Intervista a Valerio Molinaro
Un talentuoso e determinato. Anche se lui si definisce un semplice “sognatore”. In realtà ha ben chiara l’idea di dove vuole arrivare e lavora con grande impegno per raggiungere la meta. Scopriamo come.
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Valerio Molinaro: autore, sceneggiatore, regista. Un unico aggettivo che la definisce?
Sognatore
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Comincia l’attività nello spettacolo con uno stage a Domenica in. È nata lì la passione artistica?
Quell’esperienza ha acceso la scintilla, certo, ma la passione c’era già. Mi ha semplicemente mostrato in maniera chiara la mia strada.
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Spesso la carriera in quest’ambito è contrastata da diverse difficoltà, luoghi comuni, porte difficili da sfondare…
È stato così anche per lei?
Assolutamente sì. Ma quelle difficoltà sono state soprattutto preziose opportunità per crescere, imparare a resistere e rafforzare la mia determinazione. Ogni porta chiusa, ogni ostacolo superato è stato per me un monito chiaro a non arrendermi mai, insegnandomi a coltivare la pazienza necessaria per perseguire i miei sogni.
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Ricorda gli incontri con Pippo Baudo, Mara Venier, Massimo Gilletti? Cosa le hanno trasmesso?
Sono tre professionisti veri che mi hanno trasmesso serietà, disciplina e soprattutto rispetto per questo lavoro. Questo è un mestiere che si impara sul campo.
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Da aiuto regista ha lavorato con Gino Landi e poi Pino Quartullo. Cosa pensa di aver imparato da loro?
Da Gino Landi il valore della precisione e della cura dei dettagli in maniera maniacale, da Pino Quartullo la forza della narrazione e della sincerità emotiva.
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Dal 2014 pubblica diversi romanzi gialli, il genere che predilige. Da dove nasce quest’attrazione?
Nasce semplicemente dal piacere di mettere insieme i pezzi di un puzzle. Mi diverte esplorare i misteri della mente umana e giocare con la suspense. Come diceva Agatha Christie: «L’impossibile non può essere accaduto, quindi l’impossibile deve essere possibile, malgrado le apparenze».

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Ed adesso come procede? Ha qualche “rivelazione” o “Anticipazione” artistica a cui sta lavorando?
Sto lavorando a un nuovo cortometraggio sul delicato tema della guerra, un progetto a cui tengo veramente molto, fatto in collaborazione con Panama Multimedia Production, una bellissima realtà di videomaking abruzzese. E, inoltre, sto scrivendo il terzo romanzo che vede come protagonista il detective Riccardo Gaston.
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Teatro, cinema, scrittura: cosa la gratifica di più?
Ognuno di questi mondi ha il suo fascino unico e irresistibile. La scrittura ti permette di entrare in connessione con il tuo mondo interiore e creare dal nulla universi che poi prendono vita nelle menti dei lettori. Il cinema è magia pura, capace di condensare emozioni, immagini e musiche in un linguaggio universale che arriva direttamente al cuore di chi guarda, ed è un mondo che amo moltissimo. Ma il teatro, il teatro è qualcosa di insuperabile. Ti regala un contatto immediato e autentico con il pubblico: è adrenalina, rischio, sincerità assoluta. Ogni sera è unica e irripetibile, ogni replica è una nuova sfida, un dialogo senza filtri con chi ti guarda negli occhi. Questo rapporto diretto, fatto di emozioni vere e condivise all’istante, resta per me la soddisfazione più intensa e gratificante che si possa provare artisticamente. E poi come diceva il grande Gino Landi: “Di teatro ci si ammala”.
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Quanto è importante la libertà di azione e di esprimersi per un autore e un regista?
È essenziale. Senza libertà non esiste vera arte.
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Il cinema italiano, la TV, il teatro, la Radio, il web, quali differenze nota nel sistema tra le produzioni italiane ed estere?
In Italia c’è ancora troppa burocrazia e resistenza al cambiamento. All’estero, invece, si rischia di più, si sperimenta con più coraggio e fare la gavetta ha davvero senso perché offre opportunità reali di crescita e di carriera.
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Un attore e un’attrice che vorrebbe in un suo prossimo lavoro?
Matteo Oscar Giuggioli e Claudia Gerini.
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Talento e Merito: quanto servono per affermarsi seriamente in questo ambito?
Sono indispensabili, ma da soli non bastano. Servono anche pazienza e capacità di adattamento.
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Di conseguenza: Artisti si nasce?
Si nasce con un’attitudine, ma artista si diventa con il duro lavoro e la dedizione.
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Il lavoro degli Artisti, oggi, quanto è importante per la Società civile, specie post pandemia che ha “stravolto le certezze” di molti e il vivere quotidiano?
Fondamentale. L’arte oggi più che mai aiuta a recuperare identità, speranza e comunità.
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La sua opinione di autore e regista sull’avvento della tecnologia? In generale e nella quotidianità?
Può essere una risorsa incredibile, se usata con saggezza e consapevolezza.
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Oggi va di moda il tema sulla Intelligenza Artificiale applicata ovunque, quindi anche il mondo artistico sembra non sarà risparmiato; che ne pensa?
Penso che andrebbe regolamentata, ponendo dei limiti chiari per proteggere il valore insostituibile del contributo umano.
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Sugli scioperi di questi anni e le “rivolte” di tanti artisti sia in Italia sia all’estero?
Giusto che si faccia sentire la voce degli artisti per tutelare diritti e dignità del mestiere.
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C’è molto Amarcord per tutti le produzioni del passato; la musica ed i film degli anni 60, 70, 80 e 90… A ragion veduta? Significa che oggi c’è meno creatività?
No, la creatività c’è, ma oggi prevale spesso l’effetto nostalgia perché si fatica a innovare realmente. Si ha il timore di sperimentare e si preferisce percorrere binari sicuri.
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Gli avvenimenti socio-politici nazionali ed internazionali degli ultimi tempi stanno minando molte certezze a più livelli. Sembra ci sia molto rischio per l’Europa. Il mondo artistico cosa può fare per “convincere” i potenti del mondo a rinunciare alle guerre e promuovere la pace? L’arte può influenzare?
Sì, perché l’arte sensibilizza, crea consapevolezza, smuove coscienze.
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Se dovesse scrivere una sceneggiatura su ciò che sta accadendo quale sarebbe il fulcro del messaggio che vorrebbe arrivasse alla gente?
La necessità urgente della solidarietà umana e della comunicazione autentica, senza artifici.
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Quali sono i Sogni che sente di aver già realizzato e quelli ancora nel cassetto?
Ho realizzato il sogno di veder pubblicato un mio romanzo; nel 2024 ho vinto il prestigioso Vince Award; ora sogno di vedere al cinema un film con una mia sceneggiatura. Spero di poterlo realizzare quanto prima.
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Quali valori sono importanti per Valerio?
Onestà, empatia, rispetto per sé stessi e per gli altri.
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Le origini (o radici), la fede, l’amore, la famiglia, il prossimo; una definizione per ognuno?
Radici: identità; Fede: forza interiore; Amore: energia vitale; Famiglia: rifugio; Prossimo: specchio di noi stessi.
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La classica domanda: Come si vede Valerio Molinaro nel “futuro” ?
Sempre curioso, sempre pronto a esplorare nuove strade artistiche e personali.
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Valerio Molinaro: a chi pensa di voler dire un semplice Grazie?
Ai miei genitori. A Daria, la mia fidanzata. E a tutte le persone che hanno creduto nei miei sogni.

