cercato alla meno peggio di inventarmi manualmente un “accrocco” che lo tenesse in piedi e nel mentre tirai fuori una sacchetta con qualche attrezzo che ho sempre con me, lui sospirò e disse “sai come dicevano i vecchi macchinisti? Er cinema se fa con le zeppe e il fil de fero”, intanto io dal mio astuccio pieno di cianfrusaglie varie avevo tirato fuori esattamente zeppe e fil di ferro. In un incrocio di sguardi Adolfo accennò un sorriso sotto i baffi di intesa e approvazione. Lo stativo dopo il mio intervento resse il peso del corpo illuminante per tutto il resto della giornata, Adolfo si complimentò con me, ma mi dovette impartire lezioni di pronuncia per farmi dire bene quel “fil de fero” che per me, non romana, risultava un po’ forzato!

-
Spesso la carriera delle donne, qualsiasi ambito, è contrastata da diverse difficoltà, luoghi comuni… È stato così anche per lei?
Devo dire per quanto mi riguarda no, per fortuna viviamo in un’epoca in cui è vero che certi pregiudizi sono ancora duri a morire, ma a me non è mai capitato di trovare questa barriera perché la maggior parte delle volte chi mi chiama per un lavoro mi conosce quindi non può avere sorprese. Forse se è vera questa affermazione starei lavorando di più?!? Chi può dirlo…
Noi donne ci ritroviamo la strada spianata da altre pioniere e solo soffermandoci su questo pensiero ripercorriamo la storia passata senza dare le cose per scontate. La fondatrice della LUC Sofia Scandurra mi raccontava sempre che quando lavorava come aiuto regista doveva dimostrare di essere all’altezza impegnandosi il doppio e guadagnando la metà di un uomo. Quando poi fece il suo film nel 1978, Io sono mia, tratto da Donne in guerra di Dacia Maraini, unico film mai realizzato con una troupe tutta composta al femminile, all’epoca non esisteva una direttrice della fotografia in Italia e la Clesi Cinematografica fu costretta a chiamare Nurith Aviv dalla Francia. La verità è che il cinema è molto faticoso e il pregiudizio che una donna non possa reggere certi pesi, letteralmente parlando, è sempre in agguato. Bisogna essere forti, sia fisicamente che caratterialmente e mosse da grande entusiasmo, affrontare certe giornate di set intrise di disagi, difficoltà e ritmi incalzanti, non è cosa da poco. In più è assolutamente totalizzante, non è affatto facile conciliare un piano di lavoro con la propria vita privata, e anche questo spesso incide pesantemente. Io personalmente affronto tutto col sorriso e vado molto fiera di chiamare nel mio reparto capi elettriciste donne, non perché a tutti costi voglia fare distinzioni, mi ritengo una persona democratica, ma proprio per sfatare il mito dell’uomo che ha più prestanza fisica, è tutto molto soggettivo. C’è da dire che la tecnologia ci aiuta ultimamente e le attrezzature sono molto più leggere di una volta per fortuna. Ora forse, proprio grazie alle nostre pioniere, non ci stupiamo più del fatto che ci siano direttrici della fotografia, seppur siamo sempre una minoranza rispetto ai nostri colleghi. Io a questo punto, per mia personale esperienza, più che sulle polemiche di genere, mi soffermerei a riflettere sulla questione della meritocrazia.
-
Lei ha ricevuto il VinceAward 2024 dedicato proprio a Vincenzo Crocitti cui accennava prima. Qualche “rivelazione” importante che vorrebbe svelare in questa intervista? Qualche “anticipazione” artistica a cui sta lavorando?
Un premio così importante, da parte di un’organizzazione così prestigiosa è stato per me un piccolo traguardo. Negli ultimi due anni ho girato 2 film molto interessanti, uno in particolare di cui vado molto fiera dal punto di vista fotografico, con produzioni indipendenti che però hanno difficoltà nella distribuzione, un vero peccato che rimangano nel limbo, spero di poter presto annunciare la loro uscita.
Durante gli ultimi mesi invece ho girato 2 teaser di presentazione, uno per un film e uno per una miniserie; sono in attesa di sapere se, vista la situazione economica critica in cui versa il settore cinematografico ultimamente, le produzioni saranno in grado di finanziare questi due progetti importanti. Per quanto riguarda i lavori di durata più breve invece come al solito le proposte sono molteplici.
-
Il cinema italiano, la TV, il teatro, gli Eventi, la Radio, il web…Quali differenze con le produzioni estere dal suo punto di vista…
Non conosco bene le produzioni estere da poter esprimere un giudizio, ho lavorato spesso all’estero, soprattutto per i documentari, ma sempre con produzione italiana.
-
Ha mai pensato di “trasferirsi” all’estero? Pensa che le opportunità in campo artistico possano essere maggiori?
Decisamente no, trasferirmi dall’Italia non potrei, è troppo radicato in me l’aspetto romantico del Bel Paese, seppur con tutti i suoi difetti e limitazioni amo l’Italia, viaggiare mi piace e lo faccio spesso e volentieri sia per lavoro che per diletto, ma per una decisione così drastica come quella del trasferimento dovrei essere proprio disperata, e per fortuna non lo sono! C’è da dire che sono legata anche agli affetti familiari e allontanarmi troppo da loro mi farebbe sentire triste e a disagio, va bene dare importanza alla carriera, ma il lato umano ha anche la sua importanza nella vita.
-
Quanto pensa sia cambiato il mondo artistico, della cultura e spettacolo post pandemia ed adesso con tutto ciò che sta accadendo in Europa e non solo?
