Nasce “Giornaliste Italiane” – “Italian Journalists” was born
Lo scorso 21 marzo, a Roma, è stata presentata l’associazione “Giornaliste Italiane”, presso la sede di Associazione Civita a Piazza Venezia.
Le donne stanno vivendo una congiuntura storica favorevole che le vede alla guida delle Istituzioni europee, dalla Commissione con Ursula von der Leyen, al Parlamento con Roberta Metsola ed in Italia con Giorgia Meloni, prima donna Presidente del Consiglio della storia repubblicana. E poi ancora con Antonella Polimeni, prima rettrice donna della Sapienza, una delle più grandi d’Europa, dove si forma la futura classe dirigente.
Le fondatrici credono sia giunto il momento di spingere sull’acceleratore per superare i luoghi comuni e passare alle azioni: quante donne dirigono quotidiani, agenzie e testate radio e tv? E quelle poche che ci sono, guadagnano quanto i loro omologhi uomini?
Su 38 direzioni di giornali in Italia, 6 direttori sono donne e 32 sono uomini. È quanto emerge dalla mappatura digitale del divario di genere nel giornalismo italiano, realizzata da Socialcom e presentata durante l’evento. Sono necessarie azioni mirate alla valorizzazione delle donne e al raggiungimento di una piena parità di genere sia nell’occupazione sia nella crescita professionale.
La parità dei diritti deve essere reale e non artificiosamente simulata attraverso la creazione di quote stabilite per legge.
L’obiettivo finale non può e non deve essere l’introduzione di neologismi come “direttora”, ma lo sradicamento dei pregiudizi che pongono le giornaliste in posizione subalterna rispetto agli uomini.
Le riforme vere e necessarie non sono quelle lessicali, bensì quelle culturali.
Come ha ricordato il Presidente Mattarella, le donne hanno bisogno di un supplemento di fatica per affermarsi, ma quando ottengono ruoli di rilievo, sono affidabili, capaci, caparbie e rispettose.
Un ringraziamento ad Ilaria Alpi, di cui il 20 marzo ricorreva il trentesimo anniversario dell’uccisione, perché “ci ha lasciato un messaggio importante e cioè che non conta essere uomini o donne, l’importante è che i giornalisti siano capaci. Ecco perché abbiamo pensato di creare un’associazione di giornaliste, per dare voce a tutte quelle colleghe che oggi, pur essendo brave, non hanno il successo che meriterebbero”. Così Ida Molaro, giornalista parlamentare di Mediaset, ha dato il via alla presentazione.
“Questa è un’associazione di cui c’era un gran bisogno, per ottenere più diritti, meno pregiudizi ed essere libere di valere, come dice il nostro slogan”, afferma Paola Ferazzoli, giornalista Rai nonché segretario di “Giornaliste italiane”.
“Farsi valere non è facile e non è uguale per tutti. Vogliamo essere una squadra che cammina insieme alle altre, per raggiungere obiettivi comuni.
Puntiamo a nuovi modelli di organizzazione del lavoro che non implichino rinunce professionali per le donne, che garantiscano loro le stesse prerogative di cui godono i colleghi uomini nelle progressioni di carriera e nel raggiungimento di ruoli apicali. L’associazione ha l’ambizione di diventare un manifesto culturale per tutte le giornaliste libere: libere dalle appartenenze e dalle catene del conformismo linguistico-culturale.
“Dar vita ad una nuova associazione di giornaliste è una priorità non più rinviabile. Siamo professioniste della comunicazione che meritano rispetto, lo stesso che darebbero ad un uomo. Siamo tenaci, affidabili e caparbie e abbiamo l’ambizione di diventare un movimento culturale per le colleghe. Non siamo le “mogli di”, “fidanzate di”, “amiche di”, non siamo una specie protetta. Non ci interessa essere chiamate ‘direttora’, ma farci trattare da direttore ed il confronto con tutte le donne, con l’obiettivo di migliorare questo percorso, è per noi una stella polare”. Questo il messaggio unitario che vuole essere diffuso dalle fondatrici dell’associazione: Paola Ferazzoli, Federica Frangi, Elisabetta Mancini, Maria Antonietta Spadorcia, Ida Molaro, Francesca Avena e Manuela Biancospino.
Tra le promotrici dell’evento, Giovanna Ianniello, responsabile della comunicazione e storica portavoce del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e Silvia Cirocchi, portavoce del Ministro Nello Musumeci.
Direttrici e direttori di vari quotidiani, agenzie di stampa, testate televisive e volti noti della tv hanno partecipato all’evento, nonché vertici Rai.
Importanti le parole delle istituzioni presenti, tra cui il Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano; la Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella ed il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci.
“Libere dai pregiudizi, libere di valere. Abbiamo sintetizzato in questo slogan, riportato anche nel nostro sito (www.giornalisteitaliane.it), le ragioni che ci hanno convinte a costituire l’associazione “Giornaliste Italiane”.
