Intervista a Valentina Galdi
Una giovanissima regista che a soli 30 anni ha già dimostrato che con la passione, determinazione e talento prima o poi i sogni si possono realizzare.
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Valentina Galdi giovanissima regista e sceneggiatrice, anche se la formazione universitaria è prettamente economica. Perché ha cambiato percorso?
In realtà non lo definirei propriamente un cambio di percorso quanto più un arricchimento, dato che già in ambito universitario avevo scoperto la mia predilezione per il marketing e tutto ciò che riguardava la comunicazione, seppur in quel caso si parlasse di qualcosa di aziendale. Di fatti, non nego di continuare a coltivare varie attività in questo settore anche oggi, concentrandomi sullo storytelling e sul concetto di marketing moderno.
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Un aggettivo che la definisce?
Testarda, decisamente… O non sarei dove sono adesso.
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Ha fatto un corso con il regista Dominick Tambasco, com’è stato?
Molto evocativo! Del resto è stata la mia prima esperienza formativa nel settore cinematografico vero e proprio, tenendo conto che Dominick ha avuto effettivamente esperienze sul set. Lo definisco un po’ il mio “battesimo formativo” con qualcuno che non fosse improvvisato, mettiamola così!
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In Accademia di Cinema e Televisione Griffith ha lavorato con Annamaria Liguori. Ci racconta?
Questo invece è stato il corso più recente che ho seguito, quindi con alle spalle già le mie esperienze di set. Annamaria è una grande professionista e una persona veramente a modo, pur non seguendo le sue lezioni in presenza è stata in grado di coinvolgermi e farmi capire molte chicche dell’ambiente di set (parliamo di grandi produzioni). In particolare, lei ricopre da anni il ruolo di Script Supervisor e, sono sincera, prima di conoscerla ignoravo il gran numero di responsabilità e di compiti che un segretario di edizione potesse avere.
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Esordisce con cortometraggi pluripremiati. Sono serviti a rafforzare la sua fiducia e passione artistica?
Sicuramente si, come del resto la affievoliscono quei cortometraggi che non hanno avuto il riscontro sperato. La soggettività è un pò la maledizione del settore artistico, c’è l’opera che va benissimo e quella che fa un pò più fatica a guadagnare successo. Ci sta, fa parte del gioco.

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Oggi come procede il suo vissuto artistico/lavorativo?
Oggi mi sto dedicando al mondo didattico, mettendo a disposizione le mie esperienze e le mie conoscenze a chi vorrebbe cominciare ma, obiettivamente, non sa come. Lo sto facendo sia con la mia associazione, Gladiarte ETS, sia autonomamente.
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Spesso la carriera artistica è contrastata da diverse difficoltà, luoghi comuni, porte difficili da sfondare. È stato così anche per lei?
Premetto che vivo e ho sempre vissuto in un territorio in cui la carriera artistica non è molto considerata, quindi, forse, la mia visione può essere distorta. Tuttavia, si, è stato difficile anche il solo pensare di produrre un cortometraggio che non fosse un esperimento da diffondere online, figuriamoci sognare una carriera artistica!
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Ha qualche “rivelazione” importante che ha voglia di svelare in questa intervista? Qualche “anticipazione” artistica a cui sta lavorando?
Non amo fare anticipazioni perché sono molto cauta nei cosiddetti work in progress. Però sto provando a rigettarmi nel mondo delle animazioni.
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Quali sono i sogni che sente di aver già realizzato e quelli ancora nel cassetto?
Da piccola sognavo di conoscere le persone, o meglio gli attori, dietro i personaggi delle mie fiction preferite, di parlarci o anche solo di camminargli vicino, e questo posso dire di averlo fatto anche più di una volta quindi mi ritengo molto soddisfatta. Per gli altri sogni nel cassetto, sicuramente ne ho tanti, ma allo stesso tempo ne ho realizzati molti altri che non sapevo nemmeno di avere.
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Se tornasse indietro, artisticamente, cosa non rifarebbe e cosa invece farebbe senza esitare?
Sinceramente? Nulla, è andato tutto come doveva per farmi essere esattamente in questo punto, non ho rimpianti nonostante abbia perso molti “colleghi” nel corso del tempo.
