Intervista a Valeria Mafera
Un’interessante chiacchierata con un’artista che possiede il “DUENDE” come lei stessa ci spiega. Determinata, passionale, donna di spettacolo che non arretra nelle difficoltà, anzi!
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Valeria, un aggettivo che la definisce?
L’altro giorno mi hanno detto che possiedo” El Duende”! Siccome non avevo idea se fosse un’offesa o un complimento lo sono andata a cercare: Duende” in spagnolo può avere diversi significati, a seconda del contesto. Generalmente, indica un fascino misterioso e ammaliatore, spesso associato a tristezza e inquietudine, oppure può riferirsi a un’entità soprannaturale come un folletto o gnomo. Nel flamenco, il duende rappresenta un momento di profonda espressione emotiva, una connessione spirituale tra l’artista e il pubblico. Mi piace e mi porto a casa felice tutta la definizione, compresa la parte della malinconia: è vero che sono malinconica!
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In sintesi lei ha il Duende. Grazie per la spiegazione dettagliata. Non tutti in effetti sanno cos’è. Pensa di essere sempre stata portata per il lavoro artistico o pensava di fare un altro lavoro?
Ho iniziato a fare danza a tre anni. Mai pensato di non stare sul palco!
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Ha fatto dei corsi formativi che reputa importanti per questo lavoro? Li consiglierebbe?
Ho frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, la “Silvio d’Amico” che è un percorso con più selezioni: è un viaggio duro, ma certo che lo consiglio! Prima di entrare in accademia ho frequentato un workshop con Beatrice Bracco. Dopo essermi laureata in Accademia, ho studiato con Nicolai Karpov, con Michael Margotta, con Francesca de Sapio e con il metodo Chubbuck e non ho mai abbandonato l’uso e l’allenamento del corpo: insomma, credo che un attore DEBBA continuare ciclicamente a mantenersi in allenamento e a mettersi in ascolto e in discussione. Consiglierei ognuno dei percorsi citati: da ognuno ho imparato qualcosa; Forse, soprattutto, ho imparato cosa era necessario lasciar andare.
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Esordendo nella recitazione con chi ha lavorato? Chi ha creduto in lei fin da subito?
Appena finita l’Accademia, grazie proprio al fatto di esser uscita da lì, ho lavorato in produzioni estive dell’ATAM (Ente Teatrale Abruzzo e Molise). Erano commedie e tragedie greche recitate in siti archeologici della regione: location davvero molto suggestive. Poi, con il TSA (Teatro Stabile dell’Aquila) ne “La signorina Giulia” di Strinberg, con la regia di Armando Pugliese, in scena nell’allora circolo ETI, in tournée’ in giro per l’Italia… E infine ricordo di aver partecipato anche ad uno spettacolo al Vascello di teatro danza e tribal con la coreografia di Maria Grazia Sarandrea: “Uzumè che danza”. Faticoso e splendido, come momento.

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Oggi come procede il suo vissuto artistico/lavorativo?
Sto lavorando ad uno spettacolo teatrale e ad un moodboard e in autunno devo girare: sarà il mio primo ruolo da donna oggettivamente pericolosa ed insopportabile: non vedo l’ora di ricontattarmi con l’irrisolta e tormentata adolescente che sono stata. Sarà-spero-catartico! Nel mio quotidiano, insegno in una scuola di recitazione: “Cantine Teatrali”, fondata da Andrea di Vincenzo, un compagno di Accademia, che è a Monterotondo, alle porte di Roma Nord. Li’, curo il training fisico attoriale e i movimenti scenici. Questo impegno non mi impedisce di partire per girare delle pose o per andare in scena, però mi aiuta davvero a rimanere sempre in contatto con il mio lavoro, fra una pausa e l’altra. Le mie parentesi non sono mai vuote. Sono dense di domande e di confronti (anche di cani e campagna, ma questa è un’altra storia!).
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Spesso la carriera artistica è contrastata da diverse difficoltà, luoghi comuni, porte difficili da sfondare… È stato così anche per lei?
