Intervista al giovane regista Daniele Barbiero
Daniele Barbiero è un giovane regista romano, emergente, anzi In Carriera, perché in poco tempo è riuscito con studio e determinazione ad affermarsi nel non facile campo del cinema d’autore. Lo vedremo in ottobre con il suo attesissimo film “Squali” dove ha diretto l’attore hollywoodiano James Franco. In questa lunga intervista rivela molto di sé.
-
Daniele Barbiero: un giovane regista, figlio della Generazione Z. o Millenials?
In realtà sono un millennial ma non guardo molto le etichette, siamo un po’ la generazione di mezzo figli del precariato, non solo lavorativo ma anche nelle relazioni. Credo sia una generazione che non è stata ancora raccontata bene al cinema, e forse dovremmo farlo!
-
Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione e con un master in Cinema e Televisione. Percorso ben nutrito; faticoso?
Diciamo che non è stato semplice capire come arrivare a fare ciò che davvero volevo fare, tema centrale della mia opera prima “Squali”. Esci dal liceo e sei quasi costretto a scegliere, però col tempo riesci man mano a capirti e a capire. L’università mi ha dato una base di rigore che riscontro nel mio metodo lavorativo, di un lavoro che si impara tutto sul campo. Quando ho capito che non avrei potuto passare la vita senza aver provato a fare film, mi sono detto che dovevo buttarmi e così ho fatto. Poi bisogna avere pazienza e cogliere le occasioni che ti capitano, se hai talento e sei determinato aumenti di molto le possibilità di raggiungere ciò che vuoi.
-
Post formazione come ha affrontato il mondo del lavoro? Oggi come procede il suo vissuto artistico?
Bene, non è facile ovviamente ma il set è il posto in cui più mi sento me stesso. È un micromondo con delle regole proprie che ha su di me un fascino unico: è il luogo dove tutte le fantasie che ho prendono forma e si trasformano in qualcosa che verrà condiviso con un pubblico.
Cos’altro è se non magia?
-
Spesso la carriera artistica è contrastata da diverse difficoltà, luoghi comuni, porte difficili da sfondare…
È stato così anche per lei?
Beh per alcune cose si, i luoghi comuni sono per definizione qualcosa di generalizzato ma ovviamente hanno una base di verità. La difficoltà di questo settore è la discontinuità, soprattutto per certe figure. Per un giovane regista non è facile procedere a piccoli passi, se si pensa quanto può essere lontano l’obiettivo. L’incertezza di un mercato, in particolare modo quello italiano, che non è molto decifrabile e i cui attori cambiano anche velocemente.
-
Ha lavorato con Alessio Maria Federici come assistente alla regia nel film Fratelli Unici. È stato il suo primo impegno sul set?
Sì, è stato il mio primo set importante e lo ricordo con molto affetto. Ho imparato moltissimo rubando con gli occhi, ho capito come si gestisce un set osservando l’aiuto regia e ho iniziato a pormi le domande giuste. Da lì in poi ho girato i miei primi cortometraggi, mettendomi alla prova e crescendo di set in set.

-
Il suo cortometraggio Mirror ha vinto oltre 30⁰ Premi internazionali. Ci racconta?
Mirror è un pezzo di cuore. Fu scritto da Luca Nicolai e appena lo lessi lo trovai geniale. Così l’abbiamo tirato su con l’aiuto di Vincenzo Alfieri, che dopo aver collaborato su un altro lavoro ha voluto coprodurre il mio primo vero corto, e tutta la squadra che ancora oggi mi accompagna, in particolar modo il direttore della fotografia Andrea Reitano e il montatore Gianluca Conca.
È un corto a cui tutti abbiamo voluto bene fin dall’inizio, quando sei sul set di qualcosa di speciale lo senti!
Ancora oggi, quando lo riguardiamo ci emoziona sempre. E al tempo piacque molto nel giro dei festival nazionali, soprattutto perché era qualcosa di davvero originale e l’intensità dell’attore protagonista Flavio Aquilone non poteva passare inosservata.