Bisogna prendere atto che mentre noi pensiamo ai nostri piccoli progetti artistici c’è gente senza scrupolo alcuno che uccide per supremazia e per il Dio denaro, non penso solo alle guerre, ma all’impoverimento del pensiero che porta a vivere per la sopravvivenza in modo egoistico, non voglio entrare nei dettagli di critiche specifiche, ma vorrei sottolineare come l’arte possa in qualche modo risvegliare le coscienze, oltre che essere una semplice forma di svago, proprio per questo motivo è bene che venga divulgata in tutte le sue forme. Togliere i fondi alla cultura significa tornare ad essere dei primitivi che invece di vivere nelle grotte hanno connessioni ultraveloci grazie alle quali arrivano talvolta informazioni distorte.
-
Quanto ha influito ed influisce l’avvento della tecnologia? Lei ne fa un uso assiduo per esempio lo smartphone, il PC …
Ovviamente se non se ne fa uso si è tagliati fuori dal mondo, la tecnologia è una grande risorsa e come tale va saputa sfruttare al meglio, con intelligenza, non artificiale però, umana. Dobbiamo essere noi a pilotarla e non il contrario.
La tecnologia ci deve aiutare, semplificare, dare nuove opportunità e miglioramenti, un esempio banale: questa intervista si poteva scriverla con una vecchia macchina da scrivere e spedirla in via cartacea, ma i tempi si sarebbero triplicati, senza contare la geniale invenzione della funzione ctrl+z senza dover usare il cancellino!!! Ma forse le nuove generazioni sul cancellino non sanno di cosa sto parlando! Ed è un male perché non è tutto scontato. Abbiamo fatto passi da gigante e forse qualcuno non si rende conto. Io stessa mi accorgo con amarezza che è tutto talmente affascinante e comodo che perdersi nei meandri è facile, ma senza autodisciplina si rischia di perdere il controllo, altro esempio? Da quando ho Instagram leggo molto meno, prima leggevo in media un paio di libri al mese, mi è sempre piaciuto leggere, anche i classici della letteratura, adesso meno della metà perché parte del tempo la impiego per pubblicare cose su di me oppure informarmi su altri, sempre per lavoro si intende.
-
La tecnologia è naturalmente basilare per il suo lavoro. Secondo lei oggi è più semplice rispetto a ciò che facevano i D.O.P. di 20/30 anni fa?
E’ diverso, tutto molto diverso, se da un lato la tecnologia ha semplificato tanti processi, dall’altro c’è la necessità costante di mantenersi aggiornati sulle novità, è uno studio continuo. Rimango comunque dell’idea che bisogna partire dal presupposto che le basi siano quelle di una buona conoscenza della fotografia.
-
Vista la sua esperienza consiglierebbe ai giovani di intraprendere la carriera artistica?
Solo se motivati da grande passione e sensibilità. Bisogna essere coscienti che la carriera artistica è naturalmente costellata di alti e bassi, spesso più bassi che alti se non si trova subito la propria strada. Bisogna avere un carattere elastico alle avversità per poterle superare con dignità e rigore, prima di arrivare a dei risultati soddisfacenti. E’ necessario studiare, fare tanta pratica e accrescere le proprie competenze, possibilmente accompagnati da un mentore che nel mio caso è stato Roberto Reale AIC, che ha creduto in me ancor prima che io credessi in me stessa.
-
Quali valori sono importanti per Jessica? Quali prova a trasmettere?
Credere in ciò che si fa e farlo con il cuore, sinceramente. Svegliarsi la mattina col sorriso e con l’adrenalina, anche se ti aspettano 12 ore di lavoro, è un traguardo impagabile. Seguire le proprie inclinazioni e non lasciarsi travolgere dalle ostilità.
Al tempo stesso non commettere l’errore di mettere al primo posto sempre e comunque la carriera di fronte alla famiglia, esiste un compromesso, essere fagocitati dal lavoro a scapito della vita privata rischia di minare un naturale equilibrio.
-
Amore, fede, patria, famiglia: quanto contano oggigiorno….una riflessione in merito?
Appunto… ognuno di noi classifica queste quattro cose in base all’opinione strettamente personale, ma è indubbio che siano valori importanti. Credo che si perdano un pò di vista per superficialità ma che si riacquisiscano poi in età adulta, in soggetti dotati di intelligenza emotiva.
-
La classica domanda:Come immagina il futuro? E nel futuro che lei immagina: Come si vede Jessica?
Sono ottimista per natura, tutte le scelte che ho fatto finora nella vita porteranno delle conseguenze, quindi mi vedo con una carriera appagante ma al tempo stesso con del tempo da dedicare a hobby e famiglia, che non è cosa da poco.
-
Jessica Giaconi: a chi pensa di voler dire un semplice GRAZIE?
Ai miei genitori naturalmente, che nonostante provengano da altri ambienti e non concepiscono un lavoro così precario, mi hanno sostenuta nella scelta di un percorso che mi rendesse felice, assecondando la mia passione. Mi sono trasferita da Livorno a Roma all’età di 19 anni, oltre al distacco hanno fatto sacrifici anche dal punto di vista economico per mantenermi fin quando non sono diventata indipendente, ma credo che in parte siano stati ripagati vedendomi realizzata. A loro dedico il premio, the VinceAward e lo speciale Bartoli, tutto ciò che faccio e tutte le mie gioie presenti e future.


2 Febbraio 2025 @ 23:08
Bellissima intervista!