Penso che sia tutto uguale ormai. Ossia, le difficoltà ci sono in ogni ambito e le persone con potere sono comunque le stesse ovunque. In questo ambiente ci sono molti soldi in ballo e si tende a far lavorare chi assicura visibilità e ritorno economico; perciò, forse la cosa più difficile è proprio riuscire ad esistere! Forse è ancora più difficile per un ventenne /trentenne, di quanto non lo sia per me: tante persone cambiano mestiere, prima di superare i quaranta. A proposito di questo, volevo dire che esistono tanti modi per fare questo mestiere: non è che o sei famoso o non esisti. Ma devi essere risolto, altrimenti vivrai di rabbia e frustrazione. Invece la vera sfida è mantenere il sorriso e l’energia alta, comunque.
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Ha qualche rivelazione importante che ha voglia di svelare in questa intervista? Qualche anticipazione artistica a cui sta lavorando?
Sono stata selezionata per partecipare ad un corso con Lena Lessing, finanziato totalmente dal Nuovo Imaie:10 attrici e 10 attori selezionati su tutto il territorio nazionale. Una full immersion di 15 giorni, dalla mattina alla sera. Non vedo l’ora di farmi shakerare!
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Quali valori sono importanti per Valeria? Quali prova a trasmettere?
Il fine non giustifica i mezzi, quando ti guardi allo specchio sii sempre fiero di te, non patteggiare, Cerca sempre di dirti la verità. Costa meno.
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Le origini (o Radici), la fede, l’amore, la famiglia, il prossimo; una definizione per ognuno?
Le Origini: il DNA, ciò che realmente ti compone e che riemerge nei momenti difficili.
La Fede: ciò che ti guida quando sei di fronte ad un bivio nella tua vita e devi scegliere che persona diventare.
L’ Amore: il motivo reale per cui siamo nati.
La Famiglia: una grande forza e una orribile menzogna: dipende dalle esperienze e dalla maturità emotiva dei componenti della stessa.
Il Prossimo: Siamo noi. La cosa più difficile da ingoiare, ad oggi. Quell’altro, che sia dalla parte opposta del mondo, o fermo al semaforo davanti a me, in realtà sono io. È come me. Vale come me.
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Vuole raccontare qualche aneddoto in ambito lavorativo?
Quando avevo poco più di vent’anni, esistevano ancora le multe, a teatro!
Ricordo che il direttore di palco di uno spettacolo teatrale che feci con Antonella Steni, Riccardo Garrone e Renato Cortesi, che si chiamava “Canta Pagliaccio, è un momentaccio”, con la regia di Renato Giordano, mi multò perché avevo lasciato in disordine i vestiti di scena a fine replica, per correre a cena con chi, quella sera, era venuto a vedermi…leggere il mio nome sull’ordine del giorno con questa nota vicino mi ha fatta diventare rossa come un peperone; da allora, sono diventata non solo a teatro, ma nella vita proprio, ordinatissima!
Riguardo i colleghi invece, ricordo che durante un periodo di riprese io dormivo accanto ad una mia collega che doveva prendere dei medicinali che le causavano sonnolenza come controindicazione e io mi mettevo la sveglia per assicurarmi che riuscisse a svegliarsi (dormiva nella camera accanto alla mia) perché pensavo che al suo posto avrei tanto voluto che qualcuno lo facesse; Poi una mattina, non mi sono svegliata manco io …
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Il cinema italiano, la TV, il teatro, gli eventi, la radio, il web, quali differenze nota nel sistema contemporaneo?
È tutto molto veloce, viene tutto divorato. Non resta quasi mai traccia di nulla.
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Un attore e un’attrice, italiani, noti, che apprezza particolarmente?
Valentina Bellè mi piace tanto! E poi, Aurora Giovinazzo: giovane e molto intensa.
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Talento e Merito: quanto servono per affermarsi seriamente in questo ambito?
Onestamente? Sono importanti, ma vanno coltivati. E senza connessioni disciplina e un bel tocco di fortuna, non basteranno. Questa è la verità, nuda e cruda.