-
Vuole raccontare qualche aneddoto per esempio sui primi incontri con produttori, colleghi, attori?
Di aneddoti ce ne sono tanti. Una cosa divertente che ho rivelato di recente riguarda il costumista Massimo Cantini Parrini, che avevo conosciuto su un set in cui facevo da runner o assistente di produzione: gli dissi che un giorno l’avrei chiamato per girare il mio primo film. E così ho fatto!
Massimo, nonostante i tanti successi, non ha mai sminuito quella mia idea e anzi dopo diversi anni ha accettato la proposta. Non è scontato.
-
Ha qualche “rivelazione” importante che ha voglia di svelare in questa intervista?
Nulla in particolare. Forse di divertente c’è che da piccolo ho fatto la comparsa per qualche serie tv, cosa capitata per caso ma è stato comunque formativo. Sul set cerco sempre di rispettare chiunque, anche se i tempi veloci non aiutano, perché tutti concorrono allo stesso risultato.
Per il resto ho sempre amato il cinema, fin da piccolo, ma la cosa che più ha formato il mio sguardo “per immagini” sono stati i fumetti.
-
Qualche “Anticipazione” su suoi lavori di prossima uscita?
Il 16 ottobre uscirà in sala con Eagle Pictures il mio primo film, Squali, con Lorenzo Zurzolo, James Franco, Ginevra Francesconi, Francesco Centorame, Francesco Gheghi e altri ottimi attori. Ci abbiamo messo dentro tanto cuore, spero che verrà visto in una sala.
-
Dopo aver diretto questo film dal titolo così incisivo, secondo lei oggigiorno da chi bisogna star più lontano fra le due specie -umana e pesci- con riferimento al ruolo interpretato da James Franco nel suo film?
Credo che le cose non siano mai bianche o nere. Nel film abbiamo dato delle motivazioni reali ai comportamenti dei personaggi; credono realmente in quello che fanno.. e l’accezione degli squali é un po’ diversa dall’immaginario classico!
-
Com’è stato dirigere un’icona hollywoodiana quale è James Franco?
È stato bello e stimolante! Non ho paura di confrontarmi con attori di un certo calibro, anzi, è una sfida che mi accende.
Sono molto contento di aver potuto lavorare con un attore americano per questo ruolo perché credo porti credibilità a un personaggio che è molto affine con la mentalità della Silicon Valley, e James in particolare ha una presenza scenica incredibile: al netto del grande talento, ha una carica elettrica che non può lasciare indifferenti.
-
Oltre James, un cast d’eccezione, a cominciare dal promettente Lorenzo Zurzolo, il protagonista. Che atmosfera si è creata con tutti loro sul set?
Ho lavorato benissimo con ciascun attore, dai ragazzi fino ai veterani. Avevo già lavorato con Francesco Gheghi mentre era la prima volta che mi confrontavo con Lorenzo Zurzolo, Francesco Centorame, Ginevra Francesconi e Stefano Fregni; si sono messi a disposizione totale e hanno colorato i loro personaggi con delle performance emozionanti.
Il cast è ricchissimo di attori bravissimi: Greta Fernandez è stata una vera scoperta, ma anche Marc Clotet, Federica Baù, Gabriele Rollo.
Spesso amo dare ruoli opposti ad attori con cui ho collaborato su progetti precedenti, ed è il caso di Stefano Patti, Francesca Bellucci, Luca Ambrosino, Luca De Giovanni e Maikol de Falco. Sono dell’idea che gli attori possano interpretare tutti i ruoli – o quasi – ed è bello stravolgere l’ideale che possiamo farci su di loro in base ai personaggi che hanno già interpretato.
Insomma l’atmosfera è stata idilliaca e si è creato un bel gruppo!
-
Quali sono i Sogni che sente di aver già realizzato e quelli ancora nel cassetto?
