La musica da riscoprire
Oggi parliamo di un compositore veramente inghiottito nell’oblio, anche per molti addetti ai lavori il nome resta anonimo.
Parliamo di Mario Tarenghi (Bergamo 1870 – Milano 1938).
Per questo mi avvalgo dell’aiuto del Maestro Sena Fini, grazie alla quale ne sono venuto a conoscenza.
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Buongiorno Maestro può fare una panoramica su Mario Tarenghi?
Certo, con grande piacere, dunque Mario Tarenghi nasce a Bergamo nel 1870, si avvicina presto alla musica studiando pianoforte e composizione al Conservatorio di Milano. Ad oggi è sicuramente conosciuto più come compositore che pianista, e lo dimostrano le sue numerose opere, in modo particolare per pianoforte, e i molti premi vinti in vari concorsi di composizione. Affiancò anche la passione per l’insegnamento ove per molti anni insegnò presso la Privata Scuola Musicale di Milano.

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Lei come è venuta a conoscenza del Tarenghi?
Ho conosciuto le opere di Tarenghi grazie al mio Maestro, Giovanni Carmassi, quando ero ancora studente al Conservatorio L. Cherubini di Firenze, si parla dei primi anni del 2000. In particolare tutto è iniziato dall’ascolto del brano “Bozzetti dal vero” op.71 per pianoforte a 4 mani del compositore eseguiti, durante un concerto, dal duo pianistico Giovanni Carmassi e Giuseppe Fricelli. Da lì è nato un forte interesse per Tarenghi e la sua musica che mi hanno portata negli anni a scoprire, studiare ed eseguire molte sue composizioni; composizioni non sempre facili da reperire di cui molte ancora manoscritte!
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Nel suo duo pianistico Fini-Giorgini, (Sena Fini e Pietro Giorgini) porta in scena dei pezzi per pianoforte a quattro mani. Ci descriva questa musica
Le opere di Mario Tarenghi sono spesso presenti nei programmi da concerto del Duo di cui faccio parte, Duo Fini-Giorgini, in quanto penso sia importante offrire al pubblico nuovi ascolti da accostare al più tradizionale e conosciuto repertorio per pianoforte a 4 mani e 2 pianoforti. La reazione del pubblico è sempre molto positiva ed entusiasta verso i brani proposti.
La scrittura musicale di Tarenghi è caratterizzata da un gusto salottiero e da un linguaggio musicale semplice e piacevole che arriva dritto all’ascoltatore. Sono opere che presentano un notevole spessore tecnico ed interpretativo che si uniscono ad un descrittivismo ben particolareggiato della partitura dando vita, a mio avviso in modo geniale, a momenti di forte lirismo (spesso dati da una semplice e delicata melodia ma con una attenta ricerca armonica particolarmente raffinata in grado di portare l’ascoltatore ad un apice emozionale) e a momenti più gioiosi, vivaci e brillanti.
Penso che questi elementi compositivi siano il punto di forza del compositore e che ben rappresentano la sua scrittura compositiva rendendolo unico ed originale.

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Per quale motivo Tarenghi è finito nell’oblio più totale?
Questa è una bella domanda e sono ben felice di rispondere….innanzitutto c’è da analizzare il periodo storico e culturale in cui ha vissuto Tarenghi. Parliamo della seconda metà dell’800 e la musica colta europea, sin dai primi anni dell’800, era dominata dai grandi compositori romantici che ben conosciamo: Chopin, Schumann (Robert e Clara), Mendelssohn, Liszt, Brahms etc….che si sono dedicati soprattutto alla composizione di musica strumentale nelle sue varie forme. In Italia la situazione era ben diversa in quanto la scena musicale era rappresentata prevalentemente dal melodramma (o opera lirica, se si preferisce) che dal suo esordio a cavallo tra ‘600/’700 trova la sua massima produzione e sviluppo proprio nell’800 con Rossini, Bellini, Donizetti, Leoncavallo, Verdi, Puccini…. Il pubblico era solito frequentare e andare a teatro per assistere alle opere liriche presenti in cartellone. Sicuramente questo aspetto è stato uno dei maggiori motivi per cui la musica di Tarenghi è stata dimenticata e poco apprezzata quegli anni.
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Qual è l’eredità che Tarenghi ha lasciato?
Analizzando le sue composizioni si nota come Tarenghi sia particolarmente legato alla scrittura romantica che poi riesce a sviluppare e a personalizzare creando una “sua” forma e armonia che definiscono il suo stile musicale. In particolare mi viene in mente la composizione per 2 Pianoforti: 8 Variazioni op.40 sul Tema del Minuetto op.99 di R. Schumann che ho eseguito più volte in formazione di Duo pianistico. Un brano di grandi dimensioni (si parla quasi di 30 minuti di musica) che si ispira al Minuetto del Bunte Blatter di Schumann.
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Ha mai inciso la sua musica?
Si, ho inciso sue musiche nel CD Piano Four Hands per l’etichetta HOG.
Lo spaccato di un compositore sicuramente da riscoprire.