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Il lavoro degli Artisti, oggi, quanto è importante per la Società civile, specie post pandemia che ha “stravolto le certezze” di molti e il vivere quotidiano?
L’arte insegna l’empatia, la connessione con sé stessi e poi con gli altri, sviluppa la creatività di ciascuno, che è una dote di utilizzo trasversale! Ad esempio, serve la creatività per risolvere i problemi quotidiani, per trasformare un problema in una opportunità, come si dice, per riuscire comunque ad arrivare a meta, anche se è stato necessario deviare dalla strada prevista. E poi, least but not last. L’arte intrattiene, denuncia, fa ridere e fa riflettere. Leggere un libro, andare a vedere uno spettacolo teatrale, guardare un film ti rendono autonomo libero e ti fanno emozionare: restare umani, bisogna.
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La sua opinione di attrice sull’avvento della tecnologia? In generale e nella quotidianità?
Due parole: siamo fottuti.
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Ecco! Bella diretta! E per rincarare la dose: Oggi va di moda il tema sulla Intelligenza Artificiale applicata ovunque; quindi, anche il mondo artistico sembra non sia risparmiato; che ne pensa?
Ho appena visto su Youtube un minuto di un film totalmente realizzato con AI, dove solo la voce del protagonista è reale. Tutto il resto, altri attori compresi, sono stati creati. Agghiacciante futuribile. Per ora, il rapporto umano non si può tagliare. L’AI non può emozionarsi ancora. Ma tra qualche tempo la simulazione potrebbe essere’ perfetta. Ma chi ha dato il permesso a questa AI di studiarci tutti così a fondo e di continuare a farlo?
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Gia! In altre parole a chi interessa studiare gli umani per emularli poi nei Robot con le ovvie conseguenze! Chi trae i profitti! Quindi hanno una logica gli scioperi di questi anni e le “rivolte” di tanti artisti sia in Italia sia all’estero?
Durante il covid sono nate tante iniziative e tanti gruppi di sostegno reciproco, per far Rete. L’intento è di farsi ascoltare e di creare una tutela e un contratto per la categoria. Sono iscritta anche al RAAI una sorta di registro degli attori/attrici italiani.
Un altro tentativo di definire meglio una categoria che è avvolta nel caos, in questo momento, in questo paese. Se non continuiamo adesso a cercare di farci ascoltare, il futuro sara’ davvero grigio. Ho aderito alle manifestazioni organizzate e mi rendo conto che probabilmente non lo sto facendo per me, ma per chi verrà domani.
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Gli avvenimenti sociopolitici nazionali ed internazionali degli ultimi tempi stanno minando molte certezze a più livelli. Secondo lei l’Italia e l’Europa quanto rischiano?
Mi viene in mente la parabola della rana bollita. Sembriamo non far caso ai piccoli minimi cambiamenti continui e ci adattiamo, resistiamo, sopportiamo, ignoriamo. Il finale della parabola purtroppo non è incoraggiante…Spero però in una presa di coscienza da parte delle future generazioni.
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Il mondo artistico cosa può fare per “convincere” i potenti del mondo a rinunciare alle guerre e promuovere la pace?
Chiunque abbia una grande visibilità ha la possibilità di far riflettere le persone che lo seguono. Quindi condividere il proprio pensiero e prendere posizione, se da una parte è scomodo, dall’altra può davvero fare la differenza!
Nessun governo può manovrare dei cittadini la cui mente resta vigile, attenta e autonoma. Intanto sarebbe importante che tutti, sempre, andassimo a votare. È fondamentale oggi più che mai!
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Se dovesse scrivere lei una sceneggiatura su ciò che sta accadendo quale sarebbe il fulcro del suo messaggio che vorrebbe arrivasse alla gente?
Dovremmo poterci guardare da fuori.La distrazione è un male di oggi. Porta all’incapacità di rimanere concentrati a lungo e, nel tempo, insegna la superficialità progressiva. Un altro dei mali di questa epoca è l’incapacità di informarsi davvero. Oggi, nessuno si fida più di nessuno.