Ovviamente fare questo lavoro è già parte del mio sogno, ma l’ambizione è quella di crescere sempre di più e arrivare a raccontare storie poco raccontate nel nostro cinema. Ho diversi sogni, alcuni magari più difficili ma non smetterò mai di inseguirli.
-
Se tornasse indietro, artisticamente, cosa non rifarebbe e cosa invece farebbe senza esitare?
Credo che alla fine le scelte che abbiamo preso ci hanno portato a essere le persone che siamo. Questo vale anche nel lavoro, quindi rifarei tutto ciò che ho fatto perché ogni volta che ho fatto qualcosa ci ho creduto davvero.
-
Quali valori sono importanti per Daniele? Quali prova a trasmettere?
Credo che la gentilezza sia uno dei valori che spesso vengono dimenticati. Non ci costa molto ma con poco ammorbidisce tutto, anche sui set cerco sempre di creare un clima sereno e positivo, in cui tutti possano sentirsi a loro agio e rispettati.
-
Le origini (o Radici), la fede, l’amore, la famiglia, il prossimo, la carriera; una definizione per ognuno?
Sono piuttosto riservato ma credo che la famiglia, l’amore e i propri affetti siano qualcosa che va curata costantemente. Sono proprio le radici che ti tengono saldo.
-
Per lei qual’è la cosa più importante?
Non amo fare classifiche su certe cose, sicuramente le persone che ti vogliono bene davvero. Non bisogna mai darle per scontate e tenersele strette.
-
La sua passione la porta a dirigere e sceneggiare film per il Cinema, Tv, opere teatrali; per cosa si sente più predisposto?
Sicuramente il cinema ma anche un certo tipo di serialità. Però l’emozione della sala che vive insieme per quelle due ore, credo che per chi fa questo lavoro ci siano poche cose più belle.
-
Quanto è importante la libertà di azione e di esprimersi per un Regista?
É molto importante, purché il regista non cada in un delirio di onnipotenza. Bisogna sempre ricordarsi che i film si fanno per un pubblico e che ci sono delle persone che lavorano insieme a te per portare la tua idea a compimento.
C’è un budget e delle tempistiche da rispettare, quindi bisogna essere responsabili.
Ovviamente con questo devi cercare di non limitare la tua creatività, anzi deve spronarti a trovare soluzioni migliori.
-
Quanto è importante secondo lei la colonna sonora in un film? Interviene nella scelta nei lavori che dirige?
È fondamentale. Le musiche indirizzano completamente il tono di una scena, possono portarti a un’emozione specifica. Non riuscirei a immaginare un mio film senza colonna sonora.
Ovviamente intervengo nella scelta delle musiche, anzi è una parte della lavorazione che mi diverte molto. Il montatore Gianluca Conca spesso si diverte a proporre delle musiche temporanee quando monta le scene, e la maggior parte delle volte sono azzeccatissime.
Il bello però viene quando il compositore riesce a farti dimenticare le reference, lì sai che stai facendo centro.
Nell’ultimo film ho collaborato con tre compositori diversi, ognuno per un aspetto in particolare e con un gusto diverso. Il risultato però è una colonna sonora variegata e coloratissima.
-
In passato erano molto in voga, specie negli USA i musical. Dirigerebbe mai un musical?
Non saprei, non è facile. Forse è il genere cinematografico più lontano per il pubblico del nostro paese, in America sono abituati con tutta la tradizione di Broadway.
Un gran musical deve avere delle ottime canzoni, se no diventa soporifero.
La La Land ad esempio è uno dei miei film preferiti, mi ha lacerato il cuore quando l’ho visto ormai diversi anni fa. Quest’anno invece ho amato Better man, film davvero sottovalutato.
-
Il cinema italiano, la TV, il teatro, gli Eventi, la Radio, il web, quali differenze nota nel sistema tra le produzioni italiane ed estere?
Più che differenze produttive, noto una sostanziale differenza tra le storie che si producono e in parte una differenza di ambizioni.
