La Musica da riscoprire: Pietro Eugenio Luigi Hugues
Torniamo a dare un po di luce a un grande compositore che scrisse delle splendide pagine di musica, Pietro Eugenio Luigi Hugues. Oggi Raramente eseguite e molte delle sue composizioni dimenticate nei cassetti del temo, ne parliamo con il Maestro Andrea Musso, il quale ha destato il mio interesse su Hugues.
Buonasera Maestro, chi era Pietro Eugenio Luigi Hugues?
Buonasera e grazie per l’invito a diffondere la memoria di Pietro Eugenio Luigi Hugues, ingegnere e matematico, professore di geografia prima negli istituti tecnici ed in seguito all’università di Torino. Lei mi chiederà quale attinenza abbia con la musica ed io le rispondo che Hugues, nato a Casale Monferrato nel 1936, fu un musicista che consacrò la sua vis creativa al suo strumento d’elezione: il flauto. Dopo una prima fase che lo vide attivo sulla scena concertistica con il fratello Felice, anch’egli flautista, si dedicò alacremente alla composizione e alla diffusione della nuova didattica del flauto traverso che costituì il programma ministeriale introdotto nei conservatori italiani. Morì nella sua città natale il 5 Marzo 1913.
Quale fu la particolarità delle sue composizioni?
Si tratta perlopiù di Sonate, fantasie, parafrasi e trascrizioni da opere liriche e gli autori di riferimento sono Wagner, Verdi, e la grande opera francese di Meyerbeer. Attraverso le sue pagine in cui il flauto dialoga con il pianoforte ripercorriamo da un lato la tradizione operistica dell’ottocento, dall’altro le forme di maggiore diffusione nella grande stagione romantica quali la sonata, la fantasia ed il notturno.
La sua musica fu esclusivamente strumentale, o scrisse anche per la voce?
La sua creatività ha prodotto, oltre alla musica da camera, una cospicua quantità di composizioni di genere sacro quali messe mottetti, oratori ancora scarsamente diffuse. Non mi risulta che abbia realizzato brani per voce e pianoforte, ma probabilmente non ne avvertì la necessità avendo scelto il flauto che è universalmente considerato lo strumento più vicino alla voce umana. Seppe infatti trasferire al nuovo modello di flauto francese in metallo e dotato di chiavi e tamponi tutte le qualità più nobili della voce, compresa l’agilità.
Ora Hugues è nell’oblio, ma in vita riuscì a godere di un proprio successo?
Sicuramente fu una persona di successo essendo stato il primo musicista accademico, tuttavia quella per la musica fu soprattutto una grande passione che affiancò al suo impegno didattico. Possiamo certamente asserire che grande risonanza ebbe e continua ad avere il suo metodo “La scuola del flauto “Op.51, ancora oggi una pietra miliare per l’insegnamento del flauto traverso in conservatorio. Il suo strumento nella seconda metà dell’ottocento attraversa una vera svolta epocale superando i limiti del traversiere in legno.
Quale è il motivo che lo ha portato nel dimenticatoio?
Le ragioni sono molteplici, in primis il suo carattere introverso e la sua scarsa propensione a viaggiare e a esporsi costantemente a un pubblico diverso in un’epoca in cui non esistevano ancora forme di ascolto alternative all’esecuzione dal vivo. Le sue composizioni furono comunque pubblica a Milano dall’editore Lucca e in seguito ristampate da Ricordi. Possiamo dire che la sua notorietà è quasi esclusivamente legata alla scuola del flauto ed agli addetti ai lavori. Il grande pubblico sembra considerarlo un carneade, per richiamare un termine di manzoniana memoria.
Già che lei è stato un esecutore delle musiche di Hugues cosa ci può dire a riguardi ai suoi lavori?
La mia esperienza di esecutore mi ha portato ad affrontare brani dal forte impatto emotivo come la “Melodia romantica “Op.12, il ”Notturno” Op.53 e soprattutto l’ appassionante “ Sonata romantica “ Op.57 e “ I Folletti” ,Scherzo sinfonico Op.17 Si tratta di pagine di ottima fattura pur non raggiungendo la dimensione creativa di Schumann, Brahms e Chopin. Fra i brani di impronta operistica ho particolarmente amato La Fantasia romantica per Flauto e Pianoforte Op.54 sul Lohengrin di Wagner e la prima fantasia sopra i motivi dell’opera “ballo in maschera” di Verdi Op.44. Un aspetto curioso della sua produzione è l’Album di pezzi ballabili per pianoforte Op.33 dedicato all’amico avvocato Giuseppe Saracco. Hugues non aveva una grande padronanza della scrittura per pianoforte e spesso si avvaleva della collaborazione di persone più competenti come Eugenio testa, l’avvocato pianista Gaudenzio Caire, il Pianista Edoardo Gillone. Si tratta di amici che diventavano dedicatari dei brani.
Qual’è l’importanza di riscoprire questo compositore?
Le ragioni che giustificano una maggiore diffusione delle pagine del compositore piemontese sono di carattere didattico, ma anche legate all’evoluzione di uno strumento che ha subito costanti trasformazioni attraverso le varie epoche. La “scuola del flauto” del casalese ha contribuito a consolidare la posizione del suo strumento all’interno dell’orchestra romantica destinata a trasformarsi nel novecento nell’orchestra sinfonica moderna sempre più ricca e protesa alla ricerca di nuove soluzioni espressive. Il repertorio cameristico evidenzia in modo mirabile l’evoluzione tecnica ed espressiva attraverso brani di gradevolissimo ascolto anche per un pubblico di non addetti ai lavori.