Giornaliste perché abbiamo fatto la gavetta macinando chilometri e fallimenti.
Italiane perché veniamo da ogni angolo di quello che consideriamo il Paese più bello del mondo, la casa che ci ha dato le radici. E proprio come di una casa ce ne prendiamo cura raccontandone, con il nostro lavoro, non solo i pregi ma anche i difetti da correggere.
Il Tricolore richiamato nella penna stilografica che abbiamo nel nostro logo è un omaggio alla Costituzione che all’articolo 12 recita: La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso a tre bande verticali di eguali dimensioni”, è questo che affermano coralmente le fondatrici.
La mission di “Giornaliste italiane” è di puntare a nuovi modelli di organizzazione del lavoro che non implichino rinunce professionali per le donne, che garantiscano loro le stesse prerogative di cui godono i colleghi uomini nelle progressioni di carriera e nel raggiungimento di ruoli apicali.
Tra gli obiettivi centrali anche una battaglia culturale e fattuale per promuovere la reale parità di genere, anche grazie ad azioni che rimuovano gli ostacoli che le donne incontrano ogni giorno per coniugare lavoro e famiglia.
L’intenzione è quella di lavorare con la solerzia che scaturisce dalla forza femminile: coscienza e coraggio.

—————————————————
On March 21 in Rome, the association “Italian Journalists” was introduced at the headquarters of the Civita association in Piazza Venezia. This introdcution was made at a time when for the first time Italy is led by a female prime minister and a woman as the leader of the opposition party. The founders of the association believe the time has come to step on the accelerator to overcome the clichés and move on to actions: how many women run newspapers, agencies, radio and TV stations? Do they earn as much as their male counterparts?
Out of 38 newspaper editors in Italy, only 6 are women and 32 are men. This is what emerges from the digital mapping of the gender gap in Italian journalism, created by Socialcom and presented during same the event. Actions are needed to empower women and achieve full gender equality both in employment and in the workplace. Equal rights must be real and not artificially simulated through the creation of quotas established by law. The ultimate goal cannot and must not be the introduction of neologisms such as “editor”, but the eradication of prejudices that place female journalists in subordinate positions compared to men.
The real and necessary reforms are not the lexical ones, but the cultural ones.
The presenter thanked Ilaria Alpi, whose 30th anniversary of her killing occurred on March 20, because “she left us an important message and that is; it does not matter whether you are a man or a woman, the important thing is that the journalists are capable. That is why we decided to create an association of female journalists, to give a voice to all those colleagues who, despite being talented, they do not have the success they deserve.” This is how Ida Molaro, parliamentary journalist for Mediaset, kicked off the presentation.
“This is an association that was badly needed, to obtain ‘more rights, less prejudice and be free to be worthy’, as our slogan says,” said Paola Ferazzoli, RAI journalist and secretary of “Italian Journalists.” “Standing up for yourself is not easy and it is not the same for everyone. We want to be a team that walks together and with others, to achieve common goals. We are aiming for new models of work organization that does not imply professional sacrifices for women, that guarantees them the same prerogatives, their male colleagues enjoy, in career progression and in reaching top roles. The association has the ambition to become a cultural manifesto for all free journalists: free from the affiliations and shackles of linguistic-cultural conformism.”
Creating a new association of women journalists is a priority that can no longer be postponed. We are journalists, communication professionals who deserve respect, the same as that would give to a men. We are tenacious, reliable and stubborn and we have the ambition to become a cultural movement for our female colleagues. We are not the “wives of”, “girlfriends of”, “friends of”, we are not a protected species. We are not interested in being called a ‘director’, but being treated as a director and the comparison with all women, with the aim of improving this path, is a North Star for us.” This is the unified message that wants to be spread by the founders of the association: Paola Ferazzoli, Federica Frangi, Elisabetta Mancini, Maria Antonietta Spadorcia, Ida Molaro, Francesca Avena and Manuela Biancospino.
Among the promoters of the event, Giovanna Ianniello, head of communication and historic spokesperson for the Prime Minister, Giorgia Meloni, and Silvia Cirocchi, spokesperson for Minister Nello Musumeci. Numerous journalists and directors of various newspapers, news agencies and many well-known faces from television journalism participated in the event. The words of the institutions have been heartfelt and important, among them the Minister of Culture, Gennaro Sangiuliano; the Minister for the Family, Birth and Equal Opportunities, Eugenia Maria Roccella and the Minister for Civil Protection and Sea Policies, Nello Musumeci.
To repeat what was stated above, the mission of “Italian Journalists” is to aim for new models of work organization that do not imply professional sacrifices for women, which guarantees them the same prerogatives that their male colleagues enjoy in career progression and in reaching top roles. The intention is to work with the diligence that springs from feminine strength, conscience and courage.