Il budget è importante ma si possono raccontare storie fresche e nuove per il nostro cinema, anche senza i budget americani. Credo che se non allargheremo l’offerta del nostro cinema, ricreando col tempo il nostro pubblico, sarà sempre più difficile.
-
Un attore e un’attrice noti che vorrebbe in un suo prossimo film?
Se dovessi fare un solo nome ti direi Jim Carrey. É l’attore che amo fin da piccolo, lavorare con lui sarebbe qualcosa di incredibile.
Tra gli italiani ce ne sono tanti, molti li ho conosciuti ma non è ancora capitata l’occasione di collaborare. Potrei citarti Favino, Marinelli, Servillo, ce ne sono tanti!
Ovviamente lavorare con i grandi attori è sempre un piacere, perché riescono ad arricchire e innalzare i propri personaggi. Dirigerli poi è anche una sfida, bisogna capirli e saperli prendere. L’importante è che si fidino della tua visione, solo allora sai che ti daranno tutto.
La stessa cosa vale per i caratteristi, che spesso riescono a colorarti il film, o per gli esordienti, che hanno una purezza rara e difficile da replicare.
-
Talento e Merito: quanto servono per affermarsi seriamente in questo ambito?
Tanto. Diciamo che rispetto ad altri lavori entrano altre dinamiche, non ci sono attestati che certifichino il tuo lavoro, per te parlano solo le opere che hai realizzato e il passaparola che si crea. Però fatichi a rimanere a galla senza il talento. Ancor più importante per me è la determinazione: se tu riesci a rialzarti sempre, nonostante i molti colpi subiti, prima o poi l’occasione arriva.
-
Di conseguenza: Artisti si nasce?
Sicuramente c’è chi nasce con qualche dono, ma il nostro è più un artigianato che va curato man mano. Con lo studio e con la fame di osservazione.
-
Il lavoro degli Artisti, oggi, quanto è importante per la Società civile, specie post pandemia che ha “stravolto le certezze” di molti e il vivere quotidiano?
Per me è fondamentale. L’arte è qualcosa che ci accomuna, il poter generare emozioni e condividerle riempiono l’animo umano.
Durante la pandemia molti hanno riscoperto la compagnia dei film o delle serie tv, anche se spesso non si considera il grande lavoro che c’è dietro quei prodotti.
-
La sua opinione di regista sull’avvento della tecnologia? In generale e nella quotidianità?
La tecnologia ci aiuta in molte sue forme, anche se per alcune cose sono un fan dell’analogico. Come la sala, anche l’ascolto di un disco in vinile ti aiuta a soffermarti su ciò che stai facendo, con meno distrazioni.
Quindi si alla tecnologia ma senza abusi.
-
Oggi va di moda il tema sulla Intelligenza Artificiale applicata ovunque, quindi anche il mondo artistico sembra non sia risparmiato; che ne pensa?
Ciò che può aiutare nel lavoro deve essere accolto, anche perché l’evoluzione tecnologica non si può arrestare. Credo però che l’uso vada regolamentato perché si basa sulle esperienze pregresse e, in particolar modo nel generare immagini o video, sfrutta i lavori già realizzati da altri artisti.
Credo che tutto ciò che viene realizzato dall’uomo a livello artistico difficilmente possa essere sostituito dall’AI ma di sicuro bisognerà trovare il modo per sfruttarne le potenzialità, senza usarla come scorciatoia e appiattire poi i risultati.
-
Sugli scioperi di questi anni e le “rivolte” di tanti artisti sia in Italia sia all’estero?
Che ovviamente certi diritti sono più difficili da proteggere perché spesso il giudizio è aleatorio. Con una giusta regolamentazione non saremmo arrivati al blocco che c’è stato per diversi mesi.
-
C’è molto Amarcord per la musica ed i film degli anni 60, 70, 80 e 90… A ragion veduta? Significa che oggi c’è meno creatività?