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Quali valori sono importanti per Valentina? Quali prova a trasmettere?
Rispetto e responsabilità sopra ogni cosa, anche perché sono la base per l’empatia, altro valore che reputo estremamente raro al giorno d’oggi.
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Le origini (o radici), la fede, l’amore, la famiglia, il prossimo; una definizione per ognuno?
Le radici sono fondamentali per una corretta valutazione del proprio percorso di vita e per tenere bene a mente il proprio punto di partenza, qualunque esso sia. La fede, l’amore e la famiglia sono sempre fonte di interpretazione soggettiva in relazione alle esperienze personali, posso dire però che mi definisco innamorata dell’amore, quindi credo tanto all’influenza che questo ha sul comportamento e sullo stato d’animo delle persone. Il prossimo… Beh, ho già citato la rarità dell’empatia?
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Vuole raccontare qualche aneddoto per esempio sui primi incontri con produttori, colleghi, personaggi vari incontrati in ambito lavorativo?
Tasto dolente! Voglio riassumere il mio primissimo incontro con un produttore come l’esperienza più negativa che potessi avere ad inizio carriera ma che, per fortuna, non mi ha fermato: praticamente conobbi questa persona sul set di un cortometraggio e pensai di proporgli una mia idea. Ero giovane e alle prime armi, quindi l’idea andava sicuramente sviluppata meglio, però riuscii ad avere un appuntamento. La cosa divertente fu che la mia idea, o meglio il mio soggetto, fu giudicato inadeguato non dal produttore ma da un altro regista, suo amico, che non l’aveva neanche letto ma che si era basato sulla mia descrizione bonaria della storia. Prima proposta e prima bocciatura, la presi molto male ma, come dicevo, per fortuna non ho appeso la penna al chiodo e ho continuato per la mia strada.
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Ha diretto e sceneggiato un corto importante “Do we have a chance”; cosa le ha dato questa esperienza?
“Do we have a chance?” è stato il mio primo cortometraggio animato e già questo lo rende unico, poi è stato prodotto con un’animatrice Ungherese e parla di omofobia indiretta, altre due caratteristiche che gli riservano un posto speciale nel mio cuore. Sarei ipocrita a non considerare il successo festivaliero che ha avuto, permettendomi di ricevere riconoscimenti in festival prestigiosi, come due premi al Festival della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera o all’Artelesia Social Film Festival di Benevento. Dal punto di vista tecnico, invece, sicuramente mi ha permesso di sperimentare una nuova tecnica e un nuovo modo di pianificare/controllare la produzione di un corto, dovendo comunicare le mie scelte di regia in lingua inglese e attraverso una chat, seguendo uno schema di inquadrature e di pre produzione che per le animazioni è completamente diverso.
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Così giovane e già fondatrice e presidente di una associazione Artistica, “GLADIARTE”. Com’è nata l’idea?
In realtà l’associazione è come se ci fosse sempre stata, la sua creazione ufficiale è stata solo la concretizzazione burocratica della nostra – mia e dei miei soci – idea di fare cinema. Da allora poi ci siamo anche addentrati in attività puramente associative, entrando a far parte di reti ed eventi culturali.
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Il cinema italiano, la TV, il teatro, gli Eventi, la Radio, il web, quali differenze nota nel sistema contemporaneo?
È molto difficile dare una risposta perché in realtà credo ci sia molta indecisione sulla strada da intraprendere, e questo lo noto anche nel piccolo. Il settore artistico è da sempre sia uno strumento educativo sia uno strumento di intrattenimento, ed oggi “sbagliare” rischiando di finire banditi in una delle due categorie è molto facile.
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Un attore e un’attrice, italiani, noti, che vorrebbe un giorno dirigere?
Non ho molte preferenze a dire il vero, sono aperta a qualsiasi sfida.
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Talento e Merito: quanto servono per affermarsi seriamente in questo ambito?
Sono sempre stata dell’opinione che il chiacchiericcio può aprirti una porta, ma per restare a galla devi saper fare qualcosa. Purtroppo ci sono le eccezioni, però mi piace pensarla così!
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Di conseguenza: artisti si nasce?