Guardiamo fuori dalla finestra: nel 2025 si vive sempre indaffarati e stressati. Quando chiedi a qualcuno come sta, la risposta è quasi sempre: “Sono un po’stanco, ma…”. Ecco: siamo tutti stanchi; come se non potessimo mai fermarci. Molti di noi lavorano per pagare le rate di ciò che comprano o devono comunque pagare senza pausa, mai. È un po’come essere schiavi. L’aspetto che più mi spaventa della società di oggi è vedere come un percentuale significativa dei ragazzi, ma non solo, non sappia come accettare un rifiuto, come superare una sofferenza, un buio. Staccherei i fili di questa macchina del caos, se potessi. Assegnerei del tempo obbligato alla lettura, alla famiglia, all’ascolto: uno psicologo come tappa nel percorso educativo, prima di tutto. Ma se dovessi scrivere un soggetto, credo che sceglierei anche io di scrivere di un futuribile distopico. Parlerei di come tutto sia in vendita. Qualche anno fa avevo pensato ad una storia che partiva da un cielo che si abbassava sempre di più, fino rischiare di soffocarci. Una società in cui tutto era in vendita. Anche l’aria o il cielo. Chi può pagare, vive. Chi non può, smette di respirare. Finche’…
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Pero’! Interessante! La proponga ad un editore! O magari ad un Produttore/Regista! Chissà… Di conseguenza: Lei come si vede nel “futuro”?
A scrivere, recitare, insegnare e a continuare ad amare.
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Se tornasse indietro, artisticamente, cosa non rifarebbe e cosa invece farebbe senza esitare?
Ho detto dei “no” che mi sono costati. Non sto qui a raccontarvi, ma comunque quei “no” li ridirei; sono quella che sono: non avrei potuto agire diversamente, né vorrei farlo oggi.
Invece, direi “si” a delle proposte che rifiutai per paura, quando ero proprio molto molto piccola. Uno spot intorno ai 5/6 anni che mi offrirono dopo esser venuti a cercare la bimba adatta nella scuola di danza in cui studiavo; E poi, un film da girare a New York: “Fuga dal Bronx”, il titolo, che avrei dovuto girare assieme a mio cugino e a mio zio (zio era davvero un bravo attore e direttore di doppiaggio: si chiamava Giancarlo Prete ed era una bellissima persona e non solo un grande professionista). Io dissi di no perché avevo paura di lasciare mamma e di non ritrovarla, dopo. Ma il punto è che con il senno di poi siamo tutti bravissimi.
Ero una bimba di 4 anni orfana di padre che poi è cresciuta sempre piuttosto sola; ci sono buchi neri che impiegano anni per colmarsi. Ci ho messo il tempo che serviva.
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Quali sono i sogni che sente di aver già realizzato e quelli ancora nel cassetto?
Ho partecipato ad una produzione internazionale; ora che ci rifletto, negli ultimi due anni ho recitato in inglese in diverse produzioni. Questo mi fa sorridere. Vorrei poter interpretare qui in Italia ruoli altrettanto autoironici
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Il sogno impossibile?
Dopo il “Vince Award” che ho ricevuto nel 2024, sogno una meravigliosa “Coppa Volpi” o un “David di Donatello” da tenere davanti lo specchio del bagno e sentire di averlo davvero meritato: Sarei davvero grata a me stessa e alla vita se arrivassi fin lì, magari con i capelli bianchi: che stupendo scherzo, al tempo e ai pregiudizi sulle donne a cui è vietato invecchiare, che sarebbe!
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Valeria Mafera: a chi pensa di voler dire un semplice grazie?
Dico grazie a mia mamma perché siamo state per quasi tutta la nostra vita lei ed io sole contro tutti. Al mio compagno, perché mi fa sentire che non sono più sola, ora. Dico grazie a me, perché mi guardo allo specchio e non mi vergogno di nulla di ciò che ho fatto: sono stata onesta. Male non fare, paura non avere.