Non credo che ci sia meno creatività, c’è un po’ una bulimia di contenuti e quindi con moltissima offerta la qualità media scende.
L’Amarcord c’è sempre stato, quando si guarda indietro si pensa sempre a un tempo mitico in cui si stava meglio.
Personalmente l’accostamento tra immagini moderne e brani musicali dal suono vintage lo trovo molto interessante per la realizzazione di alcune scene.
-
Gli avvenimenti socio-politici nazionali ed internazionali degli ultimi tempi stanno minando molte certezze a più livelli. Secondo lei l’Italia e l’Europa quanto rischiano?
É una situazione complessa, credo però che trovarsi in queste situazioni nel 2025 sia assurdo. Internet ha portato idee liberali anche negli stati in cui c’era più oppressione, come le varie primavere arabe.
Per quanto riguarda l’Italia e l’Europa credo che dovrebbero condannare il genocidio che sta avvenendo a Gaza. La situazione tra i due popoli si porta dietro decine di anni di conflitti ma non è più tollerabile perché ci stanno rimettendo la vita migliaia di persone innocenti, spesso bambini.
Non si può più guardare altrove.
-
Il mondo artistico cosa può fare per “convincere” i potenti del mondo a rinunciare alle guerre e promuovere la pace?
L’arte per come la vedo io è sinonimo di integrazione e di pace. Non penso che il mondo artistico possa convincere i potenti, però credo che una forma artistica possa entrare nel cuore e nelle teste di platee molto più ampie, insediarsi e man mano germogliare.
-
Se dovesse scrivere una sceneggiatura su ciò che sta accadendo quale sarebbe il fulcro del messaggio che vorrebbe arrivasse alla gente?
Credo sia troppo complicato farlo in questo momento e sicuramente io non sarei la persona più adatta, ma i messaggi di integrazione e di pace possono essere veicolati anche su delle storie che non rispecchiano direttamente i fatti reali. Un film ambientato nel passato o nel futuro può essere molto più attuale di tanti che inseguono le vicende attuali.
La classica domanda: Come si vede Daniele BARBIERO nel “futuro” ?
Non lo so, mi auguro di avere la possibilità di girare storie sempre diverse, con personaggi forti e emozionanti.
-
Daniele, qual è la domanda che ancora nessuno le ha mai fatto e che avrebbe voluto le fosse rivolta?
Probabilmente cosa farei per riportare il pubblico in sala e dare nuova vita al cinema italiano.
….e cosa risponde….
Istituirei lo studio del teatro e del cinema nelle scuole, sono arti che non vanno perse e anzi bisognerebbe aiutare i giovani a potersi appassionare. Giovani che saranno il pubblico del domani.
Sul fronte produttivo allargherei l’offerta del cinema italiano, investendo in prodotti dei generi più disparati. La Spagna negli anni ha realizzato tantissimi film di genere, molti scadenti, ma ha rinnovato completamente il sistema produttivo e creato un proprio mercato che è esportato in tutto il mondo.
In una fase di incassi ai minimi termini, bisognerebbe variare per poter ricreare un pubblico e una nuova affezione al cinema italiano. Tramite tentativi ed errori.
Speriamo che le nuove generazioni riescano ad allargare il nostro mercato e ricreare il rapporto col pubblico.
-
Daniele: a chi pensa di voler dire un semplice GRAZIE?
Sicuramente ai miei genitori. Sono stati e saranno sempre le radici della mia esistenza e della persona che sono diventato. Mi hanno supportato fin dagli inizi, quando la strada davanti a me la vedevo solo io.
Poi ovviamente a tutte le persone che negli anni hanno creduto in me, dai produttori alle troupe o agli attori. Il percorso di ciascuno incrocia spesso quello di altri e certe persone ti restano dentro. E poi direi anche a me stesso per non aver mai smesso di crederci.
-
Grazie per avermi concesso questa intervista in esclusiva per la mia Rubrica. Molto interessante. Ad Maiora.