Esiste la predisposizione ad essere caparbi e tenaci di fronte ai tanti ostacoli che ci vengono posti sul cammino, questo serve per fare l’artista.
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Il lavoro degli Artisti, oggi, quanto è importante per la società civile, specie post pandemia che ha “stravolto le certezze” di molti e il vivere quotidiano?
Gli artisti sono sempre stati importanti per la società e la cultura, soprattutto durante la pandemia, anche se ancora oggi c’è chi reputa l’arte un mero diletto e non un lavoro a tutti gli effetti. Come dicevo prima, ogni forma d’arte ha il suo scopo educativo e noi artisti abbiamo l’obbligo morale di trattare tutti quegli argomenti ostici sui quali la gente fa fatica a riflettere, tra cui anche l’incertezza del futuro e l’affermarsi di una comunità sempre più disillusa.
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La sua opinione di regista sull’avvento della tecnologia? In generale e nella quotidianità?
Ho opinioni molto contrastanti, sono estremamente sincera. Da trentenne posso dire di aver vissuto a cavallo tra la generazione che ancora si divertiva con il minimo indispensabile e l’avvento dei primi telefonini o delle console di gioco, e nella quotidianità ho paura che ci sia stato un effetto “cancellino su lavagna” di quelle sane modalità di svago che non prevedevano lo stare davanti ad uno schermo h24. Così anche per quanto riguarda il mondo del lavoro, in cui sicuramente la tecnologia ha apportato delle comodità, però a discapito delle interazioni umane, a mio avviso. Siamo sempre più connessi con il mondo e disconnessi con noi stessi, in sintesi. Poi se vogliamo parlare da regista… Bella l’idea che si possano girare video di alta qualità con uno smartphone moderno, ma il cinema è un’altra cosa.
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Oggi va di moda il tema sulla Intelligenza Artificiale applicata ovunque, quindi anche il mondo artistico sembra non sia risparmiato; che ne pensa?
Mi piace paragonare l’AI ad un traduttore di lingua: è uno strumento che devi saper usare, se sbagli gli input o non sai leggere i risultati, si rivelerà un disastro. Inoltre, si rischia di ottenere, inevitabilmente, opere sempre più comuni e meno personalizzate in quanto estratte da un calderone di idee predefinito. Va bene usarla come spunto, poi tutto va sviluppato e arricchito da una mente umana.
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Sugli scioperi di questi anni e le “rivolte” di tanti artisti sia in Italia sia all’estero?
L’automazione ha già privato tante persone dei propri posti di lavoro, la paura è legittima.
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Se non avesse scelto di avventurarsi in questo mondo artistico, stupendo ma difficile, quale alternativa?
Quello che sto già facendo, magari però in modo esclusivo, ovvero tentare una carriera come social media manager o docente in qualche materia affine.
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Il mondo artistico cosa può fare per “convincere” i potenti del mondo a rinunciare alle guerre e promuovere la pace?
Torniamo sempre sulla questione dell’arte come mezzo educativo e sulla caparbietà necessaria per essere artisti. Ultimamente sto vedendo molti film, nello specifico, trattare temi importanti in modo diverso, focalizzando l’attenzione anche sull’inclusività e sulla tolleranza… Non ci resta che augurarci che dall’altra parte ci sia la voglia di ascoltare.
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Se dovesse scrivere una sceneggiatura su ciò che sta accadendo quale sarebbe il fulcro del messaggio che vorrebbe arrivasse alla gente?
“Non abbiate paura di essere voi stessi e mostratevi con orgoglio alla società che vorreste cambiare”, il che più o meno è quello che già provo a trasmettere con i miei cortometraggi.
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La classica domanda: Come si vede Valentina Galdi nel “futuro”?
Sana di mente, e già sarebbe un gran risultato! Scherzi a parte… Non ci ho mai pensato, vorrei mantenere viva la voglia di mettermi in gioco e puntare in alto, solo questo.
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Valentina Galdi: a chi pensa di voler dire un semplice Grazie?
A chi ha creduto sinceramente in me e ha saputo dimostrarmelo, perché nei tanti momenti di burnout ne ho avuto veramente bisogno.
Grazie Valentina e Ad Maiora.

