Intervista a Adriano Falivene – Fiction “Il Commissario Ricciardi”
Attore di solida formazione teatrale, Adriano Falivene è un artista notevole, dalla gestualità e mimica facciale incredibili.
Diplomato all’Accademia d’arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli nel 2010, la sua carriera è ricca di esperienze variegate: funambolo, musicista, ballerino, cantante, umorista, clown.
Nel 2019 ha ricevuto dalla critica il Premio Charlot.
Falivene è attore completo oltre che capace ma qui, si sappia, è intervistato perché nel trittico dei personaggi che ho vieppiù apprezzato nella Fiction “Il Commissario Ricciardi” ha ottenuto, anche nella seconda serie appena conclusa, un seguito formidabile dai dati di ascolto. Milo l’abbiamo già intervistato la scorsa settimana ed ora tocca a Falivene e la prossima, ci auguriamo, con l’affascinante Serena Iansiti.
Dove nasce Adriano Falivene e in quale realtà familiare?
Mi vanto di essere nato nel cuore di Napoli a San Biagio dei librai e vivo ancora a Napoli, purtroppo ci sto poco perché vado in giro in tournee per l’Italia. La mia è stata ed è una famiglia napoletana normale.
Quando nasce l’attore?
Frequentando il liceo artistico ho compreso che l’arte figurativa era dominata dal preconcetto. allora mi sono calato nell’arte drammatica dove ho potuto constatare che prevaleva la meritocrazia.
Come ti sei approcciato e hai poi realizzato il personaggio di Bambinella soprattutto per calarsi nella sua enorme sensibilità femminile ed il suo spessore umano?
Io ho pensato ad una donna nel senso pieno del termine perché una donna è madre, sorella, amica, compagna, moglie e tant’altro. Da tutte loro ho preso qualcosa e ho cercato di riportarlo nel personaggio di Bambinella e, credo, di esserci riuscito.
Quale tipo di amore c’è fra il personaggio di Bambinella per il brigadiere Raffaele Maione?
C’è amore ma privo di quell’aspetto carnale, un vero amore di “anima”. L’amore inteso come il bello, il giusto che colloca Bambinella nel cielo dei giusti.
Perchè Maurizio De Giovanni, l’autore vi definisce soggetti pericolosi a te e ad Antonio Milo?
Noi due siamo per lui una vena ispirativa molto forte, infatti il lavoro teatrale che Antonio ed io stiamo portando in giro per l’Italia in questi è nato dall’ispirazione che è venuta a Maurizio dai due personaggi da noi interpretati con l’opera: “Mettici la mano”. L’altro giorno eravamo in scena a Milano ed è tornato a vederci e ci ha promesso che ci scriverà un altro lavoro teatrale. (nel frattempo fa i dovuti scongiuri)
Nei duetti fra Bambinella e il brigadiere Maione emergono 2 elementi che sembrano contrastanti il sorriso ed il pianto, che ne pensi?
De Giovanni ha la capacità di tirare fuori dai suoi personaggi la tragicommedia che è in tutti noi esseri umani per cui si passa dal sorriso al pianto che fa diventare veri quei personaggi.
“Mettici la mano” l’ha scritto su misura De Giovanni visto il grande successo dei 2 personaggi oppure…?
Bisogna sapere che l’ho incontrato per la prima volta in pieno Covid e fu a quel punto che Milo suggerì di portarli in teatro i due personaggi. De Giovanni non disse nulla ma, poi, ci ha confidato che, mentre tornava a casa, già aveva in mente la storia.
All’Actors studio si insegna all’attore a lavorare “da dentro a fuori” per arrivare a creare potenti ritratti psicologici dei personaggi, a mettere l’anima nella sua recitazione, e tu?
Io immagino il personaggio che devo rappresentare come una “tela bianca” e con le armi sensoriali e le mie esperienze per analogia che ho vissuto e ogni giorno che vado in scena cancello piccoli dettagli fino ad arrivare alla perfezione del personaggio.
Mi saluti come Bambinella?
Pur ribadendo che Bambinella non aveva il telefono in quegli ani, un accenno me lo fa!
Grazie Adriano.